Motorizer

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Artista: Motörhead
Etichetta: SPV Records
Uscita: 2008

Un altro anno nel nostro giardino dell’Eden e un altro album dei Motorhead! Con lo stesso tepore benefico di retorica biblica potrei descrivere l’ultima incarnazione del rombo spaccatimpani che, sulle ali insanguinate di Motorizer, si è abbattuta su di noi come un kamikaze piovuto dalle nuvole. Una squadriglia della morte che martella senza un attimo di tregua e senza pietà bersagli scelti con cura, e che come sempre respira sotto la bacchetta dell’indistruttibile Lemmy Kilmister, l’uomo che già decenni fa, in segno di eroica sfida alle tendenze musicali moderne, si è appuntato sul petto anche l’emblema del prestigioso titolo di sovvertitore di regole e norme della scienza medica. Lemmy, a differenza di Janša, è indistruttibile e, nonostante l’età invidiabile, continua a illuminarci con il suo inconfondibile casino da vecchia scuola rock. Con Motorizer la terapia d’urto alla scena rock moderna gli è riuscita almeno in parte, perché senza dubbio siamo davanti a un altro sbarco mortale nel catalogo dei Motorhead, che proverà ancora una volta a collaudare l’affidabilità del tuo sistema immunitario, ovviamente nelle circostanze più estreme.

Ma non è tutto rose e fiori come sembra a prima vista. Anche dopo ripetuti ascolti Motorizer mi lascia relativamente freddo, e per un consumatore di lunga data dei Motorhead come me ammetterlo è dura. Come è possibile, soprattutto se riassumiamo l’opinione generale del popolo sul lascito artistico dei Motorhead, che si basa sul presupposto che conoscere Ace Of Spades equivalga, a grandi linee, a padroneggiare alla perfezione praticamente l’intera discografia delle teste motorizzate? Che cosa c’è allora che non va in Motorizer? Stavolta il problema di Lemmy non sta nel produrre onde sismiche distorte, ma nel modo in cui le maneggia. In più sorprende anche il fatto che Lemmy, nei suoi ormai tradizionali, succosi giri poetici, torni a schivare con abilità i temi sessuali, annuendo così ospitalmente al comune denominatore dei Motorhead da Bastards in poi! Nonostante una forma da invidiare, a Lemmy evidentemente restano seri problemi di erezione, e così, piano ma con sicurezza, vengono a galla i motivi per un Rock Out, ovviamente compreso il celebre verso “With Your Cock Out”. Il sesso a quanto pare non ispira più Lemmy, o almeno non abbastanza da affrontare con dignità la stampede di marce militari di When The Eagle Screams, Heroes e Buried Alive, pezzi da sffondamento rumorosi e purtroppo del tutto spersonalizzati, che da anni derubano i Motorhead della loro autenticità. Agli occhi dei tradizionalisti i Motorhead diventano così sempre più una macchina prevedibile per spaccare ossa, la cui musica, sotto la maschera del culto della leggenda, offre alla maggior parte della brava gente solo una scusa per sfogare le frustrazioni sbattendosi la zucca a ritmo di adrenalina.

Gli anni in cui era ancora un sostenitore attivo della destra e lo si poteva beccare ogni giorno in azione sulla cantoria danno finalmente i loro interessi in English Rose, dove il decano del rock & roll riesce a tirar fuori perfino qualche abbellimento melodico davvero interessante. O, per riassumere quanto scritto: Lemmy si impegna a cantare, e il tutto non esce nemmeno male!! Nella categoria, per il resto povera, dei vertici di Motorizer entrano poi in grande stile The Thousand Names Of God e Teach You How To Sing The Blues. Altro da aggiungere qui non c’è! Mikkey Dee resta costantemente superbo, cioè troppo preciso per gli standard dei Motorhead, mentre la presenza di Campbell, a parte il riffing aggressivo sempre in primo piano, è appena percettibile. Ma pazienza. Motorizer è senza dubbio un album cucito addosso (o meglio, sulla fronte) a quei testardi a cui, dopo decenni di spietato rombo di Rickenbacker nell’élite dei decibel, a base di stormi di Junkers 88 e simili strumenti per la distruzione sistematica delle cellule cerebrali, di queste ultime è rimasto ancora quanto basta per far funzionare in modo ottimale il più semplice e, per carattere, del tutto privo di pretese degli insetti stecco.

Formazione

Ian “Lemmy” Kilmister: voce, basso
Phil Campbell: chitarra
Mikkey Dee: batteria

Produzione

Cameron Webb

Tracklist

1.Runaround Man
2.Teach You How To Sing The Blues
3.When The Eagle Screams
4.Rock Out
5.One Short Life
6.Buried Alive
7.English Rose
8.Back On The Chain
9.Heroes
10.Time Is Right
11.The Thousand Names Of God

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