On The Third Day
Autore: Peter Podbrežnik
Artista: Electric Light Orchestra
Etichetta: Legacy Recordings
Uscita: year
Voto: 4/5
Secondo la Bibbia, il terzo giorno Dio avrebbe modellato la superficie terrestre, e nel terzo anno di vita dell’istituzione art rock britannica Electric Light Orchestra il loro “dio”, cioè il cantante, chitarrista e tastierista occasionale Jeff Lynne, ha creato il terzo album degli ELO, significativamente intitolato “On The Third Day”. Fu il primo disco della band senza il minimo contributo del membro fondatore Roy Wood, che insieme a Lynne, dopo lo scioglimento dei The Move, aveva piantato il seme degli ELO.
Di tutti gli album degli ELO, a parte i primi due, “On The Third Day” è quello che più si è avvicinato a quella che si potrebbe chiamare la definizione di rock progressivo, anche se il sound della maggior parte del disco lo descriverei meglio come rock melodico sinfonico con un’attenzione sotterranea per la sperimentazione art rock. Anche stavolta non mancano i maestosi arrangiamenti orchestrali e i cambi di tempo complessi, che completano alla grande la visione di Lynne: fondere il rock melodico della più pura scuola The Beatles con la sinfonica alta che arriva dalla musica classica dell’Ottocento. “On The Third Day” segna inoltre l’ultimo momento della loro carriera in cui Lynne, in studio, creava il tipico sound orchestrale degli ELO sovraincidendo più volte gli arrangiamenti d’archi di violino e violoncello, adattandolo alle basi del rock melodico. Per il disco successivo ingaggerà già un’orchestra vera.
La maggior parte dei pezzi di “On The Third Day” è più breve, più accessibile, e i singoli arrangiamenti sono diventati ancora più melodici di prima. Due brani, poi, si potrebbero già considerare pop rock. L’atmosfera generale del disco è anche molto meno cupa e più romantica rispetto ai primi due album, dove si sentiva ancora l’influenza di Wood. Gli ELO qui perdono visibilmente un po’ di mordente, ma in compenso guadagnano in affiatamento e in scorrevolezza tra un arrangiamento e l’altro. Lynne come cantante è ulteriormente migliorato: la sua voce ha guadagnato in ampiezza e raffinatezza melodica, anche se stavolta i testi sono piuttosto insulsi. Anche il suo modo di suonare la chitarra è cresciuto, benché in carriera non si sia mai meritato il primo premio per questo. La batteria di Bevan è, nella maggior parte dei pezzi, un po’ più sottile di prima, il che non vuol dire che non faccia centro con quel suo ritmo tipico, brillante e ramificato, e con i cambi imprevedibili. Il tastierista Richard Tandy usa bene anche una classica tastiera prog rock, il mini moog, che in certi brani prende un rilievo speciale, e dimostra di non essere affatto uno qualunque, anche se nei lavori successivi finirà spesso un po’ in secondo piano. Nemmeno stavolta sono mancati i cambi di formazione: il nuovo violinista Mik Kaminski ha preso il posto di Wilf Gibson, mentre Colin Walker, andandosene, ha lasciato Mike Edwards da solo nel ruolo di unico violoncellista. Con questo disco gli ELO si sono di nuovo presi sulle spalle quell’etichetta che era allo stesso tempo il più grande complimento e la critica più feroce al loro sound – cioè che spesso suonano come i Beatles con l’orchestra, anche se i loro arrangiamenti orchestrali, e con essi la parte più grossa del sound, si riconoscevano sempre da lontano un miglio.
I primi quattro brani del disco non hanno pause tra l’uno e l’altro e formano così una specie di mini suite, che costituiva anche un quasi-concept sulla creazione del mondo (da qui il titolo dell’album). Il disco si apre con la drammatica “Ocean Breakup/King Of The Universe”, dove sull’ascoltatore si abbattono possenti arrangiamenti orchestrali d’archi mentre sullo sfondo si sente chiaramente un codice Morse che segnala la sigla ELO. Dopo il primo passaggio arriva un motivo romantico di piano elettrico e violoncello, che costituisce la melodia centrale. Poi entra Lynne con la sua voce inconfondibile, che in certi registri ricorda senza problemi anche John Lennon. Un’introduzione solida al disco, che prosegue con successo con la serena e piacevole “Bluebird Is Dead”, dove le influenze dei The Beatles sono ancora più evidenti. Si tratta infatti di una creatura rock melodica solidissima, con gusti arrangiamenti sinfonici affidati al violoncello, voce sognante e un assolo di chitarra spiritosissimo. “Oh No Not Susan”, il cui testo parla di una donna apatica circondata da un lusso eccessivo, ha un’introduzione possente e complessa e un finale eccellente con un assolo di violino di gran gusto. Rappresenta allo stesso tempo la prima e l’ultima volta in carriera in cui Lynne ha usato nel testo la celebre parolaccia di quattro lettere che comincia per F. La suite in quattro parti si chiude con la positivissima “New World Rising/Ocean Breakup (reprise)”. Questa composizione eccellente contiene un interessante motivo crescente di piano elettrico che, attraverso i suoni del violoncello, si riversa in una sezione complessa con passaggi squisiti di mini moog. A legare alla perfezione le complesse sezioni strumentali ci pensa la voce drammatica di Lynne.
Segue il grande hit pop rock “Showdown”, uscito in origine solo nella versione americana dell’album (anche come singolo), dove è diventato l’unico successo degli ELO tratto da questo disco. Ancora oggi, con pieno merito, è considerato uno dei loro pezzi più amati. Per gli ELO rappresentava allora la prima vera svolta stilistica, soprattutto grazie al ritmo funk del basso, che sostiene in modo splendido la doppia armonia dei violoncelli e la voce variabile di Lynne. A fare la fortuna del pezzo però sono l’ottimo ritornello centrale, le armonie vocali sopraffine, i bellissimi arrangiamenti d’archi e il gustoso assolo di chitarra nella parte centrale. Senza dubbio uno dei loro migliori pezzi pop, che è diventato in pratica una specie di precursore, se non il prototipo, di tutti i loro hit pop rock successivi. L’ottimo strumentale “Daybreaker” è invece uno dei più grossi esperimenti prog rock del disco. Qui a brillare è soprattutto Richard Tandy con i suoi arpeggi spiritosi al mini moog. Nel motivo principale suonato con questo strumento si avverte addirittura il prototipo del suono che negli anni Ottanta sarebbe diventato tipico della maggior parte delle band (neo) prog rock successive. Tandy qui ha dimostrato agli scettici di padroneggiare alla grande le tastiere, anche se in seguito non avrebbe mai più avuto una vera occasione di risplendere da solista come in questo pezzo.
“Ma-Ma-Ma Belle”, uscita anch’essa come singolo, è il secondo pezzo pop rock del disco. Qui a Lynne si è unito come ospite speciale anche il “20th Century Boy” del glam, Marc Bolan (T. Rex). Il suo tipico riff boogie-woogie si riconosce a chilometri di distanza. In sostanza è un brano rock and roll piuttosto elementare ma solido, con un testo scemo ma con passaggi di violoncello gustosissimi e un ritornello energico. Segue la super energica “Dreaming Of 4000”, dove ospita con la sua chitarra ancora Bolan. È uno dei pezzi migliori del disco, con tanti cambi d’atmosfera e imprevedibili cambi di tempo. Lynne usa di nuovo la voce in modo estremamente variabile, mentre le linee di violino sono da leccarsi i baffi. Il testo, per cambiare, stavolta è d’ispirazione religiosa, anche se (come di solito nella poesia di Lynne) non dice granché. Il brano di chiusura, la rielaborazione del classico di Grieg “In The Hall Of The Mountain King”, è un arrangiamento maestoso in cui il capolavoro della musica classica prende vita con successo in veste rock. I passaggi infuocati e taglienti degli archi, che formano il cupo motivo centrale, sono eseguiti in modo eccezionale, e la sua parte la fa anche un eccellente assolo di violino. Con il tempo il pezzo diventa sempre più veloce e si chiude con un finale classicheggiante e maestoso. Oltre agli ELP (anche se in misura decisamente minore), gli ELO sono stati una delle prime e allora rarissime band rock a cimentarsi con spiritose rielaborazioni di suite classiche, e per lo più ci sono riusciti, anche se la maggior parte dei puristi del classico ha sempre storto il naso. Personalmente non riesco a immaginare un modo migliore per far venire, senza motivo, a giovani ribelli rockettari la curiosità anche per la musica classica, che resterà sempre il fondamento della musica moderna e della cultura generale di ogni individuo.
“On The Third Day” è stato uno dei migliori album degli ELO, anche se non si può considerare un capolavoro, perché, nonostante composizioni quanto meno solide, non c’è stato nessun picco della loro carriera. Con questo disco gli ELO hanno iniziato la loro graduale trasformazione da ambiziosa formazione sinfonica prog rock a band sinfonica pop rock di livello mondiale. A differenza della maggior parte delle uscite successive, “On The Third Day” non ha avuto chissà quale successo commerciale: non è riuscito a entrare nelle classifiche di casa, mentre un certo successo (soprattutto grazie a “Showdown”) l’ha ottenuto solo negli USA. Forse il motivo principale per cui oggi, nonostante la sua dinamicità tra accessibilità melodica/pop rock e sperimentalismo prog, non rientra tra i loro album più riconoscibili è che era troppo poco impegnativo per la maggior parte dei buongustai del prog rock, mentre per gli amanti del rock classico era ancora troppo avventuroso. Chi non si fa troppi problemi e lo prende come un ottimo album art rock ci si divertirà senza difficoltà. Sulla qualità di “On The Third Day” dice forse tutto il fatto che fosse uno degli album preferiti di John Lennon. Pare che gli sia piaciuto al punto da proclamare gli ELO figli dei Beatles.
Formazione
Jeff Lynne – voce, chitarra
Bev Bevan – batteria, percussioni
Richard Tandy – pianoforte, mini moog
Mike de Albuquerque – basso, cori
Mik Kaminski – violino (tracce 1-4)
Mike Edwards – violoncello
MUSICISTI OSPITI:
Marc Bolan (T. Rex) – chitarra (tracce 7 e 8)
Wilf Gibson – violino (tracce 5-9)
Colin Walker – violoncello (tracce 5-14)
Produzione
Jeff Lynne
Tracklist
1. Ocean Breakup/King of the Universe (4:05)
2. Bluebird Is Dead (4:25)
3. Oh No Not Susan (2:52)
4. New World Rising/Ocean Break up (Reprise) (4:40)
5. Showdown (4:15)
6. Daybreaker (3:50)
7. Ma-Ma-Ma Belle (3:52)
8. Dreaming of 4000 (5:00)
9. In the Hall of the Mountain King (6:35)
Durata dell’album: 39:34