Phil Lanzon: 48 Seconds

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Etichetta: Phil Lanzon Ditties/Cargo Records UK
Data di uscita: 02.08.2019
Produzione: Simon Hanhart
Durata dell’album: 55.20 min
Genere: Art Rock
Voto: 10 / 10


Phil Lanzon è un musicista incredibile. In una carriera lunghissima in cui spiccano, tra le tante, tantissime avventure, soprattutto la sua ormai sempreverde militanza, già da 34 anni, negli Uriah Heep, leggende assolute del rock, c’è un fatto abbastanza curioso: fino all’anno scorso Lanzon non aveva messo a segno nemmeno un album solista in studio. E perché mai dovrebbe fregare a qualcuno? Perché entrambi sono, detto senza falsa modestia, semplicemente eccezionali.

L’eleganza artistica della creatività di questo artista dalle mille sfaccettature si è rivelata più che mai importante, per non dire proprio fondamentale e essenziale, nella composizione all’interno degli Uriah Heep: proprio grazie alla «progressività» di Lanzon la band ha mantenuto tutto il suo interesse e ha continuato perfino a evolversi artisticamente, dopo l’ingresso in squadra di Lanzon e Shaw nel 1986. Lo scorso febbraio  Lanzon ha pubblicato il suo debutto in studio »If You Think I’m Crazy« e ci ha fatto letteralmente impazzire. È passato appena un anno e mezzo e già eccoti il successore, un lavoro non meno entusiasmante, intitolato 48. Seconds. Realizzato in quarantotto secondi. Beh, non proprio. Evidentemente le idee si sono accumulate e archiviate con pazienza nel corso degli anni, e ora saltano finalmente fuori, pronte a espandersi senza freni.

»48 Seconds« è davvero un lavoro eccellente sotto ogni punto di vista.  Ci trovi dentro di tutto. L’etichetta art rock è troppo vaga. È un esempio di fusione di generi eccezionale, dove si danno la mano alla perfezione la formazione musicale classica di Phil, un teatro di arrangiamenti ispirato alla musica da film (ed è per questo che ha coinvolto anche Richard Cottle) e naturalmente il rock, soprattutto l’hard rock classico, l’AOR e ovviamente il progressive rock.

Con un messaggio così ricco, è difficile trovare un testo abbastanza stringato.  Diamo una scorsa veloce ai contenuti. L’strumentale d’apertura imbocca una strada dritta verso un’atmosfera mistica e sarebbe una base perfetta per un film (da qui la collaborazione con Richard Cottle), poi arriva il rocker In The Rain, che conquista subito con una melodia tutta AOR e nella strofa porta un arrangiamento che sa un po’ di Ten, e poi l’album si lancia in uno dei suoi traguardi più ambiziosi, Forty Line, dove Lanzon ha fuso alla perfezione elementi di hard rock e progressive rock con il teatro della chanson preistorica dei tempi di Bing Crosby e Frank Sinatra. Il brano, risvegliante e dal taglio positivo, ha arrangiamenti di fiati che sembrano sbucati direttamente dai tempi del proibizionismo americano. Rock N’ Roll Children è un pezzo in cui si incontrano elementi di neo-progressive rock, tipico di norma solo delle isole britanniche, ed elementi che nei suoi arrangiamenti sceglie l’Olandese Volante Arjen Anthony Lucassen negli Ayreon. Ogni volta che Lanzon tira fuori anche delle linee di Hammond nel corso dell’album, il pensiero vola di conseguenza agli Uriah Heep, e se proprio vogliamo cercare i punti di contatto maggiori con le leggende, sull’album sono Look At The Time, con un ritornello AOR perfettamente seducente, e soprattutto You Can Make A Living, spigolosa di riff, dove conquista il contrasto brillante e dinamico delle linee di basso melodiche, e il pezzo raggiunge il crescendo in un ritornello ricchissimo di armonie vocali corali. Entrambi i brani sono segnati da un chiaro approccio progressive rock. A metà album c’è un’altra deviazione artistica, firmata Road To London, dove Lanzon ha catturato un’atmosfera grandiosa e mistica, tra arrangiamenti folk celtici inseriti con un tocco giocoso, portati nel brano malinconico e struggente dagli archi. Ma accanto a Forty Line, per ambizione delle composizioni il primo posto sull’album se lo prende il pezzo conclusivo. Una delizia (neo)progressive rock di quasi dieci minuti, ovvero una mini sinfonia epica art-prog-rock che dà il nome anche all’album e che, negli arrangiamenti, è in realtà ispirata al terremoto che colpì San Francisco nel 1906. È il brano che racchiude in un solo punto tutta l’incredibile raffinatezza artistica di Phil Lanzon, che sul nuovo album si mette di nuovo alla prova anche come cantante (Face To Face). Il pezzo 49 Seconds è pieno di svolte compositive inattese, pieno di gradazioni di atmosfere e del loro sfumare l’una nell’altra, un brano che si sviluppa in una successione imprevedibile di motivi. Ed è chiaro che Lanzon non cede nemmeno per un attimo alle trovate artistiche «stravaganti» che porterebbero a frammentare la composizione. Tutte le parti dei brani hanno capo e coda, con transizioni e ponti ben curati. 48 Seconds è, fino a oggi, il lavoro più ambizioso di Lanzon in carriera. Questo, «in breve», sul materiale. È chiaro che ci è rimasto intrappolato un eclettismo, e che la mistica e il mistero dei mood spesso grandiosi e bombastici che l’album evoca con tanta maestria si possono paragonare perfino ai lavori di Alan Parsons, ovvero dell’Alan Parsons Project.

Tutto questo e altro ancora dimostra che Phil Lanzon ha tenuto nascosti troppo a lungo tutti questi suoi gioielli negli archivi. Ora hanno finalmente trovato la strada per brillare in tutta la loro intensità. In meno di due anni, due album solisti in studio di altissimo livello. Produzioni eccellenti, arrangiamenti straordinariamente ricchi e vari, che nelle atmosfere catturate ti tengono incollato in modo vorace. »48 Seconds« è un mix perfetto di musicalità catturata e teatro dell’umore.

Il nuovo album mantiene l’eccezionale qualità del predecessore »If You Think I’m Crazy« e, al massimo, lo supera in qualità. Di sicuro le idee che contiene hanno più anni sulle spalle.0. Il lasso di tempo è troppo breve perché il compositore riuscisse a raggiungere una tale perfezione a distanza di poco più di un anno in due album di studio consecutivi. Bisogna tenere presente che nel frattempo Lanzon è costantemente in tour con gli Uriah Heep e che tra i suoi due album è uscito anche il nuovo album in studio degli Uriah Heep, considerato ancora una volta uno dei migliori, se non proprio il miglior traguardo della band dopo il Duemila.

Però c’è una cosa. Lanzon e Simon Hanhart si conoscono da tantissimo tempo, nella seconda metà degli anni Ottanta hanno fondato la band Romance, che si è sciolta rapidissimamente, ma nel frattempo è riuscita a mettere insieme un demo di quattro pezzi originali  e chissà quante idee, da allora fino a oggi, sono rimaste ad aspettare negli archivi di Phil Lanzon.

Sotto ogni punto di vista »48 Seconds« è l’incarnazione della brillantezza artistica: non puoi aggiungerci niente, non puoi toglierci niente. Un lavoro perfetto e impeccabile.

autore: Aleš Podbrežnik

Tracklist:
01. Azura’s Theme (Instrumental)
02. In The Rain
03. Forty Line
04. Rock N Roll Children
05. Blue Mountain
06. Look At The Time
07. Road To London
08. You Can Make A Living
09. Face To Face
10. 48 Seconds

Formazione:
Phil Lanzon – tastiere, voce
John Mitchell – voce
Andy Makin – voce
Richard Cottle – tastiere, sassofoni
Neal Wilkinson – batteria
Adam Goldsmith – chitarra
Mick O’Donohue – chitarra
Laurence Cottle – basso
Miriam Grey – voce, cori
Phoebe Street, Andy Caine, Andy Playfoot – cori
Tom Walsh – tromba
Clare Mcinerney – sassofono
Neil Sidwell – trombone
Chris Haigh – violino (solo)
Richard Harwood – violoncello (solo)
Levine Andrade – viola (solo)
London Telefilmonic Orchestra – primo e secondo violino, viola, violoncello, contrabbasso


Phil Lanzon – 48 Seconds (colonna sonora ufficiale)
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