Privateering
Autore: Jernej Vene
Artista: Knopfler, Mark
Etichetta: Mercury Records
Uscita: 2012
Durata: CD 1 45:16, CD 2 44:51
Voto: 3.4/5
Mark Knopfler, chitarrista, autore e cantante britannico, è un artista musicalmente aperto come pochi, visto che nessun genere gli è estraneo. La formula collaudata dei dischi precedenti la ritroviamo anche nel doppio Privateering. Il sapore dei suoni locali è forte come sempre, e forse Knopfler, con tutta la sua flemma, stavolta è ancora un gradino più tranquillo. Da ogni nota e da ogni parola cantata soffia una calma incredibile. Privateering è il termine con cui si indicava il capitano di una nave che scortava altre navi cariche di merci preziose lungo le grandi rotte. La faccenda risale alla fine del Settecento e si è diffusa nell’Ottocento. Mark Knopfler traccia un parallelo con il titolo nel fatto che ama un sacco esibirsi e girare in lungo e in largo con la sua squadra, che suona la sua musica con dedizione. E intanto non dimentica tutti quelli che vengono ai suoi concerti. Ovviamente gli piace anche tenere sotto controllo il maggior numero possibile di cose. Beh, non c’è bisogno di prenderlo alla lettera: è solo la direzione verso cui Knopfler tende ultimamente.
In linea con i tempi, il disco esce in varie edizioni, e la più lussuosa è ovviamente quella con doppio vinile e tre dischi digitali. Ma il nuovo disco di Mark è doppio già nella versione base, il che significa venti brani. Tre anni dopo Get Lucky il vecchio gatto torna con una sacca piena di musica, molto interessante per quello che offre proprio perché è tutto raccolto in un unico posto. Qui, ovviamente, non si tratta di ficcare il naso di continuo in tutto ciò che di simile è già stato registrato. La musica è un organismo vivo, proprio come la lingua. Su ogni base prima o poi cresce qualcosa di nuovo, a volte qualcosa di simile a ciò che qualcuno ha già creato nella storia, ma il nuovo autore deve fare in modo che la novità non sia una copia frettolosa di schemi già consolidati. Spesso questo può danneggiare qualcuno oppure portargli successo. Mark Knopfler, insomma, nell’eredità del suo popolo ha trovato dei fili che, con dedizione e ponderazione, intreccia in nuovi tappeti sonori. Ci offre cose che gli stanno a cuore e che, come ogni vero artista, deve portare in mezzo alla gente. Certo, ha avuto la fortuna di convincere milioni di persone in tutto il mondo con il suo approccio già con i Dire Straits, ma questo non è e non deve essere un traguardo da inseguire con la carriera solista. Come artista solista può ovviamente proporre quello che sa fare meglio. È superfluo scrivere e dire che i tempi sono diversi anche nella musica. Fino a un certo punto è vero, ma dobbiamo renderci conto che non c’è niente di male se uno non è in classifica e tutti lo conoscono per il lavoro in un’altra band. In fondo dobbiamo riconoscerci a vicenda che è già bello avere tra noi qualcuno capace, in un dato momento, di aiutare chi ascolta a immergersi nel suo modo di vivere il mondo. Per raggiungere questo obiettivo, però, deve comunque occuparsi continuamente del mondo e di se stesso. La musica, poi, parla da sé, e unita alle parole prende vita in un modo completamente diverso, forse più alto.
Privateering è un disco che sa entusiasmare ma anche respingere. Anche se è registrato e prodotto in maniera impeccabile, per molti potrebbe essere un boccone troppo grosso, almeno tutto in una volta. Tra i due album non c’è differenza per natura della musica. Knopfler ha fatto in modo che ci sia una buona rappresentanza di generi diversi. Quanto ci sia di concept è difficile dirlo. Tirare conclusioni e dire che qualcosa è così è davvero ingrato, se magari l’autore del disco la pensa in tutt’altro modo. Qui chi ascolta può sbagliarsi in un attimo, a meno che l’interpretazione del messaggio musicale e dei testi non sia pensata come completamente libera. La cosa migliore è applicare quest’ultima idea anche nel caso di Privateering. Posso scrivere che Privateering è un altro dei solidi dischi di Knopfler. La flemma nella voce e nel modo di suonare la chitarra è straordinaria.
Con il suono delle sue chitarre e un baritono pacato, Mark Knopfler racconta con raffinatezza storie profonde su fatti e persone di tutti i giorni. L’anima dell’album sono i pezzi a medio ritmo (Redbud Tree), le ballate (Bluebird); si lancia nel boogie nell’operaia Corned Beef City. È tutto virile spavalderia in Hot Or What e pieno di amarezza in Yon Two Crows, mentre in Blood And Water è critico e parla dell’estinzione della campagna.
Con la collaborazione di un’ottima squadra di musicisti di Nashville e della Scozia, Knopfler è riuscito ancora una volta a regalarci bei momenti musicali. A Knopfler basta creare un’atmosfera musicale capace di convincere le anime stanche del senso di riposarsi e prendersi una pausa dalla follia quotidiana. Privateering offre uno sguardo profondo sul lavoro di uno dei più grandi musicisti pop rock di oggi. Con il suono delle sue chitarre e un baritono pacato, Mark Knopfler racconta con raffinatezza storie amare su fatti e persone di tutti i giorni.
Formazione
Mark Knopfler – voce, chitarre elettriche, slide e acustiche
Richard Bennett – chitarre, bouzouki
Guy Fletcher – tastiere, voce, basso, arrangiamenti d’archi
Paul Franklin – pedal steel guitar
Jim Cox – piano, organo
Phil Cunningham – fisarmonica
Glenn Worf – basso
Ian Thomas – batteria
John McCusker – violino, cetra, tin whistle
Michael McGoldrick – flauto, tin whistle
musicisti ospiti:
Kim Wilson – armonica a bocca
Ruth Moody – voce
Chris Botti – tromba
Nigel Hitchcock – sassofono
John Charnec – clarinetto
Produzione
Mark Knopfler, Chuck Ainlay, Guy Fletcher
Tracklist
CD 1
- Redbud Tree
- Haul Away
- Don’t Forget Your Hat
- Privateering
- Miss You Blues
- Corned Beef City
- Go, Love
- Hot or What
- Yon Two Crows
- Seattle
CD 2
- Kingdom of Gold
- Got to Have Something
- Radio City Serenade
- I Used to Could
- Gator Blood
- Bluebird
- Dream of the Drowned Submariner
- Blood and Water
- Today Is Okay
- After the Bean Stalk