Obscured by Clouds

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Autore: Peter Podbrežnik

Artista: Pink Floyd
Etichetta: EMI Records
Uscita: 1972
Durata: 40:30
Voto: 4/5

“Obsured by Clouds” è uno di quegli album dei Pink Floyd che non si citano granché spesso quando si tirano fuori i momenti migliori della carriera di questa band leggendaria. In parte è comprensibile, visto che alla fine si tratta “solo” di una colonna sonora, ma per altri versi è anche un po’ ingiusto, perché il disco non ha un solo momento debole e praticamente ogni pezzo regala un sacco di piacere d’ascolto. L’album ha avuto la sfortuna di uscire proprio nel periodo dopo il capolavoro della svolta “Meddle” (1971), in cui trovarono per la prima volta il loro suono inconfondibile, e prima della monumentale opera d’arte “Dark Side of the Moon” (1973). “Obscured by Clouds” non raggiunge la loro profondità artistica e alcuni brani suonano perfino un filo abbozzati, ma questo vale solo se lo si misura con i soliti standard progressive rock, altissimi, dei Pink Floyd.

Contiene la colonna sonora del film “La Vallée“ diretto dal noto regista svizzero Barbet Schroeder. I Pink Floyd, fino ad allora, non erano certo dei novellini nel comporre musica per il cinema: con Schroeder avevano già collaborato per il film “More” (1969), mentre tra le loro incursioni riuscite nel mondo dell’industria cinematografica rientrano anche le colonne sonore per “The Committee” (1968) e “Zabriskie Point” (1970). Come la maggior parte delle colonne sonore, anche “Obscured by Clouds” (alcune delle prime versioni dell’album uscirono con il titolo “The Valley”, che è la traduzione inglese del titolo del film) ha un concept a cui si rifà la maggior parte dei brani.

La storia, o meglio la sceneggiatura del film, racconta di Viviane, moglie di un ambasciatore francese, che parte in visita in Nuova Guinea. In quel paese ci va per esplorare le boutique di moda locali. Spinta dal desiderio di procurarsi rare piume di uccello con cui arricchire la sua collezione, si unisce a una spedizione esplorativa diretta nel cuore della giungla, alla ricerca di una misteriosa valle perduta. Lungo il viaggio Viviane si scrolla sempre più di dosso i vincoli della “civiltà” e si entusiasma per la vita a contatto con la natura. A un certo punto gli esploratori scoprono un territorio ancora inesplorato, dove vengono circondati da misteriosi uomini del fango, membri di una tribù ancora incivile. I membri della spedizione fanno amicizia con loro e Viviane, i cui valori spirituali nel frattempo sono cambiati parecchio, alla fine decide che preferisce restare con loro piuttosto che tornare alla “civiltà”.

I singoli brani raccontano bene, attraverso la musica, il viaggio di Viviane e gli eventi chiave, mentre l’atmosfera dell’album oscilla di continuo tra una giocosità quasi infantile e una malinconia e una nostalgia incorreggibili, di quelle che sanno evocare solo i Pink Floyd. La maggior parte dei testi, come al solito, l’ha scritta il bassista e cantante Roger Waters, ma nessuno di essi si collega direttamente al film.

È importante ricordare che sull’album i vari membri della band hanno usato anche alcuni strumenti che all’epoca erano tecnologia innovativa. Un bell’esempio di questo armeggiare con texture di tastiera rivoluzionarie per quei tempi è la strumentale che dà il titolo al disco. Il brano d’apertura si vanta di un uso ingegnoso di batterie elettroniche e sintetizzatori EMS VCS3. Rick Wright ne ricava una texture monotona e ripetitiva, a cui presto si aggiunge l’accompagnamento di chitarra slide di Dave Gilmour. Il tutto è sorretto da una linea ritmica dal colore elettronico, firmata Nick Mason. Il risultato finale è un’atmosfera misteriosa, leggermente futuristica, che ricorda un po’ le creazioni delle band krautrock di quel periodo, con i Can in testa. Con questo pezzo, che insieme a “Childhood’s End” è l’unico dell’album che abbiano mai eseguito dal vivo, aprivano spesso i concerti del 1973.

La strumentale successiva, “When You’re In”, è un’altra creazione relativamente atipica ma interessante: un rock duro costruito su frasi di chitarra incisive e sul suono vellutato dell’organo hammond. Peccato che il bel motivo venga un po’ rovinato solo dalla chiusura improvvisa, troppo frettolosa, che fa sembrare il pezzo leggermente abbozzato. Nella splendida “Burning Bridges” i Pink Floyd costruiscono un ponte riuscito tra la psichedelia sognante dei primi anni e la malinconia art rock scoperta per la prima volta su “Meddle”. Wright crea una melodia romantica all’organo hammond, mentre per gli inserti malinconici ci pensano i tipici slide di chitarra “piangenti” di Gilmour. Il loro splendido scambio di parti vocali è un altro dei grandi fascini di questo pezzo eccellente. La sua melodia ritorna più avanti nella strumentale “Mudmen”, solo con un tempo leggermente modificato.

La scatenata “The Gold It is In the…”, dove Gilmour torna a regnare con slide e voce, è un altro rock duro, stavolta su una base più che evidentemente blues. La bellissima ballata acustica “Wot’s…Uh the Deal” è il successivo momento da “star” per Gilmour, dove il leggendario chitarrista incanta con una melodia meravigliosa e un canto eccellente. David si è ricordato di questo pezzo solo molti anni dopo, quando nel 2006 è entrato nella scaletta dei suoi concerti (dove si esibiva insieme a Rick Wright).

Il brano “Childhood’s End” si ispira all’omonimo romanzo di Arthur C. Clarke. Il testo racconta gli ultimi giorni di Jan Rodricks, l’ultimo uomo sulla Terra, e il prezzo che l’umanità ha dovuto pagare nelle pagine finali del libro. Gilmour brilla ancora con una combinazione di slide da spezzare il cuore e un’ottima prova vocale, mentre a fargli buona compagnia c’è un uso pieno di temperamento dell’organo hammond. Un’altra curiosità: fino ad “A Momentary Lapse of Reason” (1987) è stato l’ultimo brano dei Pink Floyd nato interamente sotto la regia solista di Dave Gilmour, il che significa che ne ha scritto sia la musica sia il testo.

La creazione di Waters “Free Four”, uscita anche come singolo, è stato il primo pezzo dei Pink Floyd a ottenere un airplay più ampio sulle radio americane. Allo stesso tempo è il primo brano nella storia della band il cui testo si riferisce direttamente alla morte di Eric Fletcher Waters, il padre di Roger, un tema a cui Roger tornerà per gran parte della sua carriera musicale. Il pezzo si basa su un motivo rock’n’roll relativamente semplice, con battimani nel mezzo e frasi di chitarra leggere, che col tempo però virano verso acque un po’ più dure. Mr. Waters si fa valere con una prova vocale caratteristica, un po’ cinica, e con linee di basso ben spesse.

L’ottima ballata “Stay” è l’occasione per Rick Wright di mettersi di nuovo in mostra con un pianoforte delicato e un canto malinconico, mentre a fargli da spalla ci sono il basso di Waters e l’uso scanzonato del wah-wah di Gilmour. La strumentale ambient conclusiva “Absolutely Curtains”, grazie alla magia di Wright al sintetizzatore VCS3, al piano elettrico e all’organo hammond, ma anche all’uso spiritoso dei piatti da parte di Mason, è intrisa di un’atmosfera straordinaria. Nel finale si può sentire il canto scatenato della tribù africana dei Magupe, che compare anche nel film.

“Obscured by Clouds” non rientra di certo tra i risultati migliori della storia della leggendaria band, la maggior parte dei quali ha scritto il proprio nome a caratteri d’oro nella storia del rock, ma resta comunque una colonna sonora per film molto interessante, se non addirittura ottima. In quel periodo il collettivo dei Pink Floyd era pieno di idee eccezionali, cosa che si nota soprattutto nella varietà dei brani, e anche il loro suono inconfondibile era ormai nato. In un’ondata di capolavori che i Pink Floyd sfornavano negli anni Settanta come su una catena di montaggio, l’unico indicatore abbastanza affidabile della qualità di questo album è che si tratta di un prodotto nettamente migliore di “More” e che alcuni dei pezzi che contiene sono serviti da fondamenta per il sound di “Dark Side of the Moon”.

Formazione

David Gilmour – chitarra, voce, VCS3
Nick Mason – batteria, percussioni
Roger Waters – basso, voce, VCS3
Richard Wright – tastiere, voce, VCS3, organo hammond

Produzione

Pink Floyd

Tracklist

1. Obscured By Clouds
2. When You’re In
3. Burning Bridges
4. The Gold It’s In The …
5. Wots … Uh The Deal
6. Mudmen
7. Childhood’s End
8. Free Four
9. Stay
10. Absolutely Curtains

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