My Escape

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Autore: Aleš Podbrežnik

Artista: Edge Of Sins
Etichetta: Autoprodotto
Uscita: 2016
Durata: 37:12
Voto: 3.5/5

Gli Edge Of Sins sono una formazione heavy metal slovena attiva dal 2012. Il quintetto ha trovato stabilità e coesione nel 2015, e da lì si è chiuso a lavorare sodo, dando vita al suo debutto in studio »My Escape«, uscito ad agosto dell’anno scorso.

»My Escape« è un concept album. La storia non è nuova. Guardi il leggendario video del leggendario hit degli Yes Owner Of a Lonely Heart, o uno qualsiasi dei film di »Matrix«, e ti ritrovi subito sulla stessa lunghezza d’onda. Uno contro la massa, insomma. Presa di coscienza, riflessione, realizzazione. Ti togli la maschera e ritrovi te stesso. L’idea alla base non è nuova, ma è incredibilmente attuale, perché getta luce sul nostro modo di vivere in questo meraviglioso mondo di pazzi. Riesci a prendere coscienza della tua missione, riesci a scappare dal sistema e inizi a camminare sulla sottile linea di confine del »guerriero-ribelle« nascosto (secondo Osho). Scegli la via più spinosa. Ma è la tua libertà: ti costa cara, d’accordo, però di notte puoi sempre dormire sonni tranquilli, i conti sono sempre in pari e sei padrone di te stesso. In questo mondo di pazzi oggi è un’utopia, e gente così è sempre meno, per questo viviamo tempi pericolosi, in cui sale alle stelle la fantasia di teste matte con idee matte, piazzate in posizioni di comando e funzioni di potere, capaci di precipitare in un attimo nell’agonia la massa accecata e mascherata. Pensiero unico, assenza di senno, uniformità, svalutazione morale, orfanezza spirituale ed emotiva, perdita della dignità e umiliazione senza limiti.  La scelta è vostra. Se avete scelto la frase precedente, allora siete solo un mattoncino in questo sistema orribilmente assurdo, che, in atti sempre più grandi di assurdità e di degrado senza confini, state semplicemente sostenendo (a vostra insaputa, con la maschera della cecità).

Gli Edge Of Sins pescano dalle basi del metal classico. Però il suono delle loro frasi di chitarra e l’accordatura più bassa sono potenti e attuali, e questo ci sta tutto. Allo stesso tempo, il livello di musicalità che la band sviluppa negli arrangiamenti è marcato e alto. Ornamenti armonici e passaggi evocano un senso di epicità, ma in generale è sempre presente un’atmosfera cupa e tetra, evocata dal suono e dallo sviluppo dei pezzi, decisa e chiaramente in primo piano per tutto il disco. Altrettanto azzeccato è il fatto che la band non abbellisca gli arrangiamenti con le tastiere, per cui il disco non ha nemmeno un briciolo di trash. Il formato oscuro dell’atmosfera sviluppata, o meglio del teatro cupo dell’album, è approfondito anche dall’approccio vocale del cantante Matic Pavlin, che si muove perlopiù su registri medi. Lui punta su un canto pulito e melodico, a cui il »growl« del chitarrista Blaž Hadalin (The Mask, The Wolf Marches On) fa da contrasto, in certi punti davvero ben riuscito: un inserto vocale che accentua in modo efficace il carattere cupo del lavoro. Ce ne accorgiamo molto presto, già con l’opener Dead Future. Un pezzo dal marchio riffistico inconfondibile e dallo sviluppo dinamico (anche con un pre-ritornello), che ti afferra l’attenzione in un attimo. Proprio questo album mostra il grande impegno della band nella costruzione delle composizioni, come confermano anche le parti mid-eight, inserite in modo esemplare e ben azzeccato, con cui i pezzi raggiungono un carattere ancora più dinamico e movimentato.

I riff di per sé non portano niente che non avresti già sentito da qualche altra parte, prima o poi. Ma il tutto è confezionato con cuore e autenticità e, grazie alla regia di un quintetto diligente e impegnato, funziona degnamente e convince pienamente. Uno dei momenti più interessanti è il riff portante di Dying… , che all’inizio ricorda vagamente qualcosa che gli Iron Maiden nel 1983 si sono dimenticati di registrare per l’album »Piece Of Mind«. Ma allo stesso tempo con una buona dose di carattere sonoro attuale e di carisma personale, su cui la band costruisce nel definire il proprio biglietto da visita musicale.

Insomma, »My Escape« è un’introduzione quanto mai coraggiosa al racconto musicale degli Edge Of Sins. »My Escape« è un album bello e di qualità, che la band può portare con orgoglio sui palchi di Slovenia ed Europa e con cui costruisce con successo la propria reputazione. Allo stesso tempo è chiaro che le riserve creative sono ancora inutilizzate e che questa è una band giovane, che sta appena entrando nel suo zenit creativo e nella sua fioritura. Il prossimo album sarà decisamente diverso, e potrebbe anche pescare dalla fusione di sottogeneri del metal. »My Escape« è anche un album che oggi, sul suolo sloveno, rappresenta una vera rarità: in mezzo a tutta l’attualità delle branche estreme del metal, sorprende ancora più piacevolmente con le sue radici metal classiche. 

Edge Of Sins – Saved Soul (lyric video ufficiale):

Formazione

Matic Pavlin – voce
Blaž Hadalin – chitarra, voce di accompagnamento (“growl”)
Jure Flander – chitarra
Anže Javoršek – basso
Nejc Hadalin – batteria 

Produzione

Edge Of Sins

Tracklist

1. Dead Future
2. The Mask
3. Dying…
4. Time
5. …is Living
6. Escape Plan
7. The Wolf Marches On
8. The Battle Begins
9. Saved Soul
10. World of Sin 

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