Point Of Entry
Autore: Aleš Podbrežnik
Artista: Judas Priest
Etichetta: Columbia Records
Uscita: 1981
Durata: 37:42
Voto: 3/5
Dopo aver temprato per bene il loro acciaio con “Killing Machine” (1978) e “British Steel” (1980), i Judas Priest con “Point Of Entry” (1981) hanno fatto una deviazione stilistica bella grossa. Sottolineo “bella grossa”, perché all’epoca tutti si aspettavano, anzi pretendevano, dalla band un altro disco nel solco di “British Steel”, e tra tutti i pezzi di “Point Of Entry” quello che si ricollega di più a quel disco, per feeling, esecuzione, riff e persino suono, è soltanto Hot Rockin’. Al posto della furia grezza e dell’aggressività metal, “Point Of Entry” trasuda, soprattutto in brani come Don’t Go, You Say Yes, All The Way o Troubleshooter, più raffinatezza e sensibilità da hard rock. Questo album è molto più atmosferico e meno esplosivo del suo predecessore. I Judas Priest qui non suonano a testa bassa a tutti i costi: dosano il loro frastuono metal con una buona dose di moderazione hard rock.
Nessun motivo di allarme su “Point Of Entry”. Ci sono i killer d’acciaio Heading Out To The Highway, Hot Rockin’ e On The Run, melodie curate, passaggi fluidi e assoli di chitarra succosi, che tornano a essere più lunghi e quindi, in generale, più espressivi su “Point Of Entry” rispetto a “British Steel”. Il fascino particolare del disco sta nei pezzi dall’atmosfera elevata come Turning Circles, e soprattutto nelle ambiziose opere d’arte Solar Angels e Desert Plains, dove la band è riuscita a creare un’atmosfera di contrasto mai sentita prima, tra le chitarre che “oscurano” e i tamburi che bombardano da ogni lato. Desert Plains è il culmine epico, dal colore romantico, di un disco dall’atmosfera altissima, e ascoltare la voce emotiva di Rob lì dentro è ogni volta una vera delizia.
L’album ribolle di emozioni diverse. Certo, al primo ascolto non entra nelle orecchie così liscio come “British Steel” o “Killing Machine”, ma chi gli concede una possibilità potrà godersi una straordinaria varietà di atmosfere, merito di una scaletta stilisticamente più contrastata e della fantastica prova, tutta sentita, di Halford. Il canto di Halford sa essere davvero appassionato, soprattutto nei pezzi con una dose più alta di rock’n’roll, come Troubleshooter o All The Way. Il remaster offre un suono eccezionale. Ogni volta che ascolto la nuova versione di questo album mi sorprende l’incredibile differenza di qualità del suono. Vale soprattutto per il lavoro della batteria, che respira ancora più piena, mentre la sua profondità sonora è ora messa in risalto con ancora più contrasto nel suono della band.
Il remaster porta di nuovo due bonus. Il primo è Thunder Road, con un ottimo riff rock’n’roll metallizzato, registrato nel 1987 con l’aiuto di una drum machine e con lo stesso ritmo che i Judas Priest userebbero per la cover di C. Berry, Johnny B. Goode (“Ram It Down”, 1988). Il secondo brano è la versione “live” di Desert Plains, che mostra l’incredibile esplosività dei Judas Priest sul palco. Il pezzo dal vivo viene suonato molto più veloce e dà proprio la sensazione che i Judas Priest vogliano lasciarsi alle spalle un palco completamente devastato.
A differenza di “British Steel”, “Point Of Entry” mostra una band più matura. Vale anche per i testi, che non sono più tutti quanti ribellismo a testa bassa: Halford ha iniziato a occuparsi soprattutto di se stesso. Con “Point Of Entry” i Judas Priest hanno fatto un album eccellente, che è ancora decisamente carico di pura energia da “mazzate” e in cui le emozioni ribollono a ogni passo. “Point Of Entry” è stato registrato in uno studio sull’isola di Ibiza, quindi sotto il caldo sole spagnolo. Di sicuro il posto ha contribuito alla magia particolare che questo disco è riuscito a catturare. Allo stesso tempo si ha la sensazione che i Judas Priest, a un certo punto, si siano fermati un attimo a guardarsi indietro lungo le tracce del loro tumultuoso cammino. I ragazzi, una volta arrivati sui campi della gloria, hanno sentito la pace e hanno tirato fuori un album di straordinaria rilassatezza. Nel loro nuovo volto hanno portato ancora più complessità e contrasti stilistici, e allo stesso tempo, con Desert Plains, Solar Angels e Heading Out To The Highway, hanno fatto capire che avevano ancora un sacco, ma proprio un sacco di cose emozionanti da tirare fuori dal cilindro.
Formazione
Rob Halford – voce
K.K Downing – chitarra
Glenn Tipton – chitarra
Ian Hill – basso
Dave Holland – batteria
Produzione
Judas Priest & Tom Allom
Tracklist
1. Heading Out To The Highway
2. Don’t Go
3. Hot Rockin’
4. Turning Circles
5. Desert Plains
6. Solar Angels
7. You Say Yes
8. All The Way
9. Troubleshooter
10. On The Run
BONUS TRACK DELL’EDIZIONE REMASTERIZZATA DEL 2001:
11. Thunder Road
12. Desert Plains (live)
Durata dell’album: 47:56