New Religion
Autore: Aleš Podbrežnik
Artista: Primal Fear
Etichetta: Frontiers Records
Uscita: 2007
Durata: 54:00
Voto: 3/5
Su Primal Fear non c’è bisogno di spendere chissà quante parole. È una band davvero ottima, soprattutto quando li vedi suonare insieme sul palco. I Primal Fear, quanto a uscite discografiche, sono una band prolifica da matti. In pratica da questa band arriva un nuovo album in studio ogni due anni. Dai tempi di “Seven Seals” (2005), per i signori di casa dalle parti di Stoccarda non è cambiato granché di sconvolgente a livello di carriera, tranne il fatto che hanno lasciato la Nuclear Blast e sono passati all’etichetta italiana Frontiers Records.
“Seven Seals” ha confermato che i Primal Fear ormai sono belli spremuti e che di vera freschezza non riescono più a servircene. La sensazione che la band sfornasse album uno dietro l’altro troppo in fretta si era rivelata, allora, assolutamente giusta. Durante la lavorazione di “New Religion” erano girate notizie parecchio incoraggianti su piani in grande stile e su un sacco di energia creativa nello studio durante le registrazioni. E il risultato?
Di sicuro “New Religion” è un album diverso rispetto ai suoi fratelli. Quanto abbia contribuito la solita grande propensione della Frontiers Records a mettere sotto contratto gruppi di hard rock melodico, non lo so, ma l’indizio ha un suo senso, e trova conferma soprattutto nel fatto che i Primal Fear, passando alla Frontiers, hanno imboccato proprio la strada dell’ammorbidimento della loro versione di “heavy metal” tedesco alla Judas Priest, aggressivo e “straight in your face”.
Ci troviamo davanti all’innesto di elementi sinfonico-orchestrali nello stile grezzo e crudo di sempre della band. Certo, i Primal Fear ci avevano già fatto ricorso fin dagli esordi, ma mai con un’intensità come su “New Religion”. In questo modo i ragazzi hanno almeno in parte rimediato a uno schema prevedibile, che a chi conosce i loro dischi non costa nessuna fatica decifrare già al primo ascolto. Sarebbe stato tutto perfettamente accettabile, se i Primal Fear avessero superato l’esame almeno con una sufficienza piena. Il primo difetto che dà fastidio in tutto questo è proprio il suono dal vivo, crudo, che arriva dalla regia di produzione del bassista della band, Mat SInner. Mantiene la sensazione di incompatibilità tra i due elementi: l’impatto diretto dei riff da una parte e l’eleganza sonora che offre la componente drammatica degli arrangiamenti sinfonici dall’altra. L’effetto è come se dessi a un gigante maldestro il compito di montare un modellino di aereo in scala 1:72: con quelle ditone ovviamente distrugge tutto quello che tocca. I Primal Fear sono semplicemente dei bruti troppo grossi per questo tipo di lavoretto. In questo caso sarebbe stato molto meglio restare fedeli alla direzione musicale di sempre e, metallicamente parlando, spaccare tutto con furia e convinzione coi propri standard, che portano comunque un livello qualitativo alto, nonostante la ripetitività e l’autocitazione della band stessa a cui assistiamo da “Nuclear Fire” in poi.
L’album “New Religion” regge con le novità fino alla quinta traccia compresa. L’apertura Sign Of Fear non fa ancora presagire il naufragio. È, per gli standard della band, un classico killer heavy metal, in cui l’ottimo Ralf Scheppers, nel ruolo di dominatore, esce dal ring da vincitore assoluto. In Face The Emptiness ci scontriamo per la prima volta con la novità di sperimentare sull’immagine sonora della granitica figura metal dei Primal Fear. Il tappeto di sintetizzatori sullo sfondo allarga sì lo spettro dell’intero suono della band, ma al tempo stesso non hai la sensazione di un’interazione compatibile con gli altri elementi del sound (riff, sezione ritmica, voce assassina di Sheppers). A salvare la baracca ci pensa l’alta melodicità del ritornello. Il punto più alto di “New Religion” è, rispetto ai vecchi standard dei Primal Fear, decisamente contraddittorio: si tratta della ballad d’impatto Everytime It Rains. A tirare fuori il brano da un possibile disastro è l’ospitata di Simone SImons (Epica), che con il suo approccio da fanciulla angelico-gotico e un pizzico di fragile ardore e struggimento prende l’iniziativa e porta l’ascoltatore tutto dalla sua parte. Assistiamo anche all’aggiunta di campionamenti elettronici, cioè di effetti speciali di questo tipo, con lo scopo di creare l’atmosfera che dovrebbe portare il senso del brano. Un elemento capace di far allontanare tutti i metallari “true”, e un elemento che in questo caso è stato integrato nel pezzo in modo del tutto coraggioso. La title track New Religion riporta la band al solito bombardamento di doppio pedale, alla voce autoritaria di Scheppers e al celebre riffing incandescente. Il pezzo forte dell’album “New Religion” è la mini-epica di otto minuti e mezzo Fighting The Darkness / The Darkness / Reprise, che per molti versi è una riepilogazione allungata di Everytime It Rains. La parte strumentale centrale attraversa un’unione riuscita di momenti sinfonico-orchestrali e di devozione riffistica alla religione del metal. Da qui in avanti, fino alla fine del disco, i Primal Fear non riescono assolutamente a giustificare l’introduzione delle novità nel proprio stile che ci propongono con il nuovo album. Uno dei fattori indispensabili perché l’aspetto sinfonico e l’impatto metal si legassero in modo più efficace sarebbe stata senz’altro una produzione diversa, un po’ più sofisticata.
Semplicemente, stavolta i Primal Fear annegano in un’incompatibile miscela di melodie e aggressività. Un esempio di grande stupidaggine e il momento da cui “New Religion” scende a picco fino alla fine è Blood On Your Hands, con la spaventosa incompatibilità tra pre-ritornello e ritornello, mentre l’ultimo chiodo nella bara del disco lo pianta un ritornello letteralmente da balera in Too Much Time. Per di più la scelta di chiudere in modo monotono, con dei sogni vuoti, attraverso una sciapa lagna ammorbidita di sei minuti come Man (That I Don’t Know), è del tutto fuori luogo.
Il più delle volte, quindi, il tutto gravita in senso negativo verso la castrazione della tipica aggressività senza compromessi e del voltaggio velenoso che questa band sa sviluppare quando mette in primo piano tutta la sua forza metal. I Primal Fear sono una band che funziona al meglio quando gioca tutto sulla carta della potenza. L’elemento di brutalità, di violenza cruda, diretta e implacabile, che di solito è magnificato dalla produzione di Sinner, su “New Religion” non riesce a emergere. “New Religion” è un album dei Primal Fear in cui dondolerete sulle note più morbide.
Formazione
Ralf Scheepers – voce
Stefan Leibing – chitarra
Henny Wolter – chitarra
Mat Sinner – basso
Randy Black – batteria
MUSICISTI OSPITI:
Mats Ulmer – tastiere
Magnus Karlsson – chitarra
Simone Simons – voce (traccia n. 3)
Produzione
Mat Sinner
Tracklist
1. Sign Of Fear
2. Face The Emptiness
3. Everytime It Rains
4. New Religion
5. Fighting The Darkness/The Darkness/Reprise
6. Blood On Your Hands
7. Curse Of Sharon
8. Too Much Time
9. Psycho
10. World On Fire
11. Man (That I Don’t Know)