Rejoice! I’m Dead!
Autore: Peter Podbrežnik
Artista: Gong
Etichetta: Madfish
Uscita: 2016
Durata: 59:41
Voto: 5/5
Il visionario cosmico australiano Daevid Allen il 13 marzo 2015 ha lasciato per sempre la ‘valle di lacrime’ terrena e, a bordo della sua ‘teiera volante’, si è trasferito una volta per tutte nella ‘dimensione Gong’, dove dal 22 agosto 2016 gli fa compagnia la sua storica compagna e collaboratrice musicale Gilli Smyth. Prima ancora dell’addio definitivo, Daevid era riuscito a registrare con i Gong il suo ultimo disco, »I See You« (2014), dopodiché aveva detto agli altri membri della leggendaria band progressive rock di andare avanti a fare musica nuova, nonostante l’ormai imminente uscita di scena del principale artefice dell’universo Gong.
Gli altri membri della band internazionale, cioè il chitarrista e (da ora) cantante principale Kavus Torabi (Cardiacs, Knifeworld, Guapo), l’altro chitarrista Fabio Golfetti (Violeta di Otuno), il bassista Dave Sturt (Jade Warrior), il sassofonista/flautista Ian Eeast e il batterista Cheb Nettles, hanno deciso di rispettare l’ultimo desiderio di Daevid e hanno registrato un nuovo album dei Gong, dal titolo quanto mai eloquente: »Rejoice! I’m Dead!«. Ascoltandolo, non è difficile immaginarsi Allen che grida estasiato quelle parole e se la ridacchia coi suoi compagni di musica da qualche parte nella dimensione Gong, invisibile a occhio nudo. Del resto Daevid, anche dopo la morte, è ancora presente nel disco: la sua voce compare in »Model Village« e »Beatrix«, il che farà felici soprattutto i fan di lunga data, per i quali l’unica vera versione dei Gong è sempre stata quella con Allen.
A dare ulteriore peso ai nuovi Gong ci sono poi le incursioni di due ex membri storici (e a volte, ancora oggi, ospiti occasionali): il maestro della chitarra Steve Hillage, che sforna un assolo in »Rejoice!«, e il fiatista Didier Malherbe, che ci mette il duduk in »Model Village« e »Through Restless Seas I Come«. Non è comunque la prima volta che i Gong si ritrovano senza Allen, che li aveva mollati già nel 1975: allora il timone passò per un po’ al batterista Pierre Moerlen (purtroppo scomparso pure lui), che li spinse verso il jazz fusion, finché nel 1990 Daevid non si riprese tutte le redini della band e le tenne fino alla morte. Ciononostante, prima dell’uscita del disco la domanda era legittima: i Gong rimasti sarebbero riusciti ad andare avanti senza un genio compositivo così imprevedibile e un visionario del suono come il leggendario Daevid?
Niente paura, perché »Rejoice! I’m Dead!« è sotto ogni punto di vista un classico album dei Gong, totalmente imprevedibile e astrale, in cui quasi ovunque si sente ancora il marchio di Allen, ma che al loro mix inconfondibile di space rock, psichedelia, folk, avanguardia e jazz rock fusion, con una produzione svecchiata e un leggero retrogusto retrò, aggiunge anche qualche novità interessante: di sicuro non mancherà di conquistare pure qualche giovane amante della musica sperimentale. Anzi, dai tempi dell’era classica, quando erano tra i nomi più importanti del rock progressivo, i Gong non suonavano così energici, freschi e moderni come su »Rejoice! I’m Dead!«.
Sembra quasi che l’addio di Allen durante la lavorazione di »Rejoice! I’m Dead!« li abbia spronati ancora di più a tirare fuori un disco di cui il defunto capo dei Gong andrebbe più che fiero. Il lavoro più duro è toccato senza dubbio al chitarrista Torabi, che ha raccolto il ruolo di cantante principale di Daevid e ha portato a casa la missione. I due hanno timbri piuttosto simili, quindi il passaggio di consegne vocale sarà stato sicuramente meno traumatico. A tessere armonie di chitarra e variazioni imprevedibili lo affianca alla grande Golfetti, che non è certo da meno, mentre i Gong possono vantare una delle sezioni ritmiche più dinamiche ed eclettiche del prog/space rock contemporaneo.
Già l’opener, »The Thing That Should Be«, ricorda i vecchi Gong dell’indimenticabile trilogia »Radio Gnome Invisible«, solo che qui le chitarre vengono molto più in primo piano, mentre Ian East ti manda in estasi per tutto il tempo con le sue variazioni di fiati piene di spirito. »Rejoice!«, con un ritornello splendido a più voci, ritmi spezzati e caotici, passaggi di sax impazziti e sezioni strumentali psichedeliche, è uno dei picchi del disco, mentre l’assolo ospite di Hillage è una storia a parte: all’altezza della sua fama, aggiunge al pezzo una dimensione del tutto nuova. Allen era noto come grande critico sociale e, dietro ai suoi mantra apparentemente ‘innocui’ su teiere volanti e streghe buone, ha sempre scoccato un sacco di frecciate acuminate contro l’ordine capitalista del mondo. »Kapital«, intriso di atmosfera cupa, canto rabbioso e variazioni caotiche di jazz fusion, con il suo testo di denuncia sociale dimostra che i nuovi Gong non hanno dimenticato questo lato della loro musica.
Zio Allen si fa sentire per la prima volta dall”aldilà’ dei Gong nella mistica e astrale »Model Village«, dove spende due parole sulla natura marcia del capitalismo. Dopo un breve sproloquio politico entra la sua inconfondibile voce psichedelica, che si fonde alla perfezione con le armonie mistiche di chitarra e i passaggi di sax pieni di spirito, in mezzo ai quali sembra quasi che l’artista dai capelli grigi fluttui cantando per l’universo Gong. Nella breve improvvisazione di chitarra, basso e sax di »Beatrix« Daevid dice qualche parola in francese, che è stata la sua seconda lingua dopo aver passato una bella fetta di vita in Francia. »Visions« è uno strumentale cupo, psichedelico, avvolto da un’aura ambient misteriosa, con improvvisazioni spettacolari che ti gelano il sangue nelle vene.
»The Unspeakable Stands Revealed«, con i suoi quasi dodici minuti, è il pezzo più lungo del disco e, come da copione per i Gong, anche il più eclettico e scatenato, pieno di stacchi strumentali e solistici. La varietà ritmica e vocale è eccezionale, mentre l’atmosfera tesa e a tratti astrale della composizione cambia di secondo in secondo. Delle schitarrate incisive che, tra i selvaggi inserti di sax, prendono spesso l’iniziativa, non si vergognerebbe nemmeno una band prog metal. »Through Restless Seas I Come« si apre con un’atmosfera sconvolgente e distopica, in cui, accompagnata da improvvisazioni di sax, brilla la voce quasi glaciale di Torabi. Segue un passaggio brillante alla sezione strumentale, con possenti parti di chitarra e variazioni di sax piene di spirito, che unisce la lucidità psichedelica della vecchia versione e l’élan indomabile della versione moderna dei Gong. Il disco si chiude in modo perfetto con il cataclisma space rock »Insert Yr Own Prophecy«, un altro pezzo brillante che, tra canto beffardo e cinico, sax canzonatori e variazioni di chitarra folli, ricorda i vecchi Gong della trilogia »Radio Gnome Invisible«.
Daevid Allen non è più con noi da un po’, ma i Gong, anche senza di lui al comando, con »Rejoice! I’m Dead!« sono riusciti a firmare uno dei dischi migliori della loro lunga e tormentata storia, uno di cui il defunto creatore di nuovi mondi astrali andrebbe sicuramente fierissimo. Non si esagera affatto a proclamare fin da ora »Rejoice! I’m Dead!« uno dei vertici del rock progressivo del 2016. Il disco è così bello che pochi fan, ascoltandolo, sentiranno la mancanza dei suoni ‘stregoneschi’ e dei vocalizzi della scomparsa Gilli ‘Mother Gong’ Smyth, a cui è dedicata questa recensione per tutti i suoi meriti musicali e concettuali nello sviluppo e nella conservazione della famiglia Gong. La band, dal canto suo, ha dedicato il disco al proprio defunto capo, il cui spirito ridacchiante vigilerà per sempre su di loro. La maggior parte dei fan era convinta che con l’addio di Allen la storia dei Gong fosse finita e non si sognava nemmeno che quell’eccentrico furbacchione, poco prima di morire, avesse dato agli altri membri la sua benedizione per tenere in vita l’astronave Gong (per ora in modo più che riuscito).
Formazione
Kavus Torabi – voce, chitarra
Fabio Golfetti – chitarra, cori
Dave Sturt (Jade Warrior) – basso, cori
Ian East – sassofono, flauto
Cheb Nettles – batteria, cori
Daevid Allen – voce (4, 5)
MUSICISTI OSPITI:
Steve Hillage – assolo di chitarra (2)
Didier Malherbe – duduk (4, 8)
Graham Clark – violino (1)
Produzione
Gong
Tracklist
1. The Thing That Should Be (03:34)
2. Rejoice! (10:17)
3. Kaptial (3:21)
4. Model Village (6:43)
5. Beatrix (2:54)
6. Visions (4:29)
7. The Unspeakable Stands Revealed (11:49)
8. Through Restless Seas I Come (6:58)
9. Insert Yr Own Prophecy (9:36)