Peter Dirnbek e Vox Populi

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Artista: Dirnbek, Peter
Etichetta: Autoproduzione
Uscita: 2007
Voto: 2.8/5

Nello spazio musicale sloveno esiste da un bel po’ una ricca tradizione cantautorale. Basta ricordare leggende come Jani Kovačič, Iztok Mlakar, Tomaž Domicelj, Marko Brecelj, Vlado Kreslin e Andrej Šifrer (mica male). Molti di loro salgono sul palco ancora oggi. E perché no? Tanto non hanno veri successori. Ora in mezzo a questi giganti cerca di infilarsi il giovane rampante Peter Dirnbek, che entra nella scena slovena con l’omonimo esordio. Purtroppo, però, il nuovo volto tra i cantautori sloveni ai suoi predecessori non arriva nemmeno alle ginocchia.

Dal punto di vista musicale l’accento cade sulla voce di Dirnbek e sulla sua dodici corde, ma sono di certo gli ospiti a fare in modo che già alla seconda o terza canzone l’album non scivoli in acque fin troppo battute. Dirnbek ha una voce piuttosto piacevole. Tecnicamente non si capisce nemmeno se sia bravo o no, ma tanto non è questo il senso della musica cantautorale. Contano i testi e una voce piacevole e (spesso) fumosa. Anche il suo modo di suonare la chitarra è del tutto adatto al genere – semplice e melodico. Dirnbek ricorre anche all’armonica a bocca, che è stata l’arma di parecchi solisti (Bob Dylan, Bruce Springsteen). A fargli compagnia nell’album c’è la band Vox Populi, cioè due batteristi, un bassista, un chitarrista, due fisarmonicisti, un tastierista e un sassofonista. Nel brano “Navdih” Dirnbek canta il ritornello in duetto con Petra Uršič. A fare la differenza sono soprattutto sax, fisarmonica e seconda chitarra, perché senza di loro l’album suonerebbe molto più spoglio.

I testi non sono granché. Per lo più Dirnbek si dedica a ballate d’amore malinconiche, che però non sono abbastanza incisive e fantasiose da lasciare un segno profondo. Come molti cantautori, ogni tanto ci prova anche con la battuta, ma mentre con Jani Kovačič e Iztok Mlakar a volte viene fuori davvero divertente, con Dirnbek l’effetto è l’esatto opposto. Quando uno si sforza di far ridere, spesso risulta molto strano. Non ho proprio avuto la sensazione che il signor Dirnbek tiri fuori l’umorismo dal cilindro con naturalezza; mi sembra piuttosto che per ogni battuta poco brillante debba sudare sette camicie. Nemmeno l’uso eccessivo delle rime mi impressiona più di tanto. I tempi in cui le rime erano obbligatorie nella musica (o nella poesia) sono lontani. In fondo qui si parla di musica, mica di sonetti.

Con il suo esordio Peter Dirnbek ha messo insieme un prodotto tutto sommato solido, che però non scuoterà il mondo della musica. Ha un buon senso della melodia e ogni tanto si intravede del talento anche nei testi. Ha una voce piacevole e fiducia in se stesso. Dubito che la versione croata del brano “Skala” gli porterà un successo più grande presso i nostri vicini a sud. Possiamo solo sperare che in futuro tiri fuori qualcosa di più succoso e concreto, e non qualcosa di così mediocre. Perlopiù innocuo.

Formazione

Peter Dirnbek – voce, chitarra a 12 corde, armonica a bocca

Vox Populi:
Robert Fuks – batteria
Janez Gabrič – batteria
Dejan Jerončič – tastiere
Enos Kugler – slide e basso, percussioni, shaker
Dror Orgad – chitarra acustica, elettrica e basso
Tomaž Rožanec – fisarmonica
Katarina Štefanič – fisarmonica
Petra Uršič – voce
Bojan Zupančič – sassofono

Produzione

Peter Dirnbek

Tracklist

1. Radi ljubljeni bi b´li
2. Skala
3. Bil je maj
4. Za vse ljudi
5. Samo pojdi
6. Duša ujeta
7. Ekološka
8. Navdih
9. Vse in ne malo
10. Skala (hrvaška različica)
11. Naj ti bo

Durata dell’album: 47:09

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