Primal Fear – i primi dieci anni nel metal! (2008)

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Data dell’intervista: 20.06.2008

Chiacchierare con il bassista e co-fondatore dei power metaller tedeschi Primal Fear, Mat Sinner, è stato un vero onore, quando i Primal Fear si sono fermati con il loro “New Religion Summer tour 2008” per un concerto a Moraro, vicino a Gorizia, in Italia. Che fosse tutto all’insegna dei Campionati Europei di calcio di quest’anno, lo ha confermato il posto stesso dove abbiamo fatto l’intervista, e anche il nostro interlocutore. L’intervista si è infatti svolta proprio su un campo da calcio a due passi dal festival, e di Mat Sinner si sa che è un tifoso appassionatissimo e un vero dizionario vivente del calcio. Una volta giocava pure lui, e proprio da punta. Ci ha confidato che di testa non era chissà quanto bravo, ma aveva il fiuto per piazzarsi in area di rigore e trovarsi sul pallone giusto per fare gol. Ovviamente la prima parte della chiacchierata è girata solo attorno al calcio, non c’era modo di evitarlo, e poi siamo passati in fretta alla musica…. 

RockLine: Sono passati dieci anni da quando la band è nata. Cosa ci puoi dire oggi dei Primal Fear, guardandoti indietro?
Mat: Molto semplice. Sono ancora più convinto che quando abbiamo fondato la band nel 1998 sia stato un momento unico. È stata una decisione davvero fenomenale. Siamo partiti senza grandi aspettative. Sentivamo semplicemente il bisogno, per noi stessi, ma anche perché all’epoca la musica che volevamo suonare non c’era, o meglio, in quel periodo l’interesse per quel genere si era spento parecchio. Da noi comunque è come per le altre band. Ci sono alti e bassi, anche se ci impegniamo sempre a mantenere un certo livello, un certo carattere, una certa essenza per cui siamo riconoscibili. Facciamo sempre di tutto per farci vedere in giro, perché la gente possa avere fiducia nella nostra costanza e nella solidità del gruppo. In linea di massima la band è sempre stata molto compatta, senza oscillazioni o turbolenze. Quello che vedi è quello che ottieni.

RockLine: L’estate è la stagione dei festival. Probabilmente ormai sei un veterano.
Mat: Sì. Sfruttiamo sempre questo periodo per fare festival, o comunque concerti dove si raduna parecchia gente, per esempio anche i raduni di motociclisti e simili… È però un’esperienza diversa rispetto ai tour in solitaria, che di solito organizziamo in autunno o in primavera. Soprattutto per quanto riguarda il pubblico. Questi concerti ai festival sono importantissimi, perché lì si raduna anche gente che non è per forza concentrata solo sui Primal Fear da fan, ma magari ascolta generi musicali diversi e non per forza solo metal. In questo modo abbiamo la possibilità e l’occasione di presentare e avvicinare a loro la nostra musica proprio ai festival.

RockLine: Avete appena pubblicato il nuovo disco, New Religion. Secondo me è un disco piuttosto diverso dai precedenti. Che ci puoi dire?
Mat: È vero. Per la prima volta ci siamo detti: “Proviamo qualcosa di completamente nuovo.” Non fraintendermi, è normale che una band si evolva e pubblichi album che non sono tutti uguali, ma con New Religion abbiamo sentito di poter spostare i limiti e di crescere ancora di un gradino a livello creativo, raggiungendo un nuovo standard.

RockLine: La collaborazione con Magnus Karlsson è stata un fattore decisivo?
Mat: Anche. Magnus Karlsson è una persona fantastica. È un polistrumentista. Ottimo collaboratore, aveva già lavorato con noi all’album “Seven Seals”. È aperto a sfide diverse, a esperimenti musicali diversi. Sul nuovo disco ha contribuito a scrivere quattro brani, e ha messo del suo anche con le linee di tastiera e gli assoli in due pezzi.

RockLine: Magnus Karlsson è un musicista di pedigree eccezionale, credo che come nuovo membro dei Primal Fear sia un acquisto straordinario per voi.
Mat: Magnus si è dimostrato un compagno eccezionale nel nostro ultimo tour “10 Year In Metal”, che è stato il suo tour d’esordio con i Primal Fear. Si è anche visto che il duo di chitarre formato da Henny Wolter e Magnus Karlsson è uno dei più riusciti e dei migliori che noi Primal Fear abbiamo mai avuto. Magnus sa anche essere un grande intrattenitore. I Primal Fear stanno entrando in un periodo creativo completamente nuovo. Siamo molto contenti di queste nuove sfide.

RockLine: Voi Primal Fear oggi siete una specie di guru per le band più giovani. Come vedi la situazione di oggi, con le band che iniziano la carriera, se la confronti con gli inizi dei Primal Fear?
Mat: Per le nuove band diventa sempre più difficile costruire su basi solide con il primo o il secondo album. Il download da internet ha ribaltato parecchio le cose, e in generale lo sviluppo stesso di internet e di tutte le possibilità che oggi ti offre. Oggi è più facile registrare un album di una volta. Lo puoi registrare a casa, in camera tua. Ma per i musicisti è difficile lottare contro questa tendenza del download in crescita. Registrare in studi professionali costa comunque quanto prima. La maggior parte delle band cerca di produrre a costi più bassi, perché le etichette non vendono più molti album, per ridurre il più possibile le spese di investimento. Per questo le band provano a registrare gli album a casa, con l’aiuto dei computer, il che non fa bene allo sviluppo delle band stesse, soprattutto per quanto riguarda la carriera. Dato che oggi è molto più difficile vendere album rispetto a dieci anni fa, questo influisce molto negativamente sulla scena. Però alla fine, chi ha molto talento sopravvive sempre. In ogni situazione. Secondo me è stato un grande errore anche da parte delle etichette, che erano troppo pigre per darsi una mossa e capire dieci anni fa dove potevano portare l’espansione di internet e la possibilità di scaricare, e come questo potesse colpire le vendite degli album. Ora è troppo tardi. Le etichette fanno un gran casino e si lamentano, ma dieci anni fa era loro compito fare qualcosa contro tutto questo. Le etichette non hanno alcun diritto di lamentarsi. Dieci anni fa incassavano un bel po’ di soldi, dormivano sonni tranquilli, e ora sono loro i responsabili dei problemi, perché non ci hanno pensato prima.

RockLine: Oggi ci sono sempre più casi in cui, proprio per questo download incontrollato, sempre più musicisti nel metal abbandonano la carriera professionale.
Mat: Succede in continuazione. E la cosa sta pure peggiorando. Con i fan non puoi essere arrabbiato. I metallari in Brasile, per dire, probabilmente non fanno parte della fetta ricca della popolazione. Se quei ragazzi trovano musica gratis su internet, che se la scarichino pure, e che i soldi che altrimenti spenderebbero per comprare i dischi li usino piuttosto per mangiare. I colpevoli sono quelli che, ovviamente, rendono possibile il download da internet.

RockLine: I Primal Fear sono una delle poche band europee che negli ultimi dieci anni hanno lasciato un segno evidente anche oltreoceano. Là vi sta andando molto bene. Come ci siete riusciti?
Mat: Là ci apprezzano davvero. Per noi è stato importantissimo il tour con Rob Halford di qualche anno fa. Dopo quel tour torniamo a suonare negli Stati Uniti almeno una volta all’anno. Lì abbiamo una base di fan solida, che apprezza davvero i generi tradizionali dell’heavy metal. Oggi negli Stati Uniti ci sono poche band che suonano musica come i Primal Fear, anche in termini di pura energia. La melodicità delle band metal di area tedesca o scandinava è molto attraente negli Stati Uniti. Certo, le vendite degli album non sono enormi, né grandi, ma vendiamo più o meno lo stesso numero di dischi che in Germania. Siamo molto contenti di poter contare su questa base solida, ma, come ho detto, gli Stati Uniti non sono un grande mercato per il metal oggi, e anche se sei costretto a suonare, che ne so, un lunedì sera in qualche buco scalcinato e a volte ti passa pure la voglia in una situazione così, alla fine per i Primal Fear, in generale, per ora ha avuto buone conseguenze.

RockLine: Che è successo con Tom Naumann?
Mat: Ha combinato delle grosse stupidaggini riguardo ai Primal Fear, che hanno distrutto la fiducia reciproca tra i membri della band e Tom, così collaborare ancora con lui non ci sembrava più sensato. Sarebbe stato molto dannoso per i Primal Fear. E anche per i Sinner.

RockLine: Come mai i Primal Fear sono stati presi sotto l’ala dall’etichetta italiana Frontiers Records, nota per avere sotto contratto soprattutto band di hard rock melodico e AOR? Siete una specie di pionieri del metal per loro?
Mat: Guarda, a me non frega proprio niente di cosa fa la mia etichetta, per me possono anche vendere calze di nylon da donna, finché le vendite dei nostri dischi sono soddisfacenti. Ho sentito addirittura che certe band negli Stati Uniti vendono i loro album senza etichetta, tramite Wall Mart. Per esempio i Journey e gli AC/DC. Per questo non hanno più bisogno di un’etichetta. Per quanto riguarda la Frontiers Records, devo dire che hanno gli attributi per vendere gli album e noi siamo soddisfatti della promozione e in generale delle vendite del nostro ultimo album tramite questa etichetta. Siamo tutti contenti da questo punto di vista. Band ed etichetta. Per questo continuiamo la collaborazione anche per il prossimo album.

RockLine: Come nascono le canzoni nei Primal Fear?
Mat: È sempre diverso. Ognuno nella band porta le sue idee. Le raccogliamo insieme, durante gli incontri, le verifichiamo e poi decidiamo quali idee usare, dove e quando. A volte ho un’ispirazione pazzesca per scrivere i versi, ma il peggio è quando ti capita di dover sederti a un tavolo e dire: “Cavolo, adesso devo scrivere un pezzo!”. Non funziona. L’idea deve arrivare in modo spontaneo. Per esempio, mi sveglio alla mattina alle sette e mi comincia a risuonare in testa una melodia. Mi suona benissimo, prendo subito il registratore, la appunto in fretta e furia e mi dico che dobbiamo assolutamente provarla. Questa si chiama magia. Non la puoi controllare, devi lasciare che fluisca da sola. Ed è sempre diverso. A volte per un pezzo ci metti 14 giorni, altre volte lo scrivi in dieci minuti. Non lo puoi mai prevedere.

RockLine: E quali sono i piani per il futuro dei Primal Fear?
Mat: Per ora abbiamo concerti fino a settembre. Sono arrivate un paio di proposte per suonare a novembre di quest’anno, quindi stiamo pianificando qualche data anche in autunno. Per quanto riguarda il nuovo album, siamo d’accordo di rientrare in studio di registrazione verso la fine di quest’anno. Abbiamo già cominciato a scrivere del nuovo materiale. Quattro brani sono pronti, anzi quasi cinque, e abbiamo in programma di scriverne altri dieci. Il feeling nel gruppo e lo spirito della squadra sono davvero altissimi in questo momento, perciò questi dieci brani rimanenti saranno scritti molto, molto in fretta. Il mixaggio dovrebbe esserci a gennaio dell’anno prossimo, e il nuovo album potremmo quindi pubblicarlo a maggio 2009.

RockLine: Mat, grazie di cuore per il tuo tempo, ti auguro un concerto fantastico qui al Morarock festival.
Mat: Grazie a te.

intervista condotta da: Aleš Podbrežnik & Jani Mihevc
tradotta e curata da: Aleš Podbrežnik

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