On Parole spegne 21 candeline
Dopo esserci scatenati un mese fa al compleanno delle puzzole Dirty Skunks, il primo weekend di febbraio è toccato all’etichetta On Parole festeggiare la maggiore età all’americana. Avrebbero dovuto soffiare sulle 20 candeline tonde tonde, ma, come per un sacco di altre cose, «se l’è portata via la peste». Così Chop e Simona hanno semplicemente fuso due anni di festeggiamenti in un festival di due giorni, celebrando una storia iniziata nel lontano marzo 2002 con l’uscita dell’album dei Sarcasm Igra narave (con in aggiunta il debutto dei Crematory), a cui sono seguite fino a oggi decine di uscite di band di casa nostra (e qualcuna straniera). Il primo giorno al Dom svobode di Trbovlje sono saliti sul palco Ate Era, Deprivacija, Vulvathrone e Hellcrawler, mentre sabato è toccato ad altri cinque protetti dell’unica etichetta slovena che da oltre vent’anni si fa in quattro perché tante uscite delle band di casa vedano la luce sul supporto giusto.
L’onore di aprire le danze sabato è andato ai death metaller di Kranj Penitenziagite, che con On Parole nel 2015 hanno pubblicato il debutto Humanity Galore, a mio parere uno dei tre migliori album death metal usciti da queste parti. I Penitenziagite sui palchi non si vedevano da un’eternità e vedere il loro logo sul manifesto del concerto è stata quasi una mezza sorpresa. Dal vivo dai Penitenziagite ci si è sempre aspettati tanto e nemmeno stavolta hanno deluso, anche se la lunga assenza dai palchi un pochino si sente. A Trbovlje si sono presentati con una formazione rinnovata: alla chitarra si è aggiunto Mičo dei Gonoba, che al suo primo concerto con la band se l’è cavata alla grande. Per il resto, in poco meno di tre quarti d’ora la band ha di nuovo calpestato tutti a colpi di death metal tosto, dominato dalla voce potente e comprensibilissima di Demshy, che negli anni non ha perso nemmeno un grammo di forza, e rinforzato da riff variegati e da una sezione ritmica brutale. Il death epico è esploso come un vulcano nei pezzi del debutto come Origin of Desolation, Cleansing e Path Lain in Shadows, ma è stato bello sentire anche qualche novità, che fa evolvere il sound soprattutto con trame di chitarra ancora più elaborate e un intreccio di elementi black e death. Spero che Chop e Simona continuino a prendere a calci in culo i Penitenziagite (come ha detto Demshy ringraziandoli) e che li spingano al più presto verso il successore di Humanity Galore.
Ancora più brutale il seguito, con i death grinder Glista, che con On Parole nel 2018 hanno pubblicato il debutto Death Machinery. In pieno stile grind, i Glista in una buona quarantina di minuti hanno sparato una ventina di pezzi, mettendoci dentro di tutto, dal classico grind alla Napalm Death/Carcarss fino alla cupa-cupa polka e agli intermezzi disco. Insomma, caos e follia, come da copione per i Glista. Dal vivo conquistano sempre i bassi vocalizzi gutturali di Matija, le urla, i pig squeal e tutto quello che c’è in mezzo, ma a vincere sono i suoi discorsetti un po’ goffi tra un pezzo e l’altro, in un belLo sloveno da manuale. Che poi svaniscono nel tornado della sezione ritmica e nella riffeggiata da tritacarne del duo di chitarre, che si occupa anche di uno show sul palco niente male. Mentre Gapa sbraita sul palco come un diavolo della Tasmania, l’altro chitarrista nella penombra tortura stoicamente le corde. Ecco i Glista dalla A alla Z. E per fortuna, adesso coi Glista si può anche skateare!
Il ritmo si è un po’ rallentato con il trio stoner/doom del Litorale Omega Sun, che da qualche anno si esibisce con successo e con regolarità anche sui palchi europei. Il loro debutto, Opium for the Masses, è uscito per On Parole nel 2017. Con un suono eccellente, gli Omega Sun hanno servito riff davvero pesanti e massicci, linee di basso grasse e una batteria potente. Il loro classico sound stoner il trio lo arricchisce a tratti con momenti psichedelici e più atmosferici, che lo avvicinano agli anni Settanta e ai Black Sabbath, e altre volte con un tocco più moderno, non lontano dalla scena di Seattle anni Novanta. Mentre la lentezza e l’unto degli Omega Sun poggiano su basso e batteria, è la chitarra di Aris a far sì che i pezzi non diventino monotoni, con linee variegate. In più, ovviamente, c’è anche la voce potente e convincente di Med, che suona come un mix tra Ozzy Osbourne, Chris Cornell e John Garcia. Gli Omega Sun sono stati una bella gita di genere in una serata fatta per lo più di band dal suono più estremo.
Su acque in qualche modo affini a livello di genere, ma molto, molto più heavy, sono andati avanti i Britof, dalla Carinzia slovena, che l’anno scorso hanno pubblicato con On Parole il loro secondo album in studio, Ruins. Di recente hanno scosso ancora di più la scena di casa, diventando la prima e finora unica band slovena a esibirsi all’Ozzfest (digitale)! Probabilmente ancora sull’onda di questa grande mossa, si sono presentati anche sul palco di Trbovlje e fin dal primo secondo hanno portato in sala un vero uragano fatto di furia animalesca, in cui il trio fonde con maestria heavy e stoner metal con tocchi di rock’n’roll alla Motörhead. Vedere dal vivo Alex Paradiž è semplicemente sbalorditivo: mentre infuria sui tamburi come una bestia (leggi: Animal dei Muppet), si occupa anche di una voce penetrante e potente, mezza urlata, che a tratti ricorda i momenti più ruvidi di Phil Anselmo. Ma non sono da meno il bassista Jan Laznik e il chitarrista Matej Pok, che formano l’ossatura solida del trio, che, a giudicare da quello che abbiamo visto e sentito dal vivo, è la definizione stessa di «power trio». I Britof hanno davvero ridotto Trbovlje a un cumulo di macerie.
Ultimi a salire sul palco del Dom svobode sono stati i Morost di Lubiana, che con On Parole nel 2021 hanno pubblicato il secondo album Forged Entropy, ma stavolta ha prevalso il ritorno a Lubiana e i Morost li becchiamo un’altra volta. In ogni caso, per chiudere mancava solo qualche succoso discorso del Dr. Chop, e comunque dal profondo del cuore tanti auguri a On Parole, e che la bandiera di questi alfieri dell’editoria metal di casa nostra sventoli ancora a lungo.
Foto: Nina Grad

































