Quando il mignolo fa “tic tac” (2011)

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Autore: Aleš Podbrežnik
Foto: Aleš Podbrežnik

Luogo: Palazzo dello sport / Tarvisio / Italia
Data del concerto: 27.07.2011
Spettatori: 500
Prezzo del biglietto: 38,00€ / 43,00€

Joe Satriani, l’indistruttibile eroe della chitarra che lo scorso novembre, nell’ambito del tour “Black Swans And Wormhole Wizards”, aveva suonato anche all’Hala Tivoli di Lubiana, quest’estate è tornato nel Vecchio Continente per sole due date. E una delle due era in una cittadina italiana di confine, Tarvisio (Trbiž in sloveno), a un tiro di schioppo dal triplice confine di Rateče. Voi che andate a vedere i salti con gli sci nella valle sotto le Ponce, sapete già dove voglio andare a parare.

Stavolta Satch è volato in Europa da San Francisco il giorno prima del concerto e si è sistemato all’hotel Slon, in pieno centro a Lubiana, dove è tornato anche dopo lo show. Evidentemente la capitale slovena gli è rimasta ben impressa nel cuore grazie ai bei ricordi delle avventure e dei live passati. La comitiva di Joe è arrivata al Palazzeto dello sport poco dopo le otto di sera, direttamente in furgone, che li ha scaricati a uno degli ingressi “segreti” del tempio sportivo di Tarvisio. A causa del maltempo che ha accompagnato questi ultimi giorni di luglio, il concerto è stato spostato all’ultimo momento dalla piazza cittadina al palazzetto.

Sono le otto e mezza e la sala è un vuoto cosmico. Forse 300 persone in tutto. I più carichi hanno riempito a malapena le prime cinque file, mentre gli altri chiacchieravano allegri davanti alle loro “tazze” di birra. “Tazza” stavolta è proprio il termine giusto per l’esperienza ben nota delle dosi ridicole di birra che ti servono in Italia.

Joe stavolta si è presentato in versione low budget, con una scaletta accorciata e senza il chitarrista Galen Hanson in formazione. Sul palco lo accompagnava quindi solo il trio formato da Allen Whitman (basso), Jeff Campitelli (batteria) e Mike Keneally (tastiere). La band è salita sul palco dieci minuti dopo l’orario annunciato ufficialmente, cioè alle dieci meno cinque. Circa 500 spettatori si risvegliano quando il  quartetto li saluta dal palco e già si comincia a dondolare allegri sulle note dell’opener Ice 9. La scaletta era simile a quella che ci siamo goduti a Lubiana a novembre, con la differenza che durava 20 minuti in meno. Una bellissima variazione con il classico Hordes Of Locusts è seguita dalla universalmente ammirata e amatissima Flying In A Blue Dream, poi i ragazzi, passando per Light Years Away, arrivano finalmente a  presentare l’ultimo album in studio.

Satriani, che meno di due settimane prima di arrivare a Tarvisio ha compiuto la bellezza di 55 anni, sul palco ovviamente non li dimostra per niente. Forse 35. Sul serio. Dal look da ragazzino, dalle rughe praticamente inesistenti (qualcuna la nascondono di certo i suoi occhialini “rally”), ma la fetta più grossa di questa sensazione di eterna giovinezza la porta il modo di stare sul palco. Dalla gestualità ai saltelli, fino al modo di comunicare con il pubblico, che abbatte all’istante ogni barriera, perché Joe sembra incredibilmente coi piedi per terra, mai neanche per un attimo sul piedistallo, e come tale è una figura da palco alla portata di tutti. Con una sicurezza inesauribile e un focus sempre chiarissimo manda avanti il suo celebre teatrino in uno show pieno di divertimento.  

E il pubblico? Entusiasta su tutta la linea. Satriani lo amano tutti. Perché appare semplice e, allo stesso tempo, la sua musica, che nella seconda metà degli anni Ottanta ha acceso una grande rivoluzione del rock chitarristico, è molto ascoltabile e si capisce subito, visto che non sopporta avventure particolarmente devianti nel mondo della sperimentazione musicale. Joe è un artigiano collaudato. La sua musica è definita da anni e il nostro non provoca scosse telluriche di nuove rivoluzioni musicali con nuovi traguardi in studio, ma coltiva con cura il suo fedele pubblico, che esce sempre ben nutrito e soddisfatto quando arriva il nuovo album del loro eroe della chitarra. Anche stavolta il quartetto ha lasciato la scena in un clima di estasi, carico di vibrazioni energetiche positive, di grande entusiasmo e di approvazione per il personaggio e per l’opera del loro campione della chitarra.

Il musicista, gentilissimo nei suoi interventi al microfono, ha mostrato comunque un po’ più di routine professionale e di riservatezza rispetto a Lubiana a novembre, perché stavolta è stato un filo meno loquace.

Per il resto, come da copione, una serata magica da cima a fondo. Satriani e soci non deludono. Quasi inutile aprire il dibattito, ma comunque strumentisti così collaudati si regalano a occhi chiusi spiritosi duelli in jam. Una di queste, la ciliegina più in evidenza di tutta la serata, l’abbiamo vissuta proprio alla fine della parte regolare, quando Satriani ha prima suonato una versione del suo celebre hit Always With Me, Always With You, per due minuti in modo regolare, una via di mezzo con l’originale in studio. Quando sembrava che il quartetto stesse per chiudere il pezzo, questo invece è esploso in una jam fenomenale, con il quartetto che ha veleggiato sul motivo principale di With A Little Help From My Friends e Keneally e Satch che si sono scambiati qualche spiritosa combinazione di abilità solistiche con le mani. Alla fine il brano è durato dieci minuti di puro divertimento. Sul palco sono risuonate poi anche le più recenti Dream Song, Premonition, God Is Crying e le immancabili acrobazie che hanno incoronato Satriani già tanto tempo fa, come The Mystical Potato Head Groove Thing, poi Satch Boogie; ha ritrovato il suo posto in scaletta anche Supercolossal, e poi Why in War. La band ha chiuso il concerto con l’atteso trascinante Crowd Chant e con il classico Summer Song.

Il palazzetto doveva fare da punto di evacuazione in caso di maltempo. E nel frattempo è arrivato un acquazzone, quindi la mossa di spostare il concerto al chiuso si è sicuramente rivelata azzeccata. Però, da questo punto di vista, il concerto ha perso un po’ in termini di show più rigoglioso. Soprattutto perché il palco in sala era parecchio più piccolo e più basso, e anche le luci erano più modeste. I riflettori erano posizionati molto più in basso rispetto al palco principale, quello in piazza, dove il concerto si sarebbe dovuto tenere in origine.

Anche per quanto riguarda il suono, la sala non ha la miglior acustica. A fare la parte delle vittime, tra rumori e diffusione sonora generalizzata, sono stati soprattutto i primi quattro brani, finché il suono non è stato sistemato un pochino. Per questo era consigliabile stare più avanti nella folla; inoltre l’organizzatore avrebbe potuto sistemare in parte la situazione acustica scarsa procurandosi un ampio sipario da stendere sul fondo del palco, dal soffitto, dietro la batteria di Campitelli. Comunque sia, bastava trovare il giusto “sweet point” e la cosa andava benissimo.

Tirando le somme, anche questa serata ha confermato che Joe Satriani, con la sua superba squadra di accompagnamento, resta l’attrazione live numero uno, quella che ti riempie di un flusso di energia positiva e ti porta virtuosamente per mano in un mondo ipnotico di straordinarie acrobazie chitarristiche. Un mondo curato con attenzione da un sacchetto di atmosfera sana e frizzante, giocosamente burlesca, in cui i musicisti non dimenticano di prendersi anche in giro da soli, e naturalmente c’è anche un pizzico di spontaneità succosa e imprevedibilità, che aggiunge quella spezia importantissima alla pienezza del sapore dell’unico e irripetibile assalto chitarristico (e follia) del “teatro di Joe Satriani”!

foto: Aleš Podbrežnik

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