Natale e Capodanno in festa con Eddie e la sua Iron Median band (2008)
Autore: Rok Klemše
Foto: Aleš Podbrežnik
Luogo: Orto bar, Lubiana
Data del concerto: 27.12.2008
Numero di spettatori: 150
Prezzo del biglietto: 6€
Ah, la tradizione… Si fa sentire ancora di più in questo periodo di feste, quando le famiglie si ingozzano davanti a tavole stracolme di leccornie natalizie, la folla si riempie di vin brulé lungo la Ljubljanica e la capitale si illumina di strade addobbate in modo cafone, che dovrebbero rappresentare corpi celesti e pianeti quasi cosmici, ma sappiamo tutti che dietro c’è solo la mente bacata di un artista pelato e paffutello, che tra l’altro somiglia un bel po’ a un altro ciccione natalizio. Ho ho ho, l’intro è andata, e noi metallari siamo comunque tradizionalisti dentro: a regalarci un’altra bella tradizione ci hanno pensato i tribute band locali degli Iron Maiden, gli Iron Median, che per il secondo anno di fila, con lo stesso spirito festivo, hanno suonato all’Orto bar.
Il piano di sopra si è riempito per bene già prima delle dieci e, quando alle dieci gli ambasciatori sloveni degli Iron Maiden sono saliti sul palco, la folla di un centinaio di teste ha recitato in coro quei famosi versi biblici sinistri che aprono il classico The Number of the Beast, e l’Orto è esploso insieme ai ragazzi sul palco. Gli Iron Median erano di ottimo umore, e a questo ha contribuito soprattutto un pubblico fantastico, che insieme a Sergej si è fiondato per un’ora e mezza buona attraverso gli inni dell’heavy metal. La band ha galoppato più o meno affiatata tra i classici Aces High, The Trooper, Flight of Icarus, Can I Play With Madness, Run to the Hills, Wrathchild, Fear of the Dark, Wasted Years, Iron Maiden e The Evil That Men Do, e l’ottimo impianto audio ha “contribuito” anche al fatto che ogni tanto si sia sentita qualche linea suonata un po’ alla buona: più volte le chitarre hanno vacillato soprattutto nelle fenomenali parti a tre voci, e qualche assolo è stato suonato anche un po’ a modo suo, in stile Janick Gers. A salvare gli Iron Median stavolta è stato il fantastico Sergej Škofljanec, che ha cantato davvero alla grande tutti i pezzi, e i foglietti con i testi gli sono serviti solo per Heaven Can Wait, evidentemente imparata di fresco. Brillante anche la comunicazione con il pubblico, e la serata in compagnia degli Iron Median è volata via troppo in fretta. La critica più grossa, purtroppo, anche stavolta va alla scelta dei pezzi, nella media. La maggior parte della scaletta era fatta di classici sentiti già mille volte, che sono per lo più presenze fisse dei tour degli Iron Maiden; a distinguersi un po’ dal resto sono stati solo The Clairvoyant, Moonchild, Deja Vu, la già citata Heaven Can Wait e la sorpresa del bis, l’ottima opener dell’album Brave New World, The Wicker Man. Non sarebbe stato male sentire anche qualche perla dagli album Killers e Somewhere in Time, Seventh Son of a Seventh Son e Fear of the Dark, mentre No Prayer For the Dying e l’era Blaze sono purtroppo stati ignorati del tutto.
Ma critiche (piccole) a parte, gli Iron Median hanno spaccato alla grande la loro serata e spero tantissimo che la tradizione dei bagordi maideniani di dicembre all’Orto continui, magari con una scaletta più varia e meno pezzi ripetuti. Comunque sia, in una città senza i Maiden ci sono sempre gli Iron Median!
Foto: Aleš Podbrežnik
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