Motorhead, il boato tocca lo zenit a Monaco di Baviera (2007)
Autore: Aleš Podbrežnik
Foto: Aleš Podbrežnik
Luogo: Zenith Halle / Monaco di Baviera / Germania
Data del concerto: 27.11.2007
Pubblico: 4500
Prezzo del biglietto: 37,00€
Girovagare da un bel pezzo per piccoli club oscuri, in posti con una media di 100-150 persone a concerto, alla lunga ti lascia di sicuro qualche ferita nell’anima. Si dice che un chiodo scaccia l’altro, e quindi, quando sei in uno stato di apatia del genere, fa sempre bene andare a un concerto di cui sai che ti darà una scarica devastante, di quelle che ti rimettono a posto le ossa e ti ripuliscono i canali uditivi. Un concerto dei Motorhead – un titolo più adatto per un peccato originale simile davvero non lo trovi.
OVERKILL: 20.10 – 20.50
Alla Zenith Halle, a cui mi legano sempre bei ricordi, quando ripenso al concerto dei Black Sabbath del 1999, siamo piombati dentro che erano passate abbondantemente le 20.00, con un ritardo enorme sul groppone. Ovviamente ci siamo persi le band di supporto Valiant Thorr e Skew Siskin, e quando siamo entrati sul palco i newyorkesi Overkill stavano già maltrattando la folla con la loro predica “thrash metal”. Quei leggendari scalmanati non erano proprio il nostro bersaglio, quella sera. Me li sarei volentieri persi e ascoltati a metà, se solo si fosse potuto. L’audio ci ha giocato davvero un brutto scherzo e a una buona ventina di metri dal palco era molto “moscio” o “impastato”: tutto quello che arrivava da lassù era un rimbombo indistinto in cui si infilavano, a turno, assoli di chitarra del tutto inudibili. Il cantante Bobby Blitz ha comunque dimostrato ancora una volta di essere l’insostituibile frontman definitivo della band, con un carisma incredibile, una presenza scenica forte ed egocentrica, piena delle sue tipiche pose da palco, satura di gesti da masturbazione, di dito medio della mano destra alzato al cielo e di continui incitamenti sia ai compagni sul palco che al pubblico. I ragazzi arravano come sanno fare meglio, ma un suono di qualità non era destino per quella sera, quindi l’esibizione è stata tutt’altro che ottimale. Del resto è una costante degli Overkill, ma a me personalmente dà molto fastidio. Cioè, il “thrash” metal non è mettersi in posa, e gli Overkill, con la figura “topless” del cantante Bobby Blitz, risultano proprio fastidiosi; a lui si aggiunge, in egual misura, anche il chitarrista ritmico Derek “The Skull” Tailer, e i due ovviamente approfittano del tempo anche per sfoggiare i tatuaggi. Da non esperto di Overkill, sono riuscito a cogliere l’annuncio (e di conseguenza l’esecuzione) del nuovo pezzo Skull and Bones, e la band ha chiuso la fatica serale con l’immancabile Fuck You. La flagellazione dei timpani targata Overkill è finita 20 minuti prima delle nove di sera. Alleluia.
MOTORHEAD: 21.30 – 23.15
Un concerto dei Motorhead non può essere brutto in nessun caso. Nel 2007 di sicuro non più. Sono leggende, una macchina capitalista calibrata al millimetro, con le spalle ben coperte dal punto di vista economico e con una componente rock n’ roll indimenticabile, messa in bella vista, che sul pianeta Terra è unica. Ogni volta che vuoi tratteggiare la figura del rocker e non sai bene come fare, richiama alla memoria Ian “Lemmy” Kilmister. Più sincero di così, infatti, non si può.
Quello che aveva lasciato intuire la visita della squadra di RockLine al concerto dei Motorhead a Zagabria l’anno scorso, l’ha confermato anche lo show alla Zenith Halle. A Lemmy, nonostante tutto, il peso degli anni sulle spalle si fa sentire sempre di più. Lo ha confermato in primo luogo una scaletta piuttosto mediocre, con un favoritismo assoluto per l’ultimo album della band, “Kiss Of Death” (2006), da cui il trio ha suonato ben 5 pezzi; poi non lo nascondeva l’assolo di batteria infilato in una versione dilatata di Orgasmatron in salsa “Kiss Of Death”, intitolata In The Name Of Tragedy, in cui il cancelliere ha potuto riprendere per bene fiato, accendersi una sigaretta e sciacquare via tutto con una sorsata di Jack e Coca; e ancora meno lo nascondeva l’orgia country blues rock n’ roll della serata, Whorehouse Blues, con Lemmy all’armonica e i due compari all’accompagnamento acustico, roba che non ha nulla da cercare nei bis di un concerto dei Motorhead. Magari a quel punto poteva salire sul palco come ospite speciale Brian Robertson, e gli starebbero bene pure le scarpette da ballerina. In più, stavolta Lemmy ha voluto dedicare un omaggio a Phil Lynott e i Motorhead hanno dovuto rimettere in scaletta anche il pezzo dei Thin Lizzy Rosalie, di natura più morbida. The Chase is Better Than The Catch della parte nordamericana del tour è stata sostituita in scaletta da Born To Raise Hell, con la cantante Nina C. Alice, della formazione Skew Siskin che accompagna i Motorhead in Germania, chiamata a unirsi a Lemmy sul ritornello del pezzo, e riuscendo a ravvivare bene il momento della serata. Senza il bacio d’addio del prode cancelliere, la nobile puledra del rock n’ roll ovviamente non se ne poteva andare. Lemmy si è aiutato ancora una volta con voci registrate in Killed By Death, dove si sentiva che la leggenda non riesce più a stare dietro alle note più alte della melodia delle strofe e del ritornello. Tutto questo dimostra che Lemmy è bello che stufo di eseguire i classici dei Motorhead e che cerca di ravvivare l’aria che è costretto a rimasticare sui palchi, con la sua chilometraggio da concerti altrimenti mostruoso, anche nel nuovo millennio. Ha scelto la strada di saturare la scaletta con pezzi nuovi e cover, ma soprattutto è interessante che, specie nella parte centrale e in quella finale, il repertorio seguisse l’ordine pezzo veloce, pezzo lento/a medio ritmo. I Motorhead hanno perso soprattutto il famoso fascino implacabile della loro magia rock n’ roll, di quell’inarrestabile rotolare che accendono e sviluppano in modo così inconfondibile da poter assordare qualsiasi ratto del sottosuolo e da poter abbattere anche l’aquila che vola più alta nel cielo, nella sequenza In The Name Of Tragedy con l’assolo di batteria infilato dentro, Sword Of Glory, che come quinto pezzo (su cinque in tutto) ha significato un’esagerazione assoluta con l’album “Kiss Of Death”, e la cover di Rosalie. Quel deficit di energia l’ha riportato sul palco Born To Raise Hell, e prima della fine della parte regolare i ragazzi hanno comunque tirato fuori dalla manica il jolly nascosto e si sono riscattati con una chiusura devastante, Killed By Death e Iron Fist. Ora, il bis dei Motorhead dev’essere composto da tre classici. Qui sono sempre obbligatorie Ace Of Spades e, in chiusura, Overkill. Il margine di manovra resta quindi sempre per un solo pezzo. Bomber l’hanno di nuovo evitata alla larga, forse temono che in tour si tirerebbe dietro il trasporto del bestione d’acciaio He-111 di “No Sleep Till Hammersmith” e il “tempo perso” per montarlo. Tanto ci siamo ormai rassegnati al fatto che le band alzano sempre più i prezzi dei biglietti e suonano sempre meno. Anche se il concerto dura un’ora e tre quarti, non è detto che in quell’arco di tempo si suoni, suoni davvero in senso fisico (l’assolo di batteria, i momenti mollicci di Whorehouse Blues, Rosalie…). Detto in modo banale, nei bis si morirebbe di gioia per We Are The Road Crew, o per qualunque classico dei Motorhead degli anni Ottanta!!!!
Lo standard Motorhead di girare le manopole fino a un volume da spaccatimpani è stato raggiunto durante il concerto. Come da previsioni, il che regala sempre uno spettacolo interessantissimo: la comunicazione tra il Rickenbacker di Lemmy e i tecnici, nelle pause fra un pezzo e l’altro. Il suono davanti era completamente indistinto, a circa 10 metri dal palco, in posizione occhi negli occhi col cancelliere! Così, dopo lo scontro appassionato con la marmaglia delle prime file, alla fine dell’esecuzione di Metropolis, che ovviamente si preoccupano tanto di scaletta ed esecuzione del repertorio quanto un (occasionale) brontolone della mia categoria, me ne sono andato verso la zona vicino al mixer, ai banchi del bar e al “merchandise” ufficiale, dove il rantolo/sibilo di Lemmy si sentiva finalmente alla grande. Il culmine del concerto dei Motorhead, stavolta, è stato l’inserimento e l’esecuzione di Over The Top! Oh, se solo ci fossero stati più fiori di quel genere, quella sera…
Niente da fare. Nonostante il mio brontolare, l’ondata di fan della band ha creato in sala un’energia eccezionale, con selvaggio “headbanging” e “mosh pit” nelle prime file; di nuovo la gente rotolava uno sull’altro e faceva capriole sotto il palco. Lo spettacolo sotto il palco, nel momento in cui i Motorhead hanno attaccato con Dr. Rock, è diventato un vero campo di battaglia, molto simile a quello dei concerti degli Iron Maiden. Lemmy, tra l’altro, non ha ancora preso a calci Campbell per convincerlo a smetterla di andare in scena con tuta da ginnastica e fazzoletto in testa! Forse Phil è mezzo perdonato da Lemmy, visto che la tracolla della chitarra di Phil porta la scritta ricamata “Welsh Wanker”, eppure un po’ più di costruzione del carisma non guasterebbe, dopo più di 20 anni di Campbell nella formazione dei Motorhead, di sicuro no. Mikkey Dee resta una bestia affascinante e oggi è difficile immaginare i Motorhead sul palco senza di lui. Quindi un concerto dei Motorhead non può essere brutto, ma come abbiamo concluso tutti insieme dopo lo show, può essere solo più o meno esaltante. Stavolta è stato meno esaltante, per i motivi sopra elencati. Finché l’iconoclasta Lemmy tiene le redini in mano, andare a qualsiasi tour dei Motorhead, secondo tutti i calcoli post concerto basati sulle impressioni, è ancora un obbligo assoluto, che consiglio a ogni terrestre che ci tenga alla propria cultura generale. Almeno una volta nella vita vale la pena perdere l’innocenza! Perché allora non dovrebbe succedere proprio a un concerto dei Motorhead? Liscio e dolce.
Scaletta
1. Dr. Rock
2. Stay Clean
3. Be My Baby
4. Killers
5. Metropolis
6. Over The Top
7. One Night Stand
8. I Got Mine
9. In The Name Of Tragedy
10. Assolo di batteria
11. Sword Of Glory
12. Rosalie
13. Born To Raise Hell
14. Just ‘Cause You Got The Power
15. Going To Brazil
16. Killed By Death
17. Iron Fist
—bis—
18. Whorehouse Blues
19. Ace of Spades
20. Overkill
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