Prekletih bazar
Artista: Res Nullius
Etichetta: Autoproduzione
Uscita: 2011
Durata: 40:49
Voto: 4.5/5
I Res Nullius ci hanno fatto aspettare ben sette lunghi anni per il loro nuovo lavoro, così ho infilato il disco nero con la semplice grafica rossa nel suo vano, nel lettore, con una certa foga.
Bastato un ascolto per convincermi che i maestri di Velenje restano nella loro casella, tutta loro.
Partono senza compromessi, con la voce, una chitarra ruvida e una sezione ritmica rock bella grassa…e non mollano, fino all’ultima nota, fino all’ultimo respiro.
La title track è la prima ad azzannare, nel miglior stile del rock’n’roll sporco, con un riff di chitarra fluido e un ritornello contagioso. Ma non è il solito instant hit, i testi sono duramente critici, i Res Nullius sibilano la loro rabbia con onestà e senza compromessi.
Poi i ragazzi si sciolgono dalla catena in un boogie scatenato, Krvavi kolaž, una replica tagliente a un mondo di manipolazione e di omologazione forzata di pensieri e comportamenti dell’umanità moderna.
Con V vagonu raztrganih duš la band ci porta al culmine del disco: è il brano che regge l’album con la sua posa implacabilmente martellante, rock e a testa alta, arrogante, in una situazione apparentemente senza uscita in cui ci getta il testo, che ci porta da qualche parte verso sud, a metà strada verso la libertà…
Segue Rock’n’roll, un esemplare sporco del genere musicale che dà il titolo al pezzo: testo ed esecuzione incisiva ci portano in breve e senza fronzoli attraverso una base di chitarre distorte in corsa, arricchita da martellate sul pianoforte.
Nikoli ne govori ničesar o men è una ballata sporca, scarnificata fino all’osso: un gioco di chitarra estremamente dinamico e una voce leggermente cinica, che raccontano con sorprendente fragilità la storia di un’altra sfortunata storia d’amore, nello stile dei più grandi maestri del blues del delta di quel grande fiume americano.
Anche Grbavi klovn parte con un’introduzione blues, un inno autoironico alla noia, che arranca fino alla fine in un rhytm&blues da garage sgangherato.
Un sacco di artisti si sforza di dire, con testi impegnati e di critica sociale, che non gli è indifferente quello che succede intorno, ma Zoran Benčič in Izkrivljene ravnine la mette giù in modo sottile, ironico, eppure tagliente fino a far male. Il pezzo è senza dubbio il prossimo picco del disco, con una sezione ritmica pulsante e una chitarra che aggiunge magistralmente accordo su accordo fino alla catarsi finale a colpi di wah-wah.
Đoni è quello da cui scappano tutti…la rockata con il suo nome è il pezzo più debole del disco, suona in qualche modo diluita rispetto agli altri, forse grazie alla chitarra ritmica acustica.
Verso la fine del disco i Res Nullius ci portano a ballare con la sorellina prima ballerina. Plešem s krvavimi podplati è un canto sfacciato, un po’ arrogante, con un ritmo solido e un bel lavoro di chitarra.
Il disco si chiude con un altro ottimo blues: Ej, Compaņero, con un accompagnamento intimo di armonica e un testo spiritosamente sarcastico sul ciclo della vita. L’interpretazione vocale tocca ancora una volta il vertice, Benčič riesce a trasformare la noia sarcastica in un vero capolavoro.
L’energia che il rodato quartetto di Velenje sprigiona nel nuovo disco è semplicemente incredibile, che si tratti di una rockata tirata o di un blues sporco e intimo, e come ciliegina sulla torta il produttore Žare Pak ha catturato nello studio Pavarotti di Mostar l’anima primordiale di una rock’n’roll band che non ha niente da nascondere, men che meno da perdere, mentre fa quello che sa fare meglio!
I Res Nullius suonano come se avessero registrato tutto il disco dal vivo, in un colpo solo, a differenza di tanti pseudo-rocker patinati, tra elettronica, decine di chitarre e voci sovraincise e ospiti speciali.
Nel blues/boogie/rock’n’roll di base non si possono davvero scoprire nuovi universi, il fascino sta negli accenti, nei piccoli lampi, nelle urla, nei riff suonati in apparenza alla sbracata, che riescono ogni volta a svegliare le orecchie e la mente di chi ascolta.
Tutto questo e anche di più i Res Nullius ce lo servono senza risparmio in dieci pezzi del disco Prekletih bazar, che senza esitare posso proclamare il candidato più probabile a disco dell’anno della scena rock slovena 2011!
Formazione
Zoran Benčič – voce
Boštjan Senegačnik – chitarra, pianoforte, armonica
Boštjan Časl – basso
Janez Marin – batteria
Produzione
Žare Pak
Tracklist
1. Prekletih bazar
2. Krvavi kolaž
3. V vagonu raztrganih duš
4. Rock’n’roll
5. Nikomur ne govori ničesar o men
6. Grbavi klovn
7. Izkrivljene ravnine
8. Đoni
9. Plešem s krvavimi podplati
10. Ej, CompaŠ