The Snow Goose
Autore: Peter Podbrežnik
Artista: Camel
Etichetta: Decca Records
Uscita: 1975
Voto: 5/5
Dopo il relativo successo commerciale dell’ottimo »Mirage« (1974), che li aveva messi sulla mappa come una delle speranze più luminose del rock progressivo sinfonico, i Camel decisero di fare un album concettuale e completamente strumentale. Cioè senza voci. Lo shock per la loro etichetta americana, che col loro nome voleva far girare un bel po’ di grano, fu ovviamente enorme. I ragazzi, però, se ne fregarono altamente e decisero di sfornare un altro capolavoro, che per molti versi superò addirittura il suo straordinario predecessore. »The Snow Goose« (il titolo completo, per questioni di diritti d’autore, sarebbe in realtà »Music Inspired By the Snow Goose«, ma la maggior parte delle etichette e dei fan della band se ne infischia) è un concept album basato sul racconto dello scrittore americano Paul Gallico. L’idea è nata nella testa dei membri della band, tutti appassionati lettori di classici della letteratura. Tra le varie opzioni letterarie, tra cui anche Siddhartha, alla fine la scelta cadde sul libro preferito del bassista Doug Ferguson.
A far pendere la bilancia verso l’album concettuale contribuì un po’ anche il successo inaspettato della loro epica »White Rider« (Mirage, 1974), ispirata al Signore degli Anelli. In »The Snow Goose« tra un pezzo e l’altro non ci sono pause: le tracce si fondono direttamente l’una nell’altra, e questo aumenta ancora di più l’intensità dell’intero concept. Così, ascoltando, senza bisogno di nessun testo, puoi ricostruirti da solo davanti agli occhi tutta la storia dell’album. Pare che la band avesse addirittura pensato di registrare tra i brani degli estratti letti dal libro, per legare la storia e le singole tracce, ma l’idea fu scartata per via dei diritti d’autore. Meglio così, molto meglio di qualsiasi lettura: in mezzo ci sono tanti brani più brevi, costruiti per lo più su chitarra acustica, pianoforte e mellotron, che fanno da ponte tra i pezzi più lunghi. Grazie a numerosi arrangiamenti orchestrali, garantiscono lo scorrere fluido dell’intero concept.
Sull’album non troverai quindi nessun lungo brano epico, pure così tipico dell’immagine e dell’opera di questa band, ma tante composizioni brevi, di cui solo due superano i cinque minuti. I Camel sono ovviamente musicisti eccezionali. Con questo disco Latimer dimostra di non essere solo un grande chitarrista e un cantante discreto, ma anche un ottimo flautista. Ward è stato uno dei batteristi più talentuosi e unici della sua epoca. La linea di basso corposa di Ferguson è sempre ben riconoscibile. Ed è sempre un piacere ascoltare i capolavori di Bardens all’organo e al mellotron. Gli splendidi arrangiamenti orchestrali sono opera di David Bedford, noto al pubblico più ampio soprattutto per la collaborazione con Mike Oldfield su »The Orchestral Tubular Bells« (1975).
Una breve descrizione dell’interessante concept, che in fondo è un dramma di guerra sul potere dell’amicizia e dell’amore: la storia parla di Rhayader, un uomo solitario, disprezzato per il suo aspetto diverso, che un giorno cura un’oca delle nevi ferita. A portargliela è stata una ragazzina di nome Fritha, che, per prendersi cura dell’uccello ferito, ha vinto la paura di Rhayader e ha fatto amicizia con questo eremita schivo, amante degli uccelli. Poco dopo l’oca, ormai guarita, vola via, e i due, che grazie a lei si erano avvicinati, ne restano profondamente addolorati. Il risultato è che Fritha smette di andare a trovare Rhayader, e lui, che sente la mancanza dell’oca delle nevi non meno di lei, diventa solo e infelice.
Questo pesa sulla sua decisione fatale di unirsi ai soldati nella battaglia sulla costa francese, anche se l’oca delle nevi rientra nella sua vita e da allora in poi lo segue fedele in ogni campagna di guerra. Più tardi Rhayader viene ucciso in uno scontro sull’acqua, nel pieno della tempesta bellica, mentre cerca di difendere la città dagli aggressori. L’oca delle nevi ricompare in mezzo al caos della battaglia e risolleva il morale dei difensori rimasti. Dopo il lieto fine dello scontro, i cittadini per gratitudine la chiamano »La Princesse Perdue«, simbolo di una speranza che resta sempre, nonostante gli orrori della guerra. Fritha, che poco dopo la partenza di Rhayader comincia a sentire la sua mancanza, nel mezzo di uno stormo scorge la sua amata oca delle nevi e capisce che lo strano uomo, di cui tanta gente aveva paura pur essendo la bontà fatta persona, non tornerà mai più. »The Snow Goose« è dunque una storia triste, ma allo stesso tempo bellissima, sul potere dell’amore e della camaratería. Con un concept così complesso, drammatico e tragico non c’è da stupirsi che i Camel raccontino la storia con la loro musica soprattutto attraverso splendidi tappeti sonori e un’atmosfera orchestrale che poggia su quella tipica malinconia celtica che sanno evocare solo gli isolani.
Dopo l’iniziale »The Great Marsh«, con i suoi misteriosi cori mistici generati dal sintetizzatore e una brillante linea di mellotron, arriva »Rhayader«, uno dei classici della band, uscito anche come singolo. Con l’assolo d’apertura di Latimer al flauto e il pianoforte di Bardens ti conquista in un attimo, e lo stesso vale per il resto della sua splendida struttura ritmica. Gli assoli d’organo di Bardens aggiungono ancora bellezza a questa composizione straordinaria. Segue »Rhayader Goes To Town«, con gli assoli eccezionali di Latimer e il tipico effetto wah-wah sulla chitarra, più gli assoli esoterici di Bardens al mellotron. Per tutto il pezzo si alternano parti ritmiche veloci e lente che creano una magia incredibile. Il momento migliore è senza dubbio quando si uniscono la chitarra di Latimer passata nel wah-wah e l’organo, per poi far partire subito dopo i suoi tipici assoli di slide. Ne tira fuori una malinconia pazzesca, completata dall’armonia tra chitarra e tastiere. Perfezione pura e un altro classico della band.
»Sanctuary« è uno strumentale di raccordo più breve, per chitarra acustica e mellotron, che crea la sensazione di un paesaggio innevato in una notte d’inverno. »Fritha« ha una melodia dolcissima di flauto, tastiere e chitarra acustica. »The Snow Goose« costruisce un’atmosfera meravigliosa con magici tappeti sonori e assoli malinconici di chitarra, ed è uno dei vertici del disco. »Friendship« ne è l’opposto: una composizione deliziosamente giocosa, in cui non è difficile immaginarsi l’oca che starnazza accanto al suo nuovo amico. In »Migration« si sentono tra le altre cose le linee vocali di Latimer, che annunciano con tristezza l’addio dell’oca ai suoi salvatori. »Rhayader Alone«, come dice il titolo, è un altro brano di estrema malinconia, che riflette la solitudine del protagonista dopo che l’oca e Fritha lo hanno lasciato, e in cui si risente anche il tema centrale di »Rhayader«.
»Flight Of the Snow Goose« ha un ritmo incalzante e assoli grandiosi di chitarra e tastiere. »Preparation« è un folk rock sinfonico costruito su un flauto splendido e armonie vocali di accompagnamento. Domina un’atmosfera tesa e misteriosa, che risuona dei preparativi di Rhayader per la battaglia fatale. »Dunkirk« è stato uno dei teatri di battaglia della Seconda guerra mondiale ed è anche l’ispirazione per una delle migliori composizioni epiche della band. Qui Rhayader, mentre difende la città, trova una fine sfortunata. Il tema centrale epico, costruito sull’organo di Bardens, su arrangiamenti orchestrali di fiati e su un ritmo marziale, dà davvero il senso di una grande battaglia. Nella seconda parte il ritmo cambia e sostituisce il tema principale, e l’ascoltatore si ritrova nel cuore dello scontro più feroce, mentre gli assoli supersonici di Latimer e la batteria eccellente di Ward, con una marea di stacchi, drammatizzano al massimo questa composizione epica fino alla fine.
»Epitaph« è un lamento per il defunto Rhayader, dove risentiamo quel tema gelido e misterioso che fa risuonare l’assurdità della guerra. »Fritha Alone« è un altro atto triste al pianoforte: alla fine della storia anche Fritha è rimasta sola, il che fa capire che in fondo il destino di Rhayader non le era indifferente. »La Princesse Perdue« è invece l’atto conclusivo di questo dramma, un’epopea grandiosa che simboleggia il ritorno dell’oca delle nevi, dopo che i cittadini l’hanno accolta come simbolo di speranza nei tempi difficili. Assoli di chitarra bellissimi e virtuosi, ritmo intenso e arrangiamenti di tastiere eccellenti, che creano un finale positivo per questa tragedia, nonostante la morte del protagonista. »The Great Marsh« chiude l’album nello stesso modo in cui si era aperto: l’atmosfera è avvolta dalla nebbia del mistero.
»The Snow Goose« è il capolavoro concettuale in cui i Camel hanno raggiunto il loro apice creativo. È anche il loro lavoro più maturo, dove la perfezione musicale assoluta si fonde con una bellezza sonora fuori dal comune e un concept azzeccatissimo. Proprio per questo è il loro disco migliore, anche se di certo non è stato l’ultimo dei loro capolavori. È incredibile come la band riesca sempre a unire una complessità enorme con motivi melodici. Anche se »The Snow Goose« è un album strumentale, per il pubblico più ampio è quasi la loro creazione più accessibile, proprio grazie a melodie bellissime che ti restano nelle orecchie a lungo dopo l’ascolto (o dopo più ascolti). »The Snow Goose« è senza ombra di dubbio uno di quei classici del rock progressivo sinfonico degli anni ’70 che nessun fan del genere dovrebbe lasciarsi mancare, e negli anni ha influenzato in modo importante lo sviluppo dei concept album delle band prog moderne. Quest’ultima ristampa contiene come bonus track le versioni singolo mai pubblicate prima di »Flight of the Snow Goose« e »Rhayader«, un’altra versione singolo inedita di »Flight of the Snow Goose« e le versioni dal vivo di »Rhayader Goes To Town« e »The Snow Goose/Freefall«, registrate durante un’esibizione al Marquee Club di Londra nel 1974.
Formazione
Andy Latimer – chitarra elettrica, acustica & slide, flauto, voce
Doug Ferguson – basso
Peter Bardens – organo, minimoog, pianoforte acustico & elettrico, organo a canne, ARP Odyssey
Andy Ward – batteria, percussioni
Produzione
David Hitchcock
Tracklist
1. The Great Marsh (2:02)
2. Rhayader (3:01)
3. Rhayader Goes To Town (5:20)
4. Sanctuary (1:05)
5. Fritha (1:19)
6. The Snow Goose (3:12)
7. Friendship (1:44)
8. Migration (2:01)
9. Rhayader Alone (1:50)
10. Flight Of The Snow Goose (2:40)
11. Preparation (3:58)
12. Dunkirk (5:19)
13. Epitaph (2:07)
14. Fritha Alone (1:40)
15. La Princesse Perdue (4:44)
16. The Great Marsh (1:20)
Durata dell’album: 43:22
La ristampa uscita per Decca (A Universal Company) nel 2002 contiene 5 bonus track:
Flight of The Snow Goose (single edit) (2:05)
Rhayader (single edit) (3:09)
Flight Of The Snow Goose (alternate single edit) (2:49)
Rhayader Goes To Town (Live 10-30-1974) (5:07)
The Snow Goose / Freefall (Live 10-30-1974) (11:01)