Pride of Lions: Lion Heart
Etichetta: Frontiers Music Srl.
Data di uscita: 9. 10. 2020
Produzione: Jim Peterik
Durata dell’album: 57.07 min
Genere: AOR
Voto: 9.5/10
I Pride Of Lions sono il progetto musicale del geniale polistrumentista, compositore e arrangiatore Jim Peterik e del vocalist di razza Toby Hitchcock. In quindici anni di attività il progetto ha dimostrato di non essere una meteora, anzi: da quando i Survivor, nel 2006, hanno smesso di pubblicare album e chiuso ufficialmente la carriera, i Pride Of Lions sono diventati, piano piano, per un soffio, i legittimi eredi di vita e opere dei Survivor. Una definizione audace, che però acquista peso e fa tacere i Tommaso increduli in un attimo, appena ci aggiungi il fatto che Peterik era membro dei Survivor ai tempi del loro boom commerciale. Autore di hit indimenticabili come «Eye Of A Tiger» e/o «Burning Heart», che segnano i film di Rocky, Jim Peterik rappresenta oggi un pezzo enorme dell’eredità AOR/west-coast rock americana. Diciamocelo: gli andrebbe dedicato un monumento, tanto è importante il suo contributo, quando già nei tempi pionieristici, con le sue idee e un incredibile senso innato per la costruzione di pezzi dal marchio inconfondibile, ha contribuito a dare forma al genere. Con le sue idee e il suo talento Jim Peterik ha dato una mano al decollo commerciale dei 38 Special, il suo nome sarà per sempre legato ai tempi d’oro degli indimenticabili Survivor, e intanto continua a scrivere ottima musica nuova per i Pride Of Lions. Ha messo le sue soluzioni compositive e le sue idee a disposizione di grandi nomi del rock come, tra gli altri: Lynyrd Skynyrd, REO Speedwagon, Cheap Trick, The Beach Boys, Sammy Hagar. Già nel ’70 regalò il grande hit della sua prima band, The Ides Of March (Vehicle). Tutto detto.
Peterik è impegnato. Sempre impegnato. Quasi sovraccarico. Quest’anno, fino a «Lion Heart», ha messo la firma su una sola uscita, che per lui è addirittura poco. Il nuovo album in studio dell’ex tastierista e cantante degli Styx Dennis De Young, “26 East: Volume 1” (RockLine recensione), per il quale Peterik lo ha aiutato a comporre e arrangiare i pezzi ed è stato il principale motivatore che ha spinto De Young a decidersi per un nuovo disco in studio. I due si sono legati davvero dopo che De Young era stato ospite in un brano dell’uscita dell’anno scorso del progetto di Peterik, Worlds Stage, ovvero l’album “Wind of Change” (RockLine recensione). Nel brano “Proof Of Heaven”.
Insomma, l’album «Lion Heart» è esattamente quello che ci si aspetta dai Pride of Lions. Anzi, di più. Molto probabilmente è il disco più maturo e rifinito della carriera della band. Toby Hitchcock ha una voce americana scolpita nel marmo per il principio west-coast AOR (con l’accento su «americana»). Con quella voce e le sue caratteristiche potrebbe intrattenere ogni sera i riccastri di Las Vegas, come facevano un tempo Frank Sinatra, Dean Martin, anche Elvis Presley eccetera… Scolpito per le melodie da chansonnier. Con la scrittura e gli arrangiamenti di questo giro Jim Peterik si è avvicinato di un palmo ai Survivor degli anni Ottanta. Mai finora i Pride of Lions avevano evocato così sfacciatamente e direttamente vita e opere dei Survivor come con questo nuovo album. Peterik e Hitchcock si mettono alla prova più che mai nei duetti vocali, e questa combinazione funziona alla grande. Il gioco di complemento sottolinea con estrema efficacia i contrasti e approfondisce il dramma teatrale di tutto il pomposo impianto dell’album. Comprese le armonie vocali a due.
La produzione è brillante. I contrasti, ottimizzati. E con loro atmosfere intense, che toccano il culmine nei ritornelli. Le chitarre stavolta sono messe in primo piano un po’ più di quanto ci si aspettasse. Che Peterik non si stacchi da un album finché non è sacrosantamente convinto di aver limato tutto alla perfezione non sorprende più da un pezzo. I brani vantano una rifinitura musicale eccezionale, una costruzione delle atmosfere che ti afferra, un’orecchiabilità istantanea,… Esattamente quello che serve a ogni vero album AOR. Che dice? Qui parliamo di un prodotto di altissimo livello. Le pillole non mollano, davvero. Questo vale per Peterik. Non c’è solo l’acconciatura viola. Il tipo è un gran maestro del suo mestiere. Se i Foreigner non avessero scritto Waiting for a Girl Like You, di Sleeping with a Memory si direbbe che è una delle migliori ballad mai scritte nel genere AOR. L’album parte a razzo. Con la title track «Lion Heart», che nel ritornello rincorre di sfuggita l’aria dell’hit Burning Heart. Anche nei momenti da ballad, come la brillante Unfinished Heart, l’intensità dell’atmosfera e della dinamica del disco non cala. Dopo arriva “Flagship”, con uno dei ritornelli più marchiati a fuoco e infiammabili. «Rock And Roll Boom Town» sembra addirittura la più incazzata, per quanto riguarda il fraseggio di chitarra. Ha un tempo medio-veloce e il fraseggio di chitarra ne esce ulteriormente magnificato. Prima della fine dell’album arriva “You Are Not A Prisoner”, con una frase che è proprio metal. Ed è anche uno dei punti più forti, che tiene l’album in una solida erezione dinamica pure nella parte conclusiva.
La cosa più facile è concludere che è difficile scegliere i picchi dell’album. In realtà stavolta è impossibile. La scelta sta al singolo (a patto di aver fatto l’obbligatoria vaccinazione al saccarosio AOR). L’album è davvero tutto ciò che sta dietro al nome Pride of Lions. Scritto su misura per chi ama i Survivor, i dischi solisti di Toby Hitchcock, ma anche il compianto cantante dei Survivor Jimi Jamison. Insomma. Il principio west-coast AOR nella migliore luce possibile. Come se gli anni Ottanta non fossero mai finiti, come riassume per esempio il testo del singolo Carry Me Back. Con tutta la sua pomposità sfavillante e la sua salvezza bombastica, il disco esplode, e la sua passione ribollente non lesina grande ottimismo e spirito di risveglio, che era il marchio di fabbrica degli album di questo tipo registrati negli anni spensierati e pieni di aspettative (gli Ottanta). Un album perso nel tempo e nello spazio e una fantastica aggiunta alla collezione dei fan più infuocati del genere. Dodici punti d’eccellenza e quasi un’ora di musica, perché nemmeno un granello di minutaggio suona poco convincente. Perfezione è il secondo nome di «Lion Heart». Jim Peterik – «l’uomo rosa» – in tutto il suo genialissimo splendore.
Autore: Aleš Podbrežnik
Tracklist:
1. Lion Heart
2. We Play For Free
3. Heart Of The Warrior
4. Carry Me Back
5. Sleeping With A Memory
6. Good Thing Gone
7. Unfinished Heart
8. Give It Away
9. Flagship
10. Rock & Roll Boomtown
11. You’re Not A Prisoner
12. Now
Formazione:
Toby Hitchcock – voce
Jim Peterik – voce, cori, tastiere, chitarra acustica ed elettrica, percussioni
Ed Breckenfeld – batteria, percussioni
Klem Hayes – basso
Mike Aquino – chitarra solista e ritmica
Colin Peterik – batteria nel brano n. 1
Kevin Campbell – basso nel brano n. 1
Christian Mathew Cullen – sintetizzatori, programmazione