Tide, la quarta ondata di marea! 2012

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Luogo: Lubiana / POP TV
Data dell’intervista: 08.10.2012

I rocker sloveni canaglia e infuocati Tide tornano con il quarto album »No. 4« – la recensione di RockLine la trovi QUI. Pieni di grandi progetti, ma anche del prezioso bagaglio di una montagna di chilometri alle spalle, possono dire a testa alta che »No. 4« è il traguardo in studio più maturo della loro carriera. Con questo disco i Tide hanno fatto l’occhiolino alle radici dell’album d’esordio, aggiungendoci il profilo della maturità: soluzioni d’arrangiamento e d’atmosfera frutto di quella saggezza che arriva, appunto, con gli anni.

RockLine: Il nuovo album dei Tide è il vostro quarto e racconta una storia nuova! Che sensazioni hai, Kevin?
Kevin: Per dirla chiara, il nuovo album è »Seven Days« più quella dimensione che ci siamo portati dietro con l’esperienza accumulata registrando »Regeneration«. Cioè, per arrivare a quella dimensione su »No. 4«, dovevamo passare per »Regeneration«. Nonostante »Regeneration« sia stato per noi un piccolo scivolone in termini commerciali, visto che ci ha allontanati dalla base di fan costruita con i primi due album, ha dato al gruppo una dimensione in più, direi una nuova componente di maturità, che ora, dopo essere tornati a un suono rock più diretto, si riflette insieme a lui. Gli ha dato quell’ampiezza che, diciamo, »Seven Days« non aveva. Molti giornalisti dicevano che noi Tide ci eravamo persi dopo il primo album, ma se dessi retta a loro, poi quegli stessi direbbero che con il nuovo album, cioè »No. 4«, ci siamo ritrovati. Io non direi mai che ci siamo persi, direi che abbiamo sperimentato consapevolmente. Ed è una bella differenza. Ti perdi quando davvero non sai che pesci pigliare. Noi, a ogni passo della nostra carriera, abbiamo sempre saputo in cosa ci stavamo buttando con le nostre scelte artistiche. Con i fan ne abbiamo pagato il prezzo, ma per fortuna il metro della qualità di un lavoro musicale non è il numero di fan. Per questo non rinnego affatto la storia di »Regeneration«: è un ottimo prodotto, ci abbiamo messo l’anima e abbiamo sperimentato con il suono con grande successo. »No. 4« riporta i Tide sulla scena come un gruppo che è tornato alle radici, ma le ha messe in mostra in modo molto più maturo.

RockLine: Quel contenuto di »Regeneration«, trasferito nei nuovi tempi sul nuovo album, si sente soprattutto nei momenti un po’ più atmosferici, più sofisticati – nelle parti più calme del disco…
Kevin:  Sì. Soprattutto in pezzi come Love Has Gone o Believe. La differenza tra il nuovo album e i precedenti è anche che »No. 4« è un album da band. Non è nato sotto la mia bacchetta solista, che è il senso del precedente »Regeneration«, ma è frutto del lavoro di squadra del gruppo. Così chiudiamo la bocca anche a chi dice che i Tide sono solo Kevin. No. I Tide sono un gruppo. Lavoriamo insieme. Io da solo non posso stare su un palco, ho bisogno della band. Ho bisogno degli altri tre membri, come loro hanno bisogno di me. Per questo da noi non c’è nessuna dittatura. Ma siccome spesso ti ritrovi spinto nel ruolo di paroliere e quindi sei tu a decidere come viene espresso il messaggio del testo, devi conquistarti abbastanza libertà creativa per riuscire a metterlo in luce nel modo giusto e, alla fine, a consegnarlo al pubblico in maniera abbastanza semplice e comprensibile. Chi ascolterà »No. 4« riconoscerà il carattere di ciascuno dei membri del quartetto Tide. La batteria è grandiosa, cruda, le chitarre sono massicce, il basso scava in profondità, ognuno di noi viene fuori in quello che fa nel gruppo. Un po’ come era su »Seven Days«. Forse su »Nothing To Loose« e »Regeneration« questo fattore non si percepiva altrettanto, mentre »No.  4« rimette in primo piano il senso del quartetto – del gruppo come squadra. Non importa chi di noi registrasse cosa in studio e quando: in studio c’eravamo sempre tutti.

RockLine: Per questo »No. 4« ha un carattere autentico e vivo. Come se i Tide avessero suonato un concerto in studio.
Kevin: Vero. In studio niente abbellimenti. Ci siamo avvicinati alla registrazione in modo molto elementare. Abbiamo registrato alla vecchia maniera. E se un tempo si riuscivano a fare ottimi album in garage senza tecnologia, perché oggi non si dovrebbe riuscire con tutta questa tecnologia?

RockLine: Sei maturato anche come interprete vocale. Riesci a creare con successo le emozioni volute in brani dal carattere decisamente diverso su questo nuovo album. Riot Act e Love Has Gone riassumono alla perfezione i due volti del tuo approccio vocale, che padroneggi sempre di più.
Kevin: Ho sempre inteso la voce come il quinto strumento della formazione. Non ho mai accettato le regole con cui ti plasmano come cantante nelle scuole di canto, coro compreso. La voce deve essere inserita nella musica del gruppo. Non deve sporgere, ma esserne un elemento alla pari. Molte produzioni, di molti album, spingono la voce in avanti nel suono e »nascondono« gli altri strumenti nel quadro sonoro. E a me non piace. Anche per »No. 4« volevo che la voce fosse immersa nell’ossatura musicale e nella forma dei pezzi, come è la regola nelle band rock, metal, alternative, e se vuoi punk. La voce non è troppo bassa, è solo fusa nel modo giusto con gli altri strumenti.

RockLine: Dal punto di vista della produzione, »No. 4« è per i Tide un passo avanti deciso. Ha catturato tutta l’attualità dei trend mondiali di oggi nel modellare il suono di un qualsiasi album rock.
Kevin: Per il nuovo suono abbiamo cercato di catturare quello dei nostri modelli, come Soundgarden, Smashing Pumpkins, Queens Of The Stone Age. Cioè band sonoramente massicce che conservano la grezzezza degli anni Settanta. Insomma, quel suono retrò. Senza »effettare« chitarre e batteria, puntando solo a mantenere il suono naturale….

RockLine: Mi è appena venuta in mente la vostra versione dal vivo di quello standard degli MC5, Kick Out The Jamms. La suonate ancora ai concerti?
Kevin: Ancora. Anzi, di nuovo.

RockLine: Per quanto riguarda la creazione musicale, sei sempre stato legato ai Paesi Bassi. Magari a questa domanda hai risposto mille volte in varie occasioni, ma lo chiedo lo stesso. Quali fattori ti hanno legato ai Paesi Bassi nel fare musica?
Kevin:  »No. 4« è il primo album registrato in Slovenia. Quanto alla collaborazione, posso dire che siamo ottimi amici, e sono persone che capiscono davvero cosa vuoi. Ovviamente tutto si basa su un rapporto di amicizia. Se in passato avessi instaurato un rapporto così con un produttore sloveno, oggi collaborerei con quella persona allo stesso modo. È successo invece che il legame si sia creato con i Paesi Bassi. Questo ponte di fiducia, che si basa sull’amicizia. Ma questa collaborazione non c’entra con il suono di »No. 4«. Lo avremmo potuto registrare anche in India, o dovunque. Avrebbe suonato uguale. Come dico, »No. 4« è il primo album che abbiamo registrato in Slovenia. Ed è anche l’album col suono migliore tra tutti quelli pubblicati finora dai Tide.  In questa nuova storia è successo che il principio del budget e dell’affitto delle ore di studio disponibili non ha avuto alcun ruolo. Tutti in studio, produttore compreso, volevamo registrare un buon album. L’obiettivo l’abbiamo raggiunto abbastanza in fretta, ma a nessuno del gruppo sarebbe importato nemmeno se si fossero rivelati necessari altri due mesi per rifinire il suono fino alla forma desiderata.

RockLine: »No. 4« mantiene una forma rock semplice e di facile presa, ma allo stesso tempo con melodie abbastanza contagiose.
Kevin: In realtà puntavamo proprio a questo minimalismo, a far suonare le cose nel modo più semplice e diretto possibile. Meglio togliere negli arrangiamenti, quando potresti complicare tutto. Ti semplifica la vita anche quando sei sul palco, e poi accende molto di più la gente, la conquista, perché così metti l’energia rock al primo posto. Sopra ogni cosa. Lo scopo di questa energia è risucchiare la folla, soddisfarla, come in fondo soddisfa noi stessi. Già al Rock Music Fest, a Lubiana a metà giugno di quest’anno (il reportage di RockLine lo trovi QUI, N.d.R.), abbiamo provato metà del nuovo materiale, per vedere come funzionano dal vivo i pezzi nuovi.

RockLine: Questo amore per le vibrazioni retrò nel rock si vede anche nella tua collezione di chitarre Gibson, dall’»Explorer« alla »Flyin’ V«, alla »Les Paul«…
Kevin: Di recente ho completato questo set classico di Gibson con un modello »SG«. Prima mi sono fatto la maggior parte dei concerti con Explorer e Les Paul, adesso ho allargato l’uso dei modelli di chitarra. Il nostro suono dal vivo deve contenere, come base, un sacco di chitarre. E ogni chitarra ha un suono specifico. Quando cambi chitarra durante il concerto ottieni una nuova qualità sonora, una nuova vibrazione, un nuovo stato d’animo, legato al messaggio e al contenuto del pezzo che stai eseguendo in quel momento sul palco. La nostra musica è in sostanza musica di chitarre, e dobbiamo fare in modo che il nostro linguaggio chitarristico sia il più vivace e colorato possibile.

RockLine: Nella carriera avete suonato alcuni concerti che sono rimasti particolarmente impressi, come quando avete aperto per i grandi Iron Maiden allo stadio di Bežigrad a giugno 2007, o per gli Uriah Heep a dicembre 2008 alla Hala Tivoli… Fin dove arrivate voi Tide all’estero? Musicalmente siete il tipo di band che l’estero dovrebbe assorbire in fretta, identificandosi con la vostra musica.
Kevin: All’estero è molto più difficile sfondare. Lì ognuno favorisce prima i suoi. Cosa voglio dire? Che per esempio, se vai in Italia, al posto dei Tide davanti ai Foo Fighters metteranno una loro band di casa. Da questo punto di vista non gli si può rimproverare niente. Hanno pensato alla promozione della band locale, anche se non raggiunge gli standard di qualità di un’altra. Ed è giusto così. Anche da noi dovremmo avere questo approccio. Peccato che i grandi gruppi rock saltino la Slovenia. Ci passano accanto nei tour. Da noi è ancora il paradiso della musica popolare dei Balcani, mentre tutto ciò che è rock attuale va a Zagabria o a Belgrado. È un gran peccato. La gente si è abituata ad ascoltare quello che c’è. E quello che c’è è musica popolare balcanica. Ci vorrebbe un sacco di tempo per riabituare la gente in Slovenia ad ascoltare rock. Sarebbe importantissimo riportare i concerti rock in Slovenia. Parlo di grandi eventi, come i concerti di Guns N’ Roses, Ozzy Osbourne, Slayer,…

RockLine: Le klape ci hanno distrutti.
Kevin: Non ho niente contro questi artisti, ma il rock fa parte della cultura urbana di ogni società civile. Io non manderei mio figlio ai concerti di un adorabile cinquantaquattrenne che ha costruito la sua carriera negli anni Settanta sul territorio dell’ex Jugoslavia e che canta sempreverdi sull’amore non corrisposto di quando aveva 17 anni. Ogni anno, ogni anno negli stessi locali della Slovenia. Gli adolescenti sloveni di 16 e/o 17 anni devono consumare musica ribelle nella loro fase di crescita, devono passare attraverso questa fase dello sviluppo della personalità. Si tratta anche di allargare l’intelletto e gli orizzonti di una persona.

RockLine: E un tour più piccolo nei club all’estero per i Tide?
Kevin: Ci abbiamo provato da poco, per vedere se si poteva fare. Ma si è fermato agli sponsor. Gli sponsor sloveni preferiscono sponsorizzare le »miss« cantanti, a differenza dei gruppi che suonano rock originale e creano musica d’autore. Qui si ripete la solita tragedia originale della Slovenia. Il problema non sono i soldi. Quelli ce ne sono abbastanza. Il problema è che il denaro non viene investito nel posto giusto. Di soldi ce ne sono abbastanza perché le carriere di tante band rock slovene buone, promettenti, impegnate e ambiziose potessero prendere una piega migliore. E anche all’estero queste band slovene potrebbero ottenere qualche buon risultato. Noi Tide vogliamo portare questa nostra musica all’estero. Uno dei nostri progetti a breve termine è ottenere un aiuto da sponsor grazie al quale poter realizzare un tour del genere all’estero l’anno prossimo. Puntiamo a un vero tour nei club all’estero.

RockLine: La mia visione dei Tide in questo momento è che da voi giri tutto a meraviglia e che avete una »wild card« per farvi notare finalmente all’estero, a cominciare dalla tua ottima interpretazione dei versi in inglese e così via…
Kevin: L’inglese mi è sempre stato più congeniale per interpretare i testi, ed è con l’inglese che noi Tide funzioniamo meglio. E da sempre. Abbiamo provato anche in sloveno, ma non ha funzionato. Considera che sono del Litorale e faccio più fatica a passare al lubianese, mi trovo meglio con l’inglese. Meglio attenermi a quello che padroneggio e in cui sono bravo, piuttosto che mettermi alla prova in cose in cui non risulterei abbastanza convincente.

RockLine: Dopo Riot Act, un pezzo molto ribelle, uscito come primo singolo di presentazione dell’album »No. 4«, tocca all’uscita del secondo singolo, Believe. Questo è un brano più calmo.
Kevin:  Molti ci chiedevano quando avremmo rifatto un pezzo nello stile della nostra Waiting For The Rain. La gente ci diceva che da parte nostra manca proprio un brano in stile Waiting For The Rain. Con Believe si è presentata un’ottima occasione per offrire un pezzo così agli amanti della nostra musica. E se la memoria non mi inganna, dopo Waiting For The Rain non abbiamo più pubblicato nessun singolo che fosse una ballata. Si avvicina anche l’inverno, forse è proprio per questo il momento più adatto per pubblicare di nuovo una ballata come singolo. Del resto su »No. 4« ci sono abbastanza pezzi d’impatto che in futuro possono diventare singoli, se decideremo di pubblicarne un altro. L’esperienza passata ci insegna però che i nostri singoli d’impatto di solito non sono arrivati in radio. Quindi i nostri fan troveranno i loro preferiti su »No. 4« nei pezzi che non usciranno come singoli.

RockLine: E qual è la visione a breve termine per i Tide?
Kevin: Il piano principale è promuovere con successo il nostro nuovo album. La presentazione ufficiale è stata il 15.11.2012 al KUD France Prešeren di Lubiana (il reportage di RockLine lo trovi QUI, N.d.R.). In quel concerto abbiamo inserito a sorpresa dei musicisti ospiti. Poi vogliamo fare quanti più concerti possibile e, come ho già detto, cercare sponsor, che ci permetterebbero di organizzare anche una serie di date fuori dalla Slovenia.

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