Post Society (EP)
Autore: Rok Klemše
Artista: Voivod
Etichetta: Century Media
Uscita: year_month
Durata: 30:25
Voto: 4.5/5
Dopo la morte di Piggy, in tanti avevano dato per spacciati per sempre gli eccentrici canadesi Voivod, ma i leggendari quebecchesi, con il primo disco senza il marchio di Piggy (Katorz e Infini sono usciti dopo la sua morte, ma lì erano stati usati i suoi take), Target Earth (2013), sono tornati più forti di quanto ci si aspettasse, chiudendo la bocca a tutti i dubbiosi. Dan »Chewy« Mongrain si è fuso nella band come tutta la materia circostante in un buco nero: col suo modo di suonare incanala alla perfezione lo spirito di Piggy, ma è allo stesso tempo abbastanza personale da aver già lasciato un’impronta indelebile nei Voivod. Un successore migliore di Piggy i Voivod non avrebbero potuto desiderarlo nemmeno nei sogni più belli.
Chewy lo conferma ancora una volta in questo EP di trenta minuti, che porta due UFO Voivod freschissimi, due pezzi già noti (We Are Connected era uscito nello split con gli At the Gates, Forever Mountain in quello con i Naapalm Death) e una cover del classico degli Hawkwind Silver Machine. Post Society porta con sé anche un’altra novità – dopo il nuovo addio di Blacky, al suo posto è arrivato Dominique »Rocky« Laroche, che annuncia il suo ingresso già con un’introduzione magnifica alla title track e fa tornare in mente i tempi di Rrröööaaarrr. Il basso rombante di Rocky non è il »blower bass« di Blacky, ma ha un’identità propria e potentissima, e sono proprio le sue linee mosse e dinamiche, dal sapore blues, il tessuto connettivo di tutti e cinque i pezzi dell’EP.
Stavolta i Voivod flirtano più che mai con il loro periodo progressive di mezzo, quello di album come Nothingface e The Outer Limits, intrecciando il tutto, ovviamente, con il loro approccio unico al thrash/speed metal. Chewy brilla di nuovo, perché offre una tavolozza ancora più variegata di passaggi melodici, linee bizzarre e atonali, riff cosmici e assoli mozzafiato che, con la loro natura jazz/fusion, spediscono nell’universo soprattutto il finale di Post Society e di Fall (con una chiusura netta e nevrotica!). Inoltre, Chewy qua e là rende omaggi evidenti e rispettosi al suo predecessore (la ripresa della parte di chitarra di Sub Effect verso la fine di Fall). Piggy, in qualunque galassia si trovi ora, non può che avere un sorriso da un orecchio all’altro. E proprio Fall è forse il pezzo più spiccato dell’EP, perché i Voivod, Snake compreso, non avevano mai suonato così calmi, malinconici e sereni. Almeno nella prima metà del brano, perché i canadesi, con una marea di (s)volte inaspettate, ti sparano subito nelle sfere astrali.
Post Society si chiude con la cover di un classico degli Hawkwind, che i Voivod migliorano da maestri e che suona soprattutto come un epitaffio d’addio, un commovente saluto a Lemmy, per i Voivod senza dubbio una delle influenze chiave. Perfino Snake imita in modo splendido la tipica raucedine della voce del giovane Lemmy. Post Society non è quindi una semplice tappa intermedia nel magnifico viaggio dei Voivod, ma un lavoro che sta senza problemi accanto ai più grandi traguardi della band. Una band che, dopo trent’anni di attività, nella sua virtuosità unica è ancora irraggiungibile e che per il prossimo album in studio mette di nuovo l’asticella a quote astronomiche.
Formazione
Away – batteria
Snake – voce
Chewy – chitarra
Rocky – basso
Tracklist
1. Post Society
2. Forever Mountain
3. Fall
4. We Are Connected
5. Silver Machine