Phideaux: Infernal

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Etichetta: Bloodfish Music
Data di uscita: 31/8/2018
Produzione: Gabriel Moffat
Durata dell’album: 89.04 min
Genere: Progressive Rock
Voto: 9.0/10


»Infernal« era l’attesissimo nono album in studio del geniale musicista americano Phideaux Xavier, che non smette di entusiasmare con album progressive rock di altissimo livello negli arrangiamenti e perlopiù concettuali. Per il nuovo doppio album intitolato »Infernal«, capitolo conclusivo della trilogia concettuale di Xavier e seguito di »The Great Leap« (2006, RockLine recensione) e »Doomsday Afternoon« (2007, RockLine recensione), abbiamo dovuto aspettare ben sette anni. Esattamente quelli passati dal suo disco precedente, l’ottimo »Snowtorch« (2011, RockLine recensione).  

Il concept di »Infernal« è la conclusione, firmata Phideaux, di una saga di critica sociale sui regimi autoritari guidati dal «Grande Fratello» e sulle continue crisi ecologiche come conseguenza di governi neoliberisti e fascistoidi. Insomma, roba attualissima per chi ha intenzione di tuffarsi nei singoli testi dell’album, pubblicati sulla pagina Facebook di questo ambizioso polistrumentista, cantante e compositore ancora prima che la Slovenia, sempre più poliziesca e autoritaria, si trasformi definitivamente in un salame ungherese difficile da digerire.

In sette anni Phideaux ha creato una quantità enorme di musica nuova, quindi non sorprende che »Infernal«, la cui uscita è stata rimandata più di una volta, sia arrivato sotto forma di doppio album. Un’enorme mole di musica eclettica, dalle tinte sperimentali ma per lo più melodica negli arrangiamenti, con belle armonie vocali maschili e femminili, può spesso essere un’arma a doppio taglio, ma non per un maestro come Phideaux, che ha già dimostrato più volte di essere uno dei musicisti più talentuosi della scena prog contemporanea e uno dei pochi la cui musica sa conquistare sia i «vecchi del mestiere» sia le nuove generazioni di appassionati di progressive rock.

»Infernal« si apre con la pomposa »Cast Out and Cold«, dove regnano eteree armonie vocali femminili finché le cose non si «complicano» con l’ingresso della voce di Xavier, di passaggi di chitarra distorta e di maestosi arrangiamenti sinfonici di tastiere. La teatrale »The Error Lives On« ha un crescendo ritmico drammatico e un approccio vocale sarcastico. »Inquisitor« parte con un assolo che ricorda parecchio qualcosa che potrebbe aver partorito un David Gilmour (Pink Floyd), finché a prendere in mano le redini non sono malinconici arrangiamenti di pianoforte.

»We Only Have Eyes For You«, uscita anche come EP, ha influenze psichedeliche di Beatles e Pink Floyd dosate in parti uguali, mentre tra i contributi vocali maschili e femminili regna per tutto il tempo un’armonia invidiabile. »Sourdome« punta tutto su un assolo di chitarra breve ma dolcissimo. Gli amanti di Genesis e Renaissance sapranno sicuramente apprezzare »The Walker«, dove la voce femminile è in perfetto equilibrio con gli arrangiamenti sinfonici e l’atmosfera eterea. »Wake the Sleeper« è un breve lamento e fa da introduzione al brano successivo. »C99« è uno strumentale romantico con parecchi punti di contatto con i Genesis del periodo 1976-1977. »Tumbleweed« è una ballata melodrammatica, cantata magnificamente e tutta incentrata sul pianoforte.

Il secondo disco si apre con lo strumentale »The Order of Protetction (One)«, dove si può ammirare soprattutto un assolo di chitarra eclettico ed energico. »Metro Deathfire«, che non rinuncia alle trame di mellotron, è una leccornia art rock con influenze di prog sinfonico, rock psichedelico e pop rock distribuite con furbizia. La drammatica »In Dissonance We Play« è tra i momenti più tosti dell’album, mentre l’acustica »The Sleeper Wake«, con anche qualche elemento folk, offre un contrasto d’atmosfera perfetto.

La cupa »The Order of Protection (Two)«, che a tratti sembra un incontro ravvicinato tra i Genesis dell’era Peter Gabriel e i Pink Floyd della seconda metà dei Settanta, conquista soprattutto per il testo di critica sociale e per un finale eccezionale. L’avventura epica »From Hydrogen to Love«, che dall’inizio alla fine ha capo e coda, è uno dei picchi di »Infernal« e si distingue per arrangiamenti eclettici, cambi d’atmosfera da camaleonte e passaggi di tempo inaspettati. »Eternal« è una ballata malinconica ma trionfale, con splendide armonie vocali femminili, passaggi di chitarra «celtici» e sottili arrangiamenti sinfonici che potrebbe piacere anche a più di un fan di Mike Oldfield. L’album si chiude con il climax orchestrale di »Endgame – An End«.

Con »Infernal« Xavier Phideaux ha realizzato un nuovo capolavoro del progressive rock contemporaneo, cosa che per chi conosce la sua discografia finora non è stata affatto una sorpresa. Nonostante la durata impressionante, in »Infernal« non c’è un solo momento noioso o faticoso, ed è un altro risultato notevole del maestro Phiedaux e dei suoi numerosi, splendidi collaboratori, che per tutto il disco mantengono il rapporto ideale tra elementi prog old school e moderni.

Autore: Peter “Dr. ProgRock” Podbrežnik


Tracklist:
CD 1 (42:12)
1. Cast Out and Cold (5:33)
2. The Error Lives On (7:15)
3. Crumble (0:58)
4. Inquisitor (8:22)
5. We Only Have Eyes for You (4:00)
6. Sourdome (1:31)
7. The Walker (4:39)
8. Wake the Sleeper (1:30)
9. C99 (3:25)
10. Tumbleweed (4:59)

CD 2 (46:52)
11. The Order of Protection (One) (4:35)
12. Metro Deathfire (4:58)
13. Transit (Instrumental) (1:14)
14. In Dissonance We Play (2:49)
15. The Sleepers Wake (5:22)
16. The Order of Protection (Two) (4:34)
17. From Hydrogen to Love (14:04)
18. Eternal (5:46)
19. Endgame – An End (3:30)

Formazione:
Phideaux Xavier – voce, pianoforte, chitarra
Valerie Gracious – voce
Molly Ruttan – voce
Linda Ruttan-Moldawsky – voce
Gabriel Moffat – chitarra elettrica, dobro
Johnny Unicorn – tastiere, sassofoni, voce
Mark Sherkus – tastiere
Ariel Farber – violino, voce
Matthew Kennedy – basso
Rich Hutchins – batteria

Musicisti ospiti:
Andy Camou – tromba
Stefanie Fife – violoncello
Frank Valentini – flat rock
Doug Moldawsky – cori
Nina Moldawsky – cori
Caroline Oster – cori
Mary Kelly Weir – cori

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