Passeggiata sull’arcobaleno con gli Over The Rainbow a Bologna (2009)

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Foto: Aleš Podbrežnik

Luogo: Estragon / Bologna / Italia
Data del concerto: 17.10.2009
Spettatori: 800
Prezzo del biglietto: 25,00€

Gli Over The Rainbow sono una combriccola pazzesca. Una compagnia di vecchi rocker, pescata da varie epoche del progetto dell’ex chitarrista dei Deep Purple, oggi beato trovatore rinascimentale, Ritchie Blackmore. Parliamo ovviamente dei Rainbow, la formazione che con Ronnie James Dio gettò le fondamenta di un hard rock e di un metal crudi, intrisi di epicità, mentre la sua incarnazione successiva con Graham Bonnet e infine con Joe Lynn Turner ha partorito qualche indimenticabile classico di taglio AOR.

Gli inconsolabili devoti dei Deep Purple e della loro “parentela” possono dirlo con certezza: dietro l’idea degli Over The Rainbow c’è in primo luogo Joe Lynn Turner. A pensarlo ci spingono le mosse creative di Turner degli ultimi quindici e passa anni, con cui Joe non si è mai allontanato davvero dal sospirare nostalgico per i bei tempi andati. Prima c’è stato Slaves and Masters con i Deep Purple, poi, con la rivitalizzazione dei Rainbow nel 1994 e il conseguente reclutamento dei servigi di Doogie White, abbiamo potuto “goderci” i lamenti di Turner, che gemeva il suo scontento per la scelta del cantante, e le successive collaborazioni con Glenn Hughes non hanno fatto che confermare che Joe Lynn Turner, in realtà, il suo grande amore non l’ha mai digerito – che per uno strano caso del destino è, ovviamente, di nuovo Ritchie Blackmore. Ritchie purtroppo da un pezzo non è più “tra i normali”, così Joe ha dovuto accontentarsi di una specie di “copia approssimativa”, che non è nessun altro se non il figlio del brillante chitarrista, il oggi quarantacinquenne Jurgen Blackmore. Il resto è stato un gioco da ragazzi. All’esca “arcobaleno” abboccarono ben presto anche Bobby Rondinelli (batterista dei Rainbow dal 1980 al 1983) e Greg Smith (bassista dei Rainbow dal 1994 al 1997). A rivelarsi un osso duro fu solo Tony Carey (tastierista dei Rainbow dal 1975 al 1977), che durante il tour è stato sostituito da Paul Morris, il quale, come il collega Greg Smith, passò negli ultimi anni della formazione (1994-1997) nei Rainbow.

Dopo il congedo fin troppo tardivo dei fastidiosi gruppi locali Markonee, che sono in realtà il prodotto del tipico modo italiano di intendere il fenomeno del rock & roll, in questo caso soprattutto del glam rock, gli Over The Rainbow sono partiti con una scaletta prevedibilmente tarata sui fan, che nel corso della serata si è attardata a raccogliere fiori da praticamente tutte le epoche dei Rainbow. Prima l’intro alle tastiere di Morris, piuttosto spento, ha annunciato l’imminente arrivo di “Tarot Woman”, che si è fusa senza pause nell’assalto mortale di “Kill The King”, e a entrambe è seguita una svolta tematica radicale verso il rock melodico con “Can’t Let You Go”. L’attacco velenoso ha comprensibilmente attivato subito tutte le forze disponibili del registro vocale di Turner, che ha portato a casa il trittico d’apertura con sicurezza, a pieni polmoni e senza la minima riserva o esitazione. Va detto che, quanto a esecuzione vocale del variegato repertorio dei Rainbow, Turner ogni sera si trova senza dubbio davanti a uno dei compiti più ardui della carriera, praticamente una missione impossibile, che esige senza pietà di dare un senso all’uso congiunto di brani dal carattere diversissimo, nati in origine su misura per timbri vocali di fatto inconciliabili. Con sollievo possiamo dire che la limpidezza inconfondibile della voce di Turner è riuscita alla fine a domare anche questi, certo con l’aiuto generoso di linee vocali pesantemente rimaneggiate e dell’uso frequente di scorciatoie, che però non sono bastate a nascondere gli spiacevoli buchi nella voce del cantante preferito di Blackmore.

Turner, coinvolto e carico, ha tenuto per tutta la serata un legame stretto con il pubblico. Non sono mancati ovviamente gli appelli in italiano genuino, e la folla ha risposto con entusiasmo, com’era da aspettarsi. Turner è un vero frontman, un ottimo regista di ciò che accade sul palco, con un fiuto affinato per dettare l’umore del pubblico, ed è stato un gran peccato che il resto della “arcobaleno” truppa non si sia sforzato più di tanto di stargli dietro in quanto a impegno musicale. La sezione strumentale, piuttosto timida, ha dato sfogo alle proprie ambizioni improvvisative solo a tratti, più evidentemente in “Death Alley Driver” e in una “Ariel” davvero ottimamente dilatata. Con un gioco sicuro ma senza picchi si è fatto apprezzare Greg Smith, sempre sorridentissimo e di buon umore, e ha fatto la sua parte anche il tradizionalmente ottimo Rondinelli, che come previsto ci ha onorati con il suo tipico assolo, con cui il vecchio lupo della batteria ha mandato tutti in visibilio, ovviamente. Al contrario, uno svogliato Paul Morris ha giustificato la sua presenza per lo più con una fornitura poco attraente di tappeto sonoro di tastiere, mentre la più grande incognita della serata è stata la piacevolmente tondeggiante figura del rappresentante della prole di casa Blackmore, che sì, coltiva una buona dose di talento musicale ereditato, ma a questo punto qualsiasi paragone tra il modo di suonare la chitarra di Jurgen e quello del padre resta sotto ogni aspetto blasfemo!

La tappa di Bologna ha confermato quanto ci si aspettava, cioè che gli Over The Rainbow vanno intesi più come una tribute band di nomi musicali più o meno noti (con la comprensibile eccezione di Jurgen Blackmore), i cui apici di carriera sono stati vissuti proprio nel ruolo di portabandiera di uno dei collettivi hard rock più prolifici e affascinanti nella storia del rock. Da qui viene anche un forte odore di nostalgia per un tempo lontano da un pezzo, che noi ascoltatori più maturi, comprensibilmente, ci siamo gustati con grande piacere.

Foto: Aleš Podbrežnik

Scaletta

1. Tarot Woman 2. Kill The King 3. Can’t Let You Go 4. All Night Long 5. Death Alley Driver 6. Eye’s Of The World 7. Ariel 8. I Surrender 9. Man On The Silver Mountain 10. Jelaous Lover 11. Stargazer 12. Long Live Rock & Roll 13. Gates Of Babylon 14. Since You Been Gone 15. Can’t Happen Here

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