Pressure Points

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Autore: Peter Podbrežnik

Artista: Camel
Etichetta: Decca Records
Uscita: 1984
Voto: 3.5/5

Dal loro primo album dal vivo “A Live Record” (1978) a metà anni ’80 era passato parecchio tempo. In quel periodo i Camel avevano attraversato numerosi cambiamenti (soprattutto l’abbandono graduale degli arrangiamenti sinfonici e della sezione ritmica jazzeggiante, il che aveva portato a un suono sempre più semplificato e a un avvicinamento alle acque dell’AOR, tra un cambio di formazione e l’altro praticamente senza sosta). Dopo l’uscita di “Stationary Traveller” (1984), che aveva fatto capire con successo che il contatto con i loro tratti protettivi, quelli progressive, non era andato del tutto perso, era arrivato il momento di un nuovo album dal vivo, capace di fotografare bene l’allora volto live dei Camel.

“Pressure Points” nasce da un concerto dei Camel nella leggendaria sala londinese Hammersmith Odeon, durante il tour per l’uscita di “Stationary Traveller”. Vale la pena ricordare che questa registrazione è diversa dalla versione video/DVD di “Pressure Points” (uscita di recente in una versione migliorata con il titolo “Total Pressure”). Purtroppo non si tratta dell’esibizione completa. La scaletta è decisamente troppo corta e questo è il suo più grosso difetto. La qualità del suono, invece, è eccellente e in anticipo sui tempi, cosa che è sempre stata uno dei loro punti di forza. La scelta dei pezzi è in linea con il suono che la band aveva all’epoca, visto che suonano soprattutto brani degli anni ’80. Alcuni di questi hanno anche un forte retrogusto AOR. Una notizia non proprio esaltante, questa, per tutti gli amanti dei loro classici come “Never Let Go” (Camel, 1973) e “Lady Fantasy” (Mirage, 1974), senza i quali un concerto dei Camel non è davvero credibile. Però, d’altra parte, è sempre interessante anche una registrazione che riflette il suono del gruppo in una precisa fase della carriera, anche se relativamente atipica. E se in più l’esecuzione di tutti i membri è a un livello alto, si può chiudere un occhio anche sull’assenza di alcuni dei pezzi migliori. La formazione è in pratica la stessa di “Stationary Traveller” (Latimer, lo storico bassista Colin Bass, il batterista Paul Burgess e il maestro olandese delle tastiere Ton Scherpenzeel, noto soprattutto per il lavoro con le icone del progressive olandese Kayak). Tutti gli estimatori dei loro anni d’oro saranno sicuramente contenti di sapere che sul palco ci sono anche due ospiti speciali, ex membri della band: il membro fondatore e uno dei più grandi maestri del suo mestiere, Peter Bardens (il suo ricordo vivrà per sempre nel cuore di ogni fan del gruppo) all’organo, e il non meno leggendario Mel Collins (noto tra l’altro come ex membro dei King Crimson) al sassofono. Una curiosità: in questa registrazione ci sono ben tre (!) tastieristi (anzi quattro, se ci metto anche l’ospite Bardens all’organo). Oltre ai due maestri Scherpenzeel e Bardens, ci hanno messo del loro anche il nuovo arrivato Richie Close (purtroppo morto tragicamente non molto dopo l’uscita di questa registrazione) e Chris Rainbow (ex-Alan Parsons Project), presente anche come cantante aggiuntivo, soprattutto nei pezzi con un sottofondo AOR. È interessante vedere come i vari tastieristi si incastrino bene tra loro e approfondiscano il suono delle tastiere nella maggior parte dei brani rispetto alle versioni originali. La star assoluta, che con il suo modo di suonare mette in ombra anche i tastieristi appena citati, è ovviamente Latimer, con il suo approccio chitarristico unico, che di solito resta sempre ignorato quando si elencano i migliori chitarristi rock di tutti i tempi.

La maggior parte delle esecuzioni dei pezzi che arrivano dagli anni ’80 risulta addirittura migliore degli originali in studio. Vale già per l’ottimo strumentale d’apertura “Pressure Poitns” (Stationary Traveller), che grazie alle lunghe improvvisazioni aggiuntive di chitarra e tastiere è nettamente superiore all’originale. Oltre agli assoli piangenti e stratificati di Latimer, c’è l’ottimo e variopinto nitrito del basso di Bass (che altro strumento dovrebbe suonare uno con quel cognome?) e linee di tastiera profonde e a più parti, che portano tutto il pezzo a un livello superiore rispetto all’originale. Anche se sono ben lontani dalle improvvisazioni che si concedevano nei concerti degli anni ’70, fa comunque piacere che non se ne siano dimenticati del tutto. Il suono dei Camel, anche nell’epoca dei suoni sintetici, ha conservato gran parte del suo misticismo protettivo. Seguono tre pezzi dal capolavoro concettuale “Nude” (1981), considerato uno dei loro più grandi traguardi. In “Drafted” mostra le sue doti vocali anche Chris Rainbow, anche se il suo approccio dà all’esecuzione un forte retrogusto AOR. Per fortuna la seconda voce di Latimer sullo sfondo fa in modo che lo spirito autentico della band resti sempre vivo. L’esecuzione è migliorata soprattutto dagli effetti speciali alle tastiere, mentre Latimer gioca alla grande per tutto il tempo con i vari suoni di chitarra, mostrando il suo stile inconfondibile, come si vede anche nell’ottima versione di “Captured”. “Lies”, uno dei pezzi migliori di “Nude”, è soprattutto una dimostrazione del talento vocale di Latimer, che nonostante i suoi limiti tecnici è sempre capace di emozioni straordinarie. Qui per la prima volta si fa sentire anche l’organo di Bardens. Nel bellissimo strumentale (nonostante l’evidente tocco pop) “Sasquatch”, uno dei pezzi migliori del loro album meno appariscente, “The Single Factor” (1982), a brillare in particolare è il signor Scherpenzeel. Seguono due pezzi tinti di AOR da “Stationary Traveller”, che non sono tra i loro migliori ma che la band riesce a trasformare in versioni molto buone. In “West Berlin” regnano soprattutto le belle parti di sintetizzatore, mentre la ballatona “Fingertips” viene arricchita da un suono di chitarra wah-wah e da un assolo di sassofono di Collins, che le dà un leggero sapore jazz. Segue un’ottima versione di “Wait” (I Can See Your House From Here, 1979), arricchita soprattutto dalle espressive orgiate di Bardens. Il picco della registrazione è ovviamente l’esecuzione dei classici “Rhayader” e “Rhayader Goes To Town” dal loro magnum opus concettuale “The Snow Goose” (1975), anche se di versioni migliori di entrambi i pezzi ne ho sentite parecchie. Comunque, il ritorno dell’organo di Bardens porta al pezzo un po’ dello spirito originale, mentre le linee di sintetizzatore e un assolo di sassofono di buon gusto aggiungono qualcosa di nuovo ai due brani, senza peggiorarli. Latimer è come sempre ottimo anche al flauto, e anche stavolta il suono della sua chitarra è ricchissimo e mistico, come si addice a questi classici.

“Pressure Points” è una registrazione dal vivo molto buona che, nonostante la durata limitata e di riflesso la mancanza di molti classici, offre un ritratto concreto e credibile di quanto fossero una grande live band i Camel anche nella loro incarnazione più commerciale. Resta comunque pensata soprattutto per i fan della band, perché “A Live Record” è ancora oggi il massimo della dimostrazione del loro lato live. Non sarebbe male se un’eventuale ristampa di questa registrazione uscisse in versione doppia, con bonus inediti, a impreziosire ulteriormente questo già ottimo live degli indimenticabili maestri del prog sinfonico.

Va detto, infine, che Latimer, l’unico membro originale e fedele della band, poco dopo l’uscita di questa registrazione sciolse il gruppo per sei anni, perché doveva portare avanti un’importante battaglia legale contro il manager della loro etichetta di allora, che li ricattava di continuo sui diritti d’autore. Fu anche questo a portarli a fondare in seguito la loro etichetta indipendente, Camel Productions, con la quale vissero una nuova fioritura musicale e tornarono agli standard elevati dei loro tempi migliori.

Formazione

Andy Latimer – voce, chitarra, flauto
Colin Bass – basso, seconda voce
Ton Scherpenzeel – tastiere
Christopher Rainbow – voce, tastiere
Richie Close – tastiere
Paul Burgess – batteria, percussioni

MUSICISTI OSPITI:
Peter Bardens – organo
Mel Collins – sassofono

Produzione

Andy Latimer

Tracklist

1. Pressure Points (7:17)
2. Drafted (3:51)
3. Captured (3:02)
4. Lies (5:16)
5. Sasquatch (4:09)
6. West Berlin (5:19)
7. Fingertips (4:48)
8. Wait (4:28)
9. Rhayader (2:29)
10. Rhayader Goes To Town (6:05)

Durata dell’album: 46:51

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