Mirage

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Autore: Peter Podbrežnik

Artista: Camel
Etichetta: Decca Records
Uscita: 1974
Voto: 5/5

Quando nel 1974 i Camel pubblicarono “Mirage”, il loro secondo disco, oggi di culto tra gli appassionati di rock progressivo, finirono al centro di una bella polemica, soprattutto con la loro etichetta per il mercato americano. Ah, questi americani! A dar fastidio fu la copertina del disco, con il logo delle sigarette Camel, cioè di un gigante dell’industria del tabacco statunitense. Così la band dovette addirittura cambiare copertina per il mercato USA, e certi rivenditori di tabacco ne approfittarono senza ritegno, sia ai concerti sia alle spalle del gruppo. Ma l’intento dei Camel, ovviamente, non era fare pubblicità alle sigarette, e nemmeno mettere in guardia sui danni del fumo: semplicemente ne uscì una copertina azzeccatissima e un logo perfetto per il loro secondo disco, che, te lo dico senza giri di parole, è un altro capolavoro, proprio come l’esordio del 1973. Quest’ultimo, nonostante la sua brillantezza musicale, fu un insuccesso commerciale, e per questo la band lasciò la MCA Records per la Decca Records.

Su “Mirage” i Camel diventano un po’ più raffinati: nella loro musica entrano anche il flauto e ancora più elementi folk rock, ma soprattutto la sinfonica. Hanno perso qualche elemento jazz che dominava il disco precedente, ma si sono spostati con decisione verso il prog sinfonico. Così i pezzi suonano diversi rispetto al primo album: i Camel hanno fatto un passo avanti. Anche sul fronte delle voci stavolta hanno risolto il problema dell’alternanza continua tra i membri, e tutte le parti vocali, dove ci sono, le canta il chitarrista Andy Latimer. “Mirage” ha finalmente portato loro un po’ più di attenzione da parte degli amanti del rock progressivo e oggi è tra i classici del genere.

“Freefall”, che apre il disco con un’introduzione “di vento” sul sintetizzatore VCS3 di Bardens, scoppia di energia e ha un ritmo quasi da ballo (ma al tempo stesso anche jazz fusion!), tanto che non riesci a stare fermo e ti viene voglia di ballare. A decorarla c’è anche la voce di Latimer, sempre melodiosa, positiva e piena di melodia. Il testo in sé non è niente di che, per dire non ha alcuna profondità intellettuale (cosa tipica dei Camel, mi pare che i testi più profondi siano arrivati solo più avanti, negli anni successivi), ma anche questa è una ventata di freschezza in mezzo a una marea di gruppi “intellettuali” del loro genere. Dice semplicemente che i Camel hanno sempre dato molto più peso alla musica che alla poesia.

Segue “Supertwister”, un meraviglioso strumentale in cui senti anche il flauto di Latimer e la sua abilità con uno strumento che ha iniziato a usare proprio su questo disco. Ha un’atmosfera ambient molto bella, esoterica. Il ritmo è di nuovo quasi jazz fusion. Alla fine del pezzo si sente pure un effetto particolare: qualcuno apre una lattina e si versa da bere.

Il pezzo più mistico dell’album è senza dubbio l’epica “Nimrodel/The Procession/White Rider”, ispirata a un passaggio della trilogia de Il Signore degli Anelli di Tolkien. Racconta l’arrivo solenne, anzi il ritorno, del buon mago saggio Gandalf, che non c’è bisogno di presentare a nessuno degli “iniziati”. I Camel non hanno mai nascosto il loro entusiasmo per i classici della letteratura moderna, e questo brano è solo il primo di tanti ispirati ai classici della letteratura (come ho già detto, anche se secondo me i membri della band non erano i classici intellettuali prog alla Genesis e Yes, leggevano comunque volentieri). Quando parte la sezione “White Rider” con il mellotron di Bardens e il celebre verso di Latimer “once he was a grey…this time wearing white”, mi assalgono sempre i ricordi del libro e del film. Poi arriva il ritmo veloce della coppia Ferguson-Ward, gli assoli supersonici di Latimer e il moog di Bardens. Il basso di Ferguson si distingue bene per tutto il tempo, mentre Ward è come al solito eccellente e sta tra i migliori batteristi del genere.

Il terzo strumentale del disco è “Earthrise”, che si apre con suoni di vento (sintetizzatore VCS3) . È un pezzo a tempo medio con tantissimo spazio per i singoli strumenti, insomma il tipo di brano che ai Camel è sempre piaciuto fare. Arrangiamenti splendidi nella parte centrale e un’interazione perfetta tra il ritmo della coppia Ward-Ferguson e le tastiere di Bardens, con gli assoli di chitarra di Latimer sempre di gran gusto e melodici: altro materiale musicale di prima categoria. “Earthrise” è senza dubbio il brano più fusion e jazzato dell’album e quello che si avvicina di più al disco precedente, anche se resta comunque un capitolo a sé.

Ed eccoci a “Lady Fantasy”, probabilmente il pezzo più famoso della band in assoluto e insieme uno dei suoi migliori, senza il quale un concerto dei Camel è semplicemente impensabile. È un’epica varia e melodica, che trasmette tanta bellezza e un’energia fuori dal comune. Sono quasi 13 minuti che si aprono con un’introduzione d’organo. Poi arriva una melodia al flauto di Latimer. Per tutto il ttempo si alternano parti calme e parti veloci. Alcuni assoli di Latimer sono letteralmente supersonici. Nell’ultima parte arriva poi uno splendido riff metal con un ritmo come quelli che oggi senti spesso, per esempio, negli Iron Maiden (a me ricorda soprattutto il loro “The Trooper”), a dimostrazione della versatilità del gruppo. Questo pezzo è insomma il marchio di fabbrica della band, il metro di paragone di una buona epica e una delle composizioni più belle del rock progressivo.

La produzione è di nuovo fenomenale, soprattutto in questa ristampa, che insieme a un suono migliorato porta anche qualche bonus niente male. Le bonus track sono versioni dal vivo di alcuni brani registrate durante l’esibizione al Marquee Club di Londra il 30 ottobre 1974 e una versione speciale di “Lady Fantasy” (la versione originale del 1973, mai uscita prima). Le versioni live di “Supertwister”, “Mystic Queen” e “Arubaluba” sono tutte suonate in modo eccellente e reggono addirittura il confronto con gli originali.

“Mirage” è un disco eccellente, anzi un capolavoro e un classico del rock progressivo. Se dovessi consigliare a qualcuno da quale disco iniziare ad ascoltare i Camel, gli consiglierei probabilmente proprio “Mirage”. Secondo me è il più “cammellesco” di tutti i loro dischi, sia per lo stile musicale sia per la copertina, che solo i fan e gli intenditori sanno che significa tutt’altro che pubblicità per le sigarette.

Formazione

Andy Latimer – voce, chitarra, flauto
Doug Ferguson – basso, voce di accompagnamento
Peter Bardens – tastiere
Andrew Ward – batteria

Produzione

David Hitchcock

Tracklist

1. Freefall (5:47)
2. Supertwister (3:20)
3. Nimrodel (9:12) – The procession – The Whit Rider
4. Earthrise (6:42)
5. Lady Fantasy (12:46)
6. Supertwister (Bonus, Live 1974) (3:14)
7. Mystic Queen (Bonus, Live 1974) (6:09)
8. Arubaluba (Bonus, Live 1974) (7:44)
9. Lady Fantasy (Bonus, Original Basing Street Studios Mix 1973) (12:59)

Durata dell’album: 67:53

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