NoMeansNo: quando l’età non è un ostacolo (2011)
Autore: Rok Klemše
Luogo: Cvetličarna VPK, Lubiana
Data del concerto: 20.04.2011
Numero di spettatori: 700
Prezzo del biglietto: 15€ / 18 € la sera stessa dell’evento
Ci sono concerti a cui ti conviene andare per forza, concerti a cui ti butti perché hai tempo e soldi da sprecare, e poi ci sono quelli che ti si piantano nel tuo piccolo cervello e per cui aspetteresti anche la fine del mondo pur di non saltarli senza motivo. Nell’ultima categoria si può mettere a cuor leggero ogni singola visita delle leggende canadesi del punk cinico e progressivo, il trio di cavalieri indomabili del piacere sonico: la band NoMeansNo, che dopo quattro anni di astinenza ha deciso di tastare di nuovo il polso del popolo sloveno. E il popolo sloveno, dalla loro prima volta live nei club di casa nostra nel lontano 1989, gli è sempre stato sinceramente affezionato e fedele.
Su questo principio si è giocato anche il concerto di aprile nel tempio dei suoni di Lubiana, la famigerata Cvetličarna, dove già quattro anni fa avevano confermato il loro primato di eccezionalità difendendo (e salvando) i colori del disco ancora caldo di stampa All Roads Lead To Ausfahrt. Da allora non è cambiato granché: abbiamo tutti quattro anni in più sul groppone, e i ragazzi, pardon, i vecchietti (e i patriarchi) della provincia canadese della Columbia Britannica da allora non si sono messi in cintura nessun nuovo disco in studio. Be’, se non conti i live Tour EP 1 & 2 usciti l’anno scorso, ovviamente… Ma ogni scusa e ogni motivo è buono per rimettersi in marcia per un’odissea in giro per il mondo, e a noi sta più che bene, no?
La giornata di abbandono totale agli effetti rivitalizzanti del luppolo è iniziata già un paio d’ore prima davanti all’ingresso del locale di Lubiana. Esemplari isolati di audiofili attempati si mettevano in fila per i biglietti, e tra le teste canute e rese pelate dagli anni non mancavano nemmeno le chiome più folte della giovane guardia di alternativi di primo pelo e dei curiosi. Le premesse erano buone, perché il casino è più bello se sotto il palco c’è un fanatico di troppo piuttosto che uno di meno, e poco dopo le nove si sono aperte le viscere della sala polivalente VPK e la festa poteva cominciare.
Per primi sono saliti sul palco i veterani lubianesi del punk d’altri tempi, i Buldogi. Onestamente sono troppo giovane per tirare fuori ricordi di prima mano dei loro primi anni, visto che il quintetto attempato di Kodeljevo viene da quando il punk era ancora giovane e tutti gli assi nella manica per la nuova ideologia musicale li mettevano in campo dei fanatici allora quattordicenni di Kodeljevo e Zelena jama. L’esaltazione ingenua di un’età dell’oro mai davvero perfetta unisce nostalgia e un pizzico di amarezza, perché la consapevolezza che trent’anni siano volati via in un lampo lega l’esibizione dei Buldogi in una collana di memorie. “Pank ni mrtu, sam neki čudn diši” è lo slogan con cui, dopo 27 anni di ostinato anonimato, quest’anno hanno varato il loro primo lavoro sulla lunga distanza, che nella sua concezione primordiale è un colestero(kenro)lo a tutto sangue e a tutto grasso, come hanno scherzato a modo loro anche loro stessi. La formazione, composta dal chitarrista-urlatore fanatico RV Maček, dal cantante dal viso tondo che rimpiange i tempi andati (e la forma fisica) Damjan Zorc, dal rinforzo a sei corde Rok Zupan, dal bassista Janez Fifolt e dal batterista Blaž Grm, ci ha portati in una stampede rustica secondo gli standard punkeggianti dei lontani anni Ottanta. Per primo dalle casse stride il pezzo ironico e cinico Mi smo (legende), con cui dimostrano di avere senso dell’umorismo e voglia di cazzeggio da vendere. Niente vette e niente virtuosismi, ma il quintetto ha un certo fascino stantio, grazie al quale segui volentieri e senza fatica il filo dei testi, che erano la spina dorsale d’acciaio del movimento, i cui primi alfieri da noi furono i Pankrti, i Kuzle e una schiera meno nota, ma tutt’altro che scialba, di anarchici del passato. Si prosegue con Dvign glavo, un pezzo carico di un tempo che si lascia ascoltare, e poi ci si dondola di fianco sulla balladina fischiettante e godibile (Mala moja) Globalna štala. La critica sociale e l’attualità, in tempi in cui il paese è completamente a puttane, sono il motore principale della rivolta e della ribellione, perfettamente in linea con i testi dei Buldogi. I Buldogi, con dignità e nonostante l’ansia da palco e un po’ di ruggine, scaldano a dovere i primi spettatori più carichi, ma più che cori e “pogatori” hanno raccolto un applauso fiacco, che dopo la riproposta finale sul palco del primo atto del concerto, il brano Legende, viene presto spazzato via da un’altra dose di birra corroborante.
Una breve mezz’ora per preparare il palco è bastata e avanzata perché la sala cominciasse a riempirsi in modo un po’ più intenso. Per primo sul palco sale il chitarrista Tom Holliston, il grande festeggiato della serata. Proprio il giorno del concerto di Lubiana Tom ha infatti spento 51 candeline sulla torta di compleanno. Ultimi preparativi e siamo pronti ad abbandonarci alla parabola totale dell’umorismo, del punk spietato e suonato con maestria e al trattamento sistematico del trio NoMeansNo. Il trio della terra dell’hockey devasta e semina cannonate di punk giocoso, duro e intelligente fin dal lontano 1979, e stavolta il muro sonoro di energia che passa da un apice all’altro i signori cominciano a costruirlo con il brano No Sex. Rob Wright al microfono centrale e al basso, dietro i batteri il brizzolato esecutore di pene batteristiche John Wright e il già citato occhialuto Tom Holliston ci riportano subito, fin dall’inizio, al 1982, quando la formazione, allora ancora freschissima, pubblicò il disco Mama e decise di mettersi punkeggiando in opposizione a tutte le norme del commerciale. “There’s no sex, only fucking!” rimbomba dalle casse, e la punta provocatoria del cazzeggio profano annuncia l’hardcore dal primo istante in poi e senza inutili sprechi di energia in un riscaldamento sulla lunga distanza. I NoMeansNo proseguono l’orgia tornando a uno dei dischi senza dubbio più potenti del loro repertorio, per il resto a tenuta stagna e di grande impatto: Why Do They Call Me Mr. Happy?, con la psichedelia amorosa e gerontofila del pezzo I Need You. “Woke up dreaming that i was dead / Beside you on the bed / I smoothed my hand across your hip / And lingered with my fingertips / From beyond, from far away / Blessing where the shadows lay / I whispered what i could not say / How you took my breath away” culla e incanta con l’ipnotismo di una dolcezza apparente, che accarezza come lastre di granito. Il tempo accelerato del brano The River infonde nuovo slancio e voglia di ballare e, perché non fosse tutto sulle spalle dei grandi momenti dei decenni passati, tra i vecchi standard si infila un urlo eccezionale dall’ultimo disco Ausfahrt, il pezzo Faith. I fratelli Wright e il figlioccio chitarristico Tom bruciano come se fossero nei loro anni più freschi e potenti, e tre uomini in tutto bastano e avanzano per creare una musica tonante, piena e succosa! L’asso più recente del set, ancora del tutto inedito dal vivo da noi, è stato il pezzo Jubilation, dopodiché arrivano le sorprese sotto forma di cover. I NoMeansNo hanno all’ombra della loro personalità multipla un talentuoso alter ego hockeistico di nome Hanson Brothers e proprio dall’eccezionale disco Sudden Death, solo per ravvivare la serata di Lubiana, galoppiamo in groppa alla fiammeggiante Danielle. Dal vivo si infiltrano da questo mondo parallelo davvero raffinato anche il brano Sudden Death, Jack Off e Comatose (entrambi dal disco Gross Misconduct), e che ci sia sempre qualcosa che può farti cadere dalle scarpe lo conferma l’esecuzione di My Slacks, pezzo del repertorio di ferro dei Show Business Giants. Stampede e semplicità vanno sempre condite con un po’ di complicazioni, e i NoMeansNo lo fanno sempre in modo consapevole e voluto, passando a nuovi stati di totale distacco. Dopo il pezzo Old la devianza si intreccia con le cuciture dell’opera d’arte moderna Faceless May. Io personalmente sono più affezionato ai vecchi comandamenti, ma devo ammettere che anche qui c’era di che essere più che soddisfatti. Ed è qui che entrano in primo piano la varietà narrativa e la franchezza. Non mancano parole in onore della rivolta, dei fastidi amorosi, della violenza domestica e della passione purosangue. Il momento sudatissimo ed estatico dal disco Sex Mad, il pezzo Dad, e la versione ossessiva del pezzo Obsessed sono solo la punta dell’iceberg. Dal disco davvero appuntito Small Parts Isolated And Destroyed i NoMeansNo ci premiano con una versione davvero tagliente del pezzo Teresa, Give Me That Knife, mentre io ero in estasi totale durante il ritorno al disco Worldhood Of World As Such e al sempre sexy pezzo I’ve Got A Gun. “My Pop is dead, my Mom si shooting methadrine / All that I know is see it on TV screen / kill the fucking starts, that is my fantasy / That fucking phoney geeks don’t mean alot to me / I got no special love for reality / I got no fucking views on foreign policy / I’m gonna go dontown, I’m gonna have some fun / I’m gonna shoot someone / I gotta gun, I’m gonna finally be someone / I gotta gun, I’m gonna cut somebody down / I gotta gun, I’m gonna finallly be someone / I gotta gun, I’m gonna shoot somebody” sono parole che nel contesto acquistano un sottotesto potentissimo, e i No Means No, in stile oligarchi della primordialità, portano la storia del concerto di Lubiana, con l’ultima salita sul palco, in maglia da hockey, a un culmine maestoso, che però, per via degli ettolitri di birra, resta un po’ nella nebbia dell’oblio e dell’eccesso.
Non c’è dubbio, però, che questo concerto di aprile sia stato uno degli spartiacque più importanti della stagione live di quest’anno, almeno nella rubrica dei grandi eventi punk. Le leggende hanno confermato che si può sfidare gli anni con stile e testardaggine e che certi piatti, nonostante la freddezza e l’età, sono sempre attuali e molto più che commestibili. Del resto ogni orecchio ha il suo pittore e ogni anima i suoi angolini di puro piacere, ma a molti di quelli che hanno assistito a questo riscaldamento prima del concerto di Brežice è stato offerto tanto godimento quanto una soddisfazione estatica totale: senza chiacchiere inutili, lubrificanti o preliminari malinconici! I No Means No sono, nonostante gli anni, l’élite punk che anche in futuro sarà un ottimo motivo per staccare la spina ai concerti e per un massacro a colpi di ballo!
Foto: Nina Grad
Scaletta
BULDOGI:
1. Legende
2. Dvign glavo
3. Globalna štala
4. Oda Revežu
5. Suicid
6. Svetilnik stoletja
7. Ta ptič
8. Kolk rabš?
NO MEANS NO:
1. No Sex
2. I Need You
3. The River
4. Faith
5. Jubilation
6. Danielle
7. Old
8. Faceless May
9. Sudden Death
10. The Hawk Killed The Punk
11. My Slacks
12. Jack Off
13. Comatose
14. Dad
15. Theresa, Give Me That Knife
16. Lost
17. Obsessed
18. I’ve Got A Gun
19. Rags And Bones
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