Recital of the Script

0 11

Autore: Peter Podbrežnik

Artista: Marillion
Etichetta: EMI Records
Uscita: 22.06.2009
Durata: 97:27
Voto: 5/5

»Recital of the Script« è un doppio album dal vivo firmato dalle leggende del rock progressivo Marillion, uscito originariamente nel ‘lontano’ 1983 in VHS e solo nel 2006 anche in DVD. Nella versione in doppio CD del 2009 è immortalata l’ultima serata del tour del 1983, quello in cui i Marillion presentavano il loro cult d’esordio »Script For a Jester’s Tear« (1983). Quest’ultimo show con il batterista originale e membro fondatore Mick Pointer (che in seguito avrebbe fondato gli Arena) in formazione si è tenuto il 18 aprile 1983 a Londra, nel cuore della leggendaria sala Hammersmith Odeon. Oltre a Pointer, che a fine tour si ritrovò con i ‘giorni contati’ nei Marillion, la band che aveva pubblicato il suddetto esordio era composta dal buontempone scozzese Fish alla voce, dal maestro della chitarra e fondatore del gruppo Steve Rothery, dall’abile bassista e corista Pete Trewavas e dal furbo tastierista Mark Kelly.

La scaletta di »Recital of the Script«, cioè la ‘setlist’ del concerto, era composta da tutti i brani di »Script For a Jester’s Tear« più quelli usciti sull’EP »Market Square Heroes« (1982). All’epoca i Marillion non avevano molto materiale a disposizione, quindi, a parte »She Chameleon«, che suonavano già prima della sua uscita ufficiale sull’album »Fugazi« (1984), e l’inno scozzese »Margaret«, hanno suonato tutto quello che avevano ‘in magazzino’.

Fish e soci, nella serata conclusiva del tour, erano in formissima, il che significa che hanno dato il massimo e anche di più. Chi conosce la persona e l’opera del mitico highlander scozzese non si stupirà nel sapere che le sue interpretazioni dei vari classici dei Marillion, anche in questa esibizione comunque importantissima, ardevano di una passione fuori dal comune e di uno slancio poetico. Uno dei migliori motivatori e intrattenitori da palco nella storia del rock progressivo mette in scena, fin dal primo secondo dello struggente brano epico »Script For a Jester’s Tear«, molto fedele all’originale in studio, un teatro indimenticabile. A dargli una mano enorme ci sono le ramificate e spesso estremamente sottili variazioni di chitarra di Rothery, i tappeti melodici di sintetizzatori di Kelly, le linee di basso vivaci di Trewavas e anche i solidi giri di batteria di Pointer, anche se lui e Fish non si sono mai amati più di tanto, il che ha portato di conseguenza all’addio, tutto sommato superfluo, del batterista.

Ancora più convincente risulta la versione eccezionale della spietata satira sociale »Garden Party«, che prende in giro la nobiltà britannica, con il pubblico particolarmente attivo nel cantare i singoli versi. I londinesi urlano con particolare entusiasmo la controversa parola »fucking«, per la quale i Marillion ebbero un sacco di inutili grane all’uscita del singolo e del video di »Garden Party«. »Three Boats Down From The Candy«, brano relativamente oscuro ma comunque divertente, uscito in origine sull’EP »Market Square Heroes«, viene introdotto da Fish con una storiella ‘da bar’ sulla sua infanzia. L’highlander scozzese, col suo forte e inconfondibile accento, racconta delle sue gite in spiaggia da bambino e poi da adolescente, quando, a caccia di granchi, scoprì che a loro piace un sacco infilarsi nei costumi da bagno delle donne. Si potrebbe dire che questa era un’altra abitudine da palco che, oltre al trucco del viso e ai travestimenti dall’impronta spiccatamente celtica, ha imparato da Peter Gabriel (ex-Genesis).

»The Web«, capolavoro epico di 12 minuti e uno dei pezzi più duri della storia del gruppo, si può considerare il culmine del primo disco di »Recital of the Script«, e vale soprattutto per l’indimenticabile assolo ‘succulento’ di Rothery nella parte centrale. Anche stavolta Fish si prende due minuti nell’introduzione per raccontare una storiella sulle sue avventure da giardiniere, e già che c’è si ricorda con spirito anche di Robert Plant (Led Zeppelin). Non tutti tra il pubblico erano dell’umore giusto per le battute di Fish, e così qualcuno urla »schwein« (maiale in tedesco). Invece di rompere le costole a un simile primitivo, Fish si limita a ridere e va avanti con il racconto. In quella serata i Marillion non hanno dimenticato nemmeno l’esecuzione sicura di »Charting the Single«, lato B del singolo »He Knows You Know«, uno dei brani meno interessanti del loro primo periodo. Anche il sempreverde »Chelsea Monday« viene suonato nella luce migliore possibile e regala un finale trionfale alla prima metà del concerto, ovvero al primo disco.

Il secondo disco si apre con il già citato »He Knows You Know«, un avvertimento melodrammatico sulle conseguenze dell’uso di droghe, con cui Fish ha lottato fino all’uscita dal gruppo. Anche qui non mancano le battute da monello: il cantante carismatico ricorda al pubblico che era il loro primo singolo e che tutti i suoi amici, e pure la mamma, si aspettavano che con quello sarebbero arrivati in cima alle classifiche britanniche e, sulle sue ali, nel popolare programma musicale ‘Top of the pops’, cosa che ovviamente non è successa. L’appassionata prova vocale di Fish si merita ancora una volta un dieci pieno, perché è uno di quei brani in cui parla di sé stesso. Con l’ottima versione del classico pacifista di 14 minuti »Forgotten Sons« richiamano l’attenzione del pubblico sul conflitto nordirlandese e sulle strade insanguinate di Belfast, e Fish ricorda in particolare ai presenti in sala che non si tratta di un brano politico. Non dimentica di far notare che Mark Kelly è irlandese di nascita (nato a Dublino), il che significa che alcuni membri della band hanno parenti anche nella ‘zona del conflitto’. Chi meglio di un intrattenitore da palco così carismatico potrebbe interpretare la parte del fanatico religioso? L’esecuzione dell’indimenticabile inno »Market Square Heroes«, con cui nel 1982 i Marillion annunciarono la marcia trionfale della nuova ondata di rock progressivo, nell’era Fish è sempre stata il culmine emotivo del concerto, e così è anche stavolta.

Il meglio arriva però proprio alla fine, con l’esecuzione della super-epica di 19 minuti »Grendel«, la creazione più ambiziosa, se non la più originale (in tanti le rimproverano una somiglianza eccessiva con la super-epica dei Genesis »Supper’s Ready«) dell’era Fish, che racconta il noto poema epico medievale del mostro delle paludi scandinave Grendel, solo che stavolta le prospettive sono un po’ ribaltate. Beowulf viene messo da parte e la storia è raccontata dal punto di vista del mostro, che nei Vichinghi danesi vede sanguinari conquistatori e oppressori dello stile di vita tradizionale.

»Recital of the Script«, uno dei loro migliori documenti dal vivo, ce l’hanno in collezione da un pezzo tutti i fan dei Marillion dell’era Fish, mentre tutti gli altri appassionati di rock progressivo che non sono proprio collezionisti incalliti di uscite live questo album devono semplicemente procurarselo. La produzione è ottima e non troppo ‘rifinita’, così da non far suonare tutto eccessivamente da studio e sterile: lo spirito del live resta sempre ben presente. I documenti live dei Marillion con Mick Pointer in formazione sono pochissimi, perciò ogni registrazione dal vivo della band nel 1981 (l’anno in cui si unì Fish), nel 1982 (l’anno in cui si unì Pete Trewavas) e nel 1983 è più che benvenuta.

Formazione

Fish – voce
Steve Rothery – chitarra
Pete Trewavas – basso e cori
Mark Kelly – tastiere
Mick Pointer – batteria

Produzione

Marillion

Tracklist

CD1:

1. Script for a Jester’s Tear
2. Garden Party
3. Three Boats Down from the Candy
4. The Web
5. Charting the Single
6. Chelsea Monday

CD2:
1. He Knows You Know
2. Forgotten Sons
3. Market Square Heroes
4. Grendel

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito utilizza i cookie per offrire il servizio web, i sistemi pubblicitari e le funzionalità che senza cookie non potremmo fornire. Visitando e utilizzando il sito, accetti l’uso dei cookie. Accetta Leggi tutto

Privacy e cookie