Nine Paths
Autore: Peter Podbrežnik
Artista: Knight Area
Etichetta: The Laser's Edge
Uscita: 2011
Durata: 61:47
Voto: 4.5/5
Gli olandesi Knight Area sono una delle formazioni neo-prog rock più giovani in circolazione: nascono nel 2004 come progetto solista del tastierista Gerben Klazinga. Si sono fatti una schiera di fan con un approccio più crudo al neo-prog, il che li rende particolarmente interessanti per chi ama gruppi come Arena, i Marillion dell’era Fish e i Pallas, mentre ogni tanto mettono un piede anche nel prog metal. »Nine Paths« è stato il loro quarto album in studio e, fino a quel momento, per molti versi il lavoro più ambizioso di questa band tecnicamente impeccabile e raffinatissima negli arrangiamenti. A dare vita a collage sonori ampi e variegati ci pensano le magie alle tastiere di Klazinga, l’ottima voce di Mark Smit e la virtuosità senza limiti del chitarrista Mark Vermeule, che dopo questo disco ha lasciato i Knight Area per andare incontro ad altre sfide. La sezione ritmica si rifà in tutto e per tutto al neo-prog degli anni Ottanta, mentre nei Knight Area la componente melodica è sempre fortissima: ne esce una band piuttosto accessibile per chiunque non cerchi follie improvvisative o ritmiche ultracomplesse.
»Nine Paths« è dall’inizio alla fine un’avventura neo-prog un gran divertimento, aperta in bellezza dal brano melodrammatico »Eversince You Killed Me«. L’introduzione strumentale, burrascosa, mostra un Vermeule che, col suo modo di pizzicare le corde, a tratti suona come una versione meno raffinata e più ruvida di Steve Rothery (Marillion) e che non si fa problemi a ricorrere a frasi chitarristiche da hard rock. Segue una sezione calma, quasi da ballad, dove la parte del leone spetta alla performance vocale emozionante di Smit. La sua voce ha quel marchio teatrale tipico della maggior parte dei cantanti neo-prog, ma per timbro potrebbe andare benissimo anche per altri generi, a partire dal rock melodico, dove si troverebbe altrettanto a suo agio. Klazinga strega dall’inizio alla fine stendendo con delicatezza ampi tappeti di tastiere, che insieme alle variazioni malinconiche della chitarra contribuiscono a costruire un’atmosfera epica.
»Summerland« è intessuta di suoni acuti di sintetizzatore e di passaggi chitarristici incisivi, sostenuti da massicci stacchi di batteria: il risultato è un pezzo che unisce complessità e botta in modo efficacissimo e trabocca di energia «cinetica». Gli intermezzi di tastiere e chitarra rendono bene più varia la natura melodica della composizione, mentre Smit, con carisma e versatilità, è ancora una volta ottimo nel gestire l’atmosfera melodrammatica. Un assolo di chitarra brillante porta il tutto a un finale pomposo e potente.
Sulla ballad d’amore »Please Come Home« ad affiancare Mark Smit come seconda voce principale c’è un’ospite speciale dall’aspetto delizioso: Charlotte Wessels, cantante dei symphonic metaller Delain. Con la sua voce di formazione classica ha giocato alla grande sul contrasto tra armonie vocali femminili e maschili, che regalano al brano una magia tutta particolare: l’esperimento si è rivelato una vittoria su tutta la linea. L’assolo di chitarra «piangente» nel finale è un’ulteriore prova che Vermeule conosce piuttosto bene vita e opere di Steve Rothery.
»Clueless« è un altro esperimento divertente e inatteso, perché contiene elementi di rock melodico e di prog metal. Del ritornello eccellente, dal taglio epico, non si vergognerebbe la maggior parte delle band AOR, mentre i passaggi di chitarra taglienti e la sezione ritmica combattiva questa volta viaggiano quasi del tutto su binari prog metal. »The River« offre un bel contrasto con la sua introduzione epica, seguita da una sezione da ballad commovente, dove tra arrangiamenti raffinati torna a emergere la stratificazione emotiva della voce di Smit, che racconta la storia carica di tensione di un fiume possente, col tempo inquinato dalla cattiveria umana. I testi di Smit sono perlopiù conditi di note di critica sociale, ma a volte sconfinano anche nel personale. Le armonie stratificate tra chitarra e sintetizzatore evocano i classici motivi sonori del neo-prog, mentre la sezione ritmica dinamica regala qualche appassionata svolta ambientale.
Il brano strumentale »Pride And Joy«, breve ma piuttosto movimentato, contiene linee di basso ramificate che, insieme alle improvvisazioni temperamentose di tastiere e chitarra, portano nel collage sonoro una bella dose di jazz fusion. »The Balance« ha una parte iniziale malinconica e relativamente cupa, dove la voce di Smit crea un vero e proprio dramma. Segue un passaggio splendido verso una sezione epica con arrangiamenti sinfonici pomposi e una sezione ritmica che macina, mentre le singole sortite improvvisative non mettono minimamente in crisi la componente melodica di questa composizione eccellente.
»Wakerun« è segnato da armonie epiche, dove le trame dei sintetizzatori si fondono con raffinatezza ai passaggi di chitarra, e non mancano gli stacchi di batteria drammatici. La sezione strumentale, con il suo tocco ambient cosmico, per un attimo si avvicina addirittura a certi standard degli Eloy, mentre Smit poi si fa di nuovo valere con una prova vocale da maestro. L’epica melodrammatica »Angel’s Call« chiude l’album in modo ambient, maestoso e profondo. L’introduzione da ballad, con fragili arrangiamenti di pianoforte e passaggi di chitarra «piangenti», costruisce piano piano un dramma carico di tensione; poi si passa a una sezione decisamente malinconica, dove Smit, in compagnia di numerosi arrangiamenti delicati, incanta con la sua espressione vocale commovente e stratificata.
Con »Nine Paths« i Knight Area hanno sfornato un album di ascolto facilissimo e stilisticamente variegato, che in nove brani tutti di pari livello mostra nove volti di questa splendida band neo-prog olandese. »Nine Paths« è quindi una vera leccornia per chi giura su un prog rock complesso e stimolante, ma al tempo stesso melodico e accessibile, senza un solo momento noioso. Durante l’iO Pages festival i Knight Area hanno addirittura ricevuto per »Nine Paths« il premio speciale «prog rock 2012» nella categoria miglior album. A consegnarglielo è stato Ryo Okumoto, il tastierista scatenato degli Spock’s Beard.
Formazione
Gerben Klazinga – tastiere
Mark Smit – voce, cori
Mark Vermeule – chitarra
Gijs Koopman – basso, pedaliera Moog Taurus
Pieter van Hoorn – batteria
CANTANTE OSPITE:
Charlotte Wessels (Delain) – voce (3)
Produzione
Gerben Klazinga
Tracklist
1. Eversince You Killed Me (10:02)
2. Summerland (7:26)
3. Please Come Home (5:24)
4. Clueless (4:18)
5. The River (7:45)
6. Pride And Joy (2:46)
7. The Balance (6:24)
8. Wakerun (8:05)
9. Angel’s Call (9:37)