Octopus

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Autore: Peter Podbrežnik

Artista: Gentle Giant
Etichetta: Vertigo Records
Uscita: 1972
Voto: 5/5

Con “Octopus” i Gentle Giant hanno firmato una delle loro opere migliori. L’album offre un intero spettro di idee musicali uniche, che la band ha sempre saputo sfornare come se niente fosse. Maestri straordinari di tantissimi strumenti e innovatori musicali come nel rock ce ne sono stati pochi, i Gentle Giant con i loro primi album ribadiscono ogni volta che questa band avrà sempre i suoi ascoltatori fedeli e il suo status di culto tra gli amanti della buona musica. Un assortimento così variegato di parti complesse, suonate in modo magistrale, di armonie vocali a più voci e di arrangiamenti eccezionali come quelli di questo album (e della maggior parte del lavoro della band) merita tutta l’ammirazione possibile. Le loro armonie vocali hanno influenzato band molto più conosciute e di maggior successo commerciale (i Queen, per dire). Oltre alla professionalità e a un’intesa pazzesca, i Gentle Giant hanno sempre messo nella loro musica un umorismo coloratissimo, birichino e intelligente, che si riflette già nel nome stesso della band. Su “Octopus” domina per lo più un sound “folky”, che si contamina di continuo con elementi musicali variegatissimi, capaci di spingersi dal jazz fusion fino all’hard rock. Dopo “Three Friends” (1972) la band è diventata ancora più complessa e ha lasciato da parte la maggior parte delle parti hard rock che dominavano il disco precedente. Dietro la batteria, al posto di Malcolm Mortimore, su “Octopus” siede John Weathers, tecnicamente ancora più preparato. Sull’album c’è di nuovo un’intera gamma dei più svariati strumenti, a dimostrazione del fatto che ogni membro della band, con i fratelli Shulman in testa, era un polistrumentista.  A fare da ciliegina c’è anche l’ottima copertina di Roger Dean (autore, tra l’altro, delle copertine di band come Yes, Uriah Heep, Asia, Osibisa…).

“The Advent Of Panurge” si apre con lo scambio vocale tra Derek e Philip. Poco dopo si uniscono la batteria di Weathers, gli assoli velocissimi di Green e il resto degli strumenti, che creano subito una vera e propria fusione sonora. Nel brano puoi scegliere a piacere quali parti musicali ti restano più impresse in quel momento, tanto ce ne sono. Interessante anche la divisione vocale e lo scambio tra i due cantanti, affiancati in parallelo dalle chitarre all’estrema sinistra e all’estrema destra. Il pezzo, se ascolti il testo, è un’altra delle loro storie spiritosissime e intelligenti, ispirata all’opera letteraria “Gargantua e Pantagruel” di François Rabelais (1494-1553). “Raconteur Troubadour” ha delle ottime parti barocche di “folk rock”. Qui i Gentle Giant si rivelano i moderni eredi dei trovatori inglesi medievali. Le voci di Derek sono splendide, mentre violino brillante e fiati eccellenti ti toglieranno semplicemente il fiato. “A Cry For Everyone” si basa su un riff hard rock, quasi metal, di Green e sui suoi ottimi assoli. Anche Minnear è eccellente con gli assoli all’organo. La band sapeva essere “heavy” e complessa allo stesso tempo, quando ne aveva voglia. A giudicare dal testo, il brano s’ispira alle opere e alle idee dello scrittore francese Albert Camus. “Knots” è uno dei classici della band, dove regnano le loro armonie vocali a più voci, marchio di fabbrica. La composizione è costruita sulla struttura musicale del madrigale. Alle armonie vocali a più voci tengono dietro di continuo le percussioni (lo xilofono) di Weathers, spiritosissime e uniche, che all’ascolto evocano davvero il passo del gigante gentile. Ancora uno di quegli elementi musicali che sono il marchio di fabbrica della band, insomma. “Knots” è un capolavoro che anni dopo è stato “copiato” da un sacco di band prog rock moderne (gli Spock’s Beard, per esempio). Voci multitempo e batteria frenetica ti resteranno di sicuro in testa a lungo. “The Boys In the Band” si apre con una risata luciferina e con una moneta che rotola sul tavolo, e in un attimo ci risucchia in una fusione pazzesca dei più diversi ingredienti musicali della band. A quegli elementi tipici che solo loro sanno evocare si aggiungono nella seconda parte gli assoli del sassofono di Derek e della chitarra di Green, più “qualche” altro assolo, che si alternano  fino alla chiusura del pezzo. In questo brano si sente chiaramente l’incredibile affiatamento della band. “The Boys In the Band” è senza dubbio una delle più grandi opere d’arte che il gruppo abbia mai creato. “Dog’s Life” è costruita soprattutto sul violino ed è un’altra di quelle creazioni folk rock della band con elementi musicali scherzosi, così tipici per loro. Lo xilofono ci culla di nuovo nel tenero grembo del gigante. I ragazzi tornano un po’ “seri” con “Think Of Me With Kindness”, una ballata bellissima e una composizione molto melodica costruita su pianoforte e fiati. Kerry Minnear alla voce solista è qui davvero ottimo. La conclusiva “River” è una composizione folk rock sperimentale basata sul riff inconfondibile di Green e sul violino di Ray. Le tastiere di Minnear (moog synthesizer) creano invece lo sfondo sonoro che dà vita a un’atmosfera di un’intensità straordinaria.

“Octopus” è uno di quei classici del rock progressivo che al momento dell’uscita era molto avanti rispetto ai suoi tempi. Ha influenzato tante band progressive moderne, gli americani Spock’s Beard ed Echolyn, per dire. “Octopus” è una delle opere migliori e più accessibili di questa band leggendaria, ma incredibilmente trascurata. L’album è senza difetti e l’unica cosa che forse gli si potrebbe rimproverare è la durata piuttosto breve del disco, cosa però niente affatto strana per le tecniche di registrazione dell’epoca. “Octopus” definisce questa band più di qualsiasi altro loro album e dimostra chiaramente che i Gentle Giant sono semplicemente troppo bravi per restare ignorati dagli amanti del progressive rock sinfonico e della buona musica in generale. Questo album è anche il punto di partenza ideale per chi sta ancora scoprendo la band. “Octopus” ti avvolgerà sempre nei suoi tentacoli, subito oppure dopo diversi ascolti. E non ci crederai: dopo questo album i Gentle Giant sono diventati ancora più bravi!

Formazione

Derek Shulman – voce, sax contralto
Gary Green – chitarra, percussioni
Philip Shulman – sassofono, tromba, mellophone, voce, cori
Raymond Shulman – basso, violino, chitarra, percussioni, voce
Kerry Minnear – tastiere, vibrafono, percussioni, violoncello, moog, voce, cori
John Weathers – batteria, percussioni, xilofono

Produzione

Gentle Giant

Tracklist

1. The Advent Of Panurge (4:45)
2. Raconteur Troubadour (4:03)
3. A Cry For Everyone (4:06)
4. Knots (4:11)
5. The Boys In The Band (4:34)
6. Dog’s Life (3:13)
7. Think Of Me With Kindness (3:31)
8. River (5:52)

Durata dell’album: 34:15

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