Over My Dead Body
Autore: Aleš Podbrežnik
Artista: Mills, Tony
Etichetta: Battlegod Productions
Uscita: year
Durata: 52:30
Voto: 4/5
Tony Mills è un musicista dalla carriera lunghissima, che va avanti dal 1977. A segnarla in modo particolare è stato il periodo con i leggendari AOR rocker britannici Shy, mentre più tardi ha prestato la voce per qualche anno anche ai lunatici hard rocker norvegesi TNT. Mills è noto anche per la collaborazione con un altro progetto norvegese, i Siam, e comunque la sua voce abbellisce una pletora di album di tantissimi artisti, sia come cantante principale sia come corista. Mills è considerato anche un compositore e arrangiatore di grande talento, oltre che un ottimo produttore.
»Over My Dead Body« è in tutto il quarto album in studio da solista di Tony Mills. È nato in tempi più lunghi del previsto, e più lunghi di quanto lo stesso cantante avesse pianificato all’inizio. Dopo aver lasciato i TNT tre anni fa, Mills ha provato a far rivivere il progetto Siam insieme al collega Henning Ramseth. Purtroppo la faccenda è andata a monte e le idee nate per i Siam sono finite così nel disco solista di Tony. »Over My Dead Body« è l’album più personale e confessionale del cantante, che ci porta dentro la storia di vita di Tony fatta di morte spirituale e rinascita. Da qui anche l’Appeso dei tarocchi in copertina, che simboleggia la disponibilità di una persona ad affrontare la morte e a rinascere.
Rispetto alle ultime cose fatte dal cantante, »Over My Dead Body« è tutta un’altra storia. La prima cosa che sorprende è il suo carattere cupissimo. La seconda è l’approccio vocale, parecchio diverso da quello a cui Tony ci ha abituati con gli Shy o, per dire, con i Serpentine, i revivalisti AOR. A influire è senza dubbio il modo stesso in cui sono state composte le canzoni. Sono nate dalla collaborazione di Mills con una marea di musicisti, come Ralph Cardall, Steve Higgs, Douglas Docker, Simen Johanhessen, Oyvind Waernes, Tony Marshall e Vince O’Regan, noto per aver lavorato con Bob Catley. Nella genesi del materiale hanno avuto un ruolo chiave anche musicisti e arrangiatori come Neil Kernon (produttore dell’album e collega di produzione di Tony ai tempi degli Shy), Robert Saal (Work of Art), Douglas R. Docker, Paul Sabu e il già citato Hennig Ramseth. Ognuno ha messo il suo tassello nel mosaico, e questo documento è quindi, tra arrangiamenti e atmosfere, tremendamente vario. Colorato. Pieno di variazioni di »temperatura«.
Su questo disco ci becchiamo insomma una fusione di generi a tutto campo. Dal pezzo a cappella Bitter Suite, che nell’intreccio delle melodie vocali deve un debito d’ispirazione ai Queen, fino ad assalti accelerati e metallizzati come la cupissima 28. Flight, o, più avanti nell’album, l’inno risvegliante Northern Star. I brani hanno un’interessante natura ibrida tra metal e AOR, già evidente nell’opener Time Won’t Wait, e nei momenti più sofisticati (soprattutto nei passaggi mid-eight) il disco scivola anche verso l’art rock e perfino verso i principi del rock progressivo. A tratti, soprattutto grazie al contributo vocale di Tony, sfiora persino i Queensrÿche, ed è un fattore legato anche alla collaborazione con Neil Kernon. Poi ci sono i momenti che garantiscono la continuità riconoscibile e l’appartenenza di Tony Mills al genere AOR, come 4 in the Morning e, subito dopo, Somewhere in London, dove ha lasciato il suo marchio compositivo Robert Saal, membro di Work o Art e W.E.T. Questo pezzo potrebbe finire senza problemi su uno degli album dei Work of Art o su dischi più tardi degli Shy come »Sunset And Wine« (2005) e »Unfinished Bussiness« (2003) . My Death è in realtà un rifacimento di Le Mort del compositore belga Jacques Brel.
Mills regna con la sua voce. L’album è completamente al servizio del suo dominio vocale. Il cantante è sempre totalmente concentrato sull’espressione autentica di passione ed emozioni, ed è proprio questo marchio inconfondibile il principale asso nella manica, la grande attrattiva di questo disco. In linea con la storia a cui è legato, anche a livello compositivo l’album è una specie di passaggio dal buio alla luce. Parte in modo marcatamente cupo e, attraverso quel buio, approda piano piano a melodie risveglianti e inniche, che annunciano la rinascita. »Over My Dead Body« è un manifesto in cui Mills ha ripulito del tutto anima e cuore, lasciandosi alle spalle un periodo di sconforto, frustrazioni e delusioni che lo avevano abbattuto al punto che il cantante non era più sicuro di riuscire a ritrovare ispirazione e slancio per fare musica. »Over My Dead Body« è quindi un atto di totale trionfo personale, ma anche artistico, con cui Tony Mills ha superato in modo convincente tutte le tempeste. Se conosci la discografia di questo cantante, »Over My Dead Body« ti farà senz’altro impazzire: ci restituisce un Tony Mills sotto una luce un po’ diversa, ma ancora una volta affascinante, tra grande perfezione creativa e un talento vocale ormai riconosciuto.
Formazione
Tony Mills – voce, cori
Paul Sabu – chitarra
Robert Saal – chitarra, tastiere
Henning Ramseth – chitarra, basso, tastiere
Douglas Docker – tastiere, cori
Eric Ragno – tastiere
Andreas Passmark – basso
Victor Borge – basso
Neil Kernon – basso “fretless”
Andreas Nergard – batteria
Produzione
Tony Mills
Tracklist
1. Time Won’t Wait
2. 28 Flights
3. We Should Be On By Now
4. No Love Lost
5. Gate 21
6. My Death
7. Bitter Suite
8. Northern Star
9. 4 In The Morning
10. Somewhere in London
11. Free Spirits