Return To Forever

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Autore: Peter Podbrežnik

Artista: Return To Forever
Etichetta: ECM Records
Uscita: 1972
Voto: 4.5/5

La storia dei Return To Forever, una delle formazioni jazz fusion più illustri e influenti di tutti i tempi, è la storia di imprese creative irripetibili sotto la regia del leggendario tastierista e innovatore musicale Chick Corea. Quest’ultimo si fece notare per la prima volta quando, poco dopo l’inizio della carriera solista, diede una mano al leggendario trombettista jazz e sperimentatore perenne Miles Davis sui capolavori “In A Silent Way” (1969) e “Bitches Brew” (1970), dove ebbe un ruolo chiave nello sviluppo del jazz fusion. Poco dopo lo scioglimento del più celebre tra i gruppi di accompagnamento di Davis, come altri suoi illustri compagni di strada (tra cui vanno citati soprattutto Joe Zawinul, Wayne Shorter e John McLaughlin), fondò insieme al bassista Dave Holland e al batterista Barry Altschul un proprio progetto jazz d’avanguardia, i Circle. Quell’esperimento di avant jazz, però, era destinato a vita breve. Nel 1972, dopo la svolta religiosa verso la controversa Scientology, Chick sentì il bisogno di “comunicare con il pubblico” nel modo più semplice possibile. Voleva dire che voleva fare un jazz più accessibile alla gente. Per questo mise da parte le direzioni d’avanguardia e tornò al fusion con una nuova band di accompagnamento, i Return To Forever. Il nome diventò presto sinonimo di un nuovo gruppo jazz fusion, che superò i confini iniziali del progetto solista e divenne, insieme ai Mahavishnu Orchestra di McLaughlin e ai Weather Report di Zawinul e Shorter, uno dei tre pilastri del jazz fusion anni ’70.

La prima incarnazione dei Return To Forever vedeva, oltre a Chick, il giovane bassista Stanley Clarke (a parte Corea l’unico membro fisso di tutte le formazioni RTF), un talento fuori dal comune che all’epoca si stava ancora aprendo la strada verso le leggende del jazz, il sassofonista e flautista Joe Farrell, la cantante Flora Purim e suo marito Airto Moreira a batteria e percussioni (entrato nel gruppo subito dopo aver collaborato al primo disco dei Weather Report). Questa formazione (con l’eccezione di Farrell) suonò anche nell’album di Stan Getz, “Captain Marvel”, uscito lo stesso anno. Anche se l’uso del piano elettrico da parte di Chick fu fin dagli inizi dei RTF il pilastro portante del loro sound, anche Clarke e Farrell ebbero un ruolo importante. Soprattutto Clarke, che nella prima metà del disco suona il basso elettrico e nella seconda il contrabbasso, si rivelò un vero e proprio diamante musicale, e non sorprende che sia stato l’unico musicista di cui il lunatico Corea si fidò ciecamente per tutta la vita dei RTF (e che col tempo seppe anche portare con abilità sotto il mantello della Scientology, anche se Clarke negli anni si scrollò di dosso questa influenza nociva, che fu tra l’altro una delle ragioni principali dello scioglimento del gruppo).

Nell’omonimo esordio il loro sound era ancora fortemente intriso di elementi latini (alcune sezioni si potrebbero tranquillamente definire latin jazz), merito soprattutto della voce leggera di Flora, che regala al disco una bella dose di accessibilità commerciale, e dell’uso delle percussioni da parte di Moreira. Questo elemento commerciale e orecchiabile fu poi abbandonato, praticamente fino alla fine della carriera del gruppo, quando via andarono voce e fiati e arrivò la chitarra elettrica (il loro periodo migliore), ma all’inizio del cammino era un tassello irrinunciabile della visione di Chick sul sound dei RTF. Nonostante il disco, contrariamente alla tradizione del jazz fusion, si lasci ascoltare abbastanza facilmente anche da un pubblico meno esigente, non mancano ampie sezioni strumentali con arrangiamenti complessi al piano elettrico, sfoggi solistici da virtuosi al basso e alle tastiere e lunghe improvvisazioni.

L’album uscì con il solo nome della band, in apparenza come disco solista di Chick, ma il nome del suo gruppo fu usato come titolo e per questo viene considerato l’inizio della discografia dei Return To Forever. Tutte le composizioni del disco (tranne l’improvvisazione nel brano conclusivo) le ha firmate il maestro Corea, che non poteva fare a meno di infilare nei testi anche alcune convinzioni scientologiche (che per fortuna si notano a malapena) a firma del suo amico Neville Potter. L’apertura latin jazz fusion “Return To Forever” è uno dei classici del gruppo. La caratterizza l’elegante alternarsi di sezioni strumentali e vocali, e di conseguenza di momenti energici e più calmi. Gli intrecci raffinati tra piano elettrico e basso sono completati dall’ottimo contributo del flauto e dai cori occasionali di Flora. Il tutto poggia su schemi ritmici complessi, che regalano al pezzo un seducente sapore latino. Dopo le sezioni più tranquille, dove dominano il piano elettrico di Chick e la voce di Flora, arrivano i momenti in cui entra in scena con energia tutta la band. Sia Corea che Farrell si ritagliano un attimo per i loro assoli. L’uso melodico ed energico del basso di Clarke lega alla perfezione le varie sezioni, mentre la batteria di Moreira garantisce al pezzo slancio e una varietà pazzesca. Le voci di Flora nel finale contribuiscono poi all’aura di mistero che avvolge tutto.

Nello strumentale “Crystal Silence”, il brano più sognante del disco, i protagonisti sono Corea e Farrell. I passaggi calmi ed eleganti di Chick al piano elettrico sono accompagnati dal sassofono di Farrell con qualche incursione solistica. Sullo sfondo si sentono anche i suoni di percussioni piacevolmente mosse, che contribuiscono all’atmosfera sognante. “What Game Shall We Play Today?”, con una forte componente melodica e la bella voce di Flora, è di gran lunga il pezzo più accessibile del disco dal punto di vista commerciale. Qui Farrell passa dal sassofono al flauto e dimostra benissimo di essere un fuoriclasse anche con quello. Oltre ai momenti melodici con le seducenti voci di Flora e ai ritmi latini onnipresenti, non mancano nemmeno splendidi assoli tra Chick e Farrell.

In chiusura arriva un capolavoro di oltre 23 minuti, “Sometime Ago/La Fiesta”, che contiene tre sezioni musicali completamente diverse tra loro. In apertura conquista subito un’ampia improvvisazione firmata Chick e Stanley. Mentre Chick sfodera qualche ottimo assolo alle tastiere, Clarke lo completa con il suo basso sferragliante e con occasionali incursioni soliste, e Moreira sfoggia un uso splendido e versatile delle percussioni. Dopo questa improvvisazione eccellente arriva la sezione melodica e leggera “Sometime Ago”, con la voce di Flora e gli assoli di flauto di Farrell. Anche questa sezione ha di nuovo un forte elemento latino, quasi da ballo. Segue la terza e ultima sezione, ottima, intitolata “La Fiesta”, uno degli standard jazz della carriera di Chick. “La Fiesta” in spagnolo significa festa e questa sezione contiene davvero tutti gli ingredienti dell’atmosfera di celebrazione, che si riflette anche nei complessi ritmi flamenco. Qui tutti gli strumentisti si prendono il loro tempo per i propri assoli, mentre Flora si unisce al marito alle percussioni. Farrell, invece, dal sassofono passa al flauto. L’interazione strumentale tra i musicisti trasuda per tutto il tempo un perfezionismo incredibile, che diventò uno degli standard dei RTF.

“Return To Forever”, pur meritandoselo in pieno, non ebbe grande riconoscimento, perché all’uscita comparve solo sul mercato europeo (negli USA uscì solo nel 1975). A Chick non riuscì di raggiungere con questo disco le grandi masse, ma in compenso creò un capolavoro che supera senza problemi tutte le prove del tempo. Ancora oggi l’album si può considerare un classico del jazz fusion elettrificato, che all’ascolto mette d’accordo sia gli amanti di Miles Davis sia quelli dei primi Santana, anche se è ben lontano dai vertici del gruppo come, per esempio, “Hymn Of The Seventh Galaxy” (1973) o “Romantic Warrior” (1976). Chick e compagni continueranno con la stessa formazione, con un indirizzo musicale più o meno simile, anche nel disco successivo dei RTF, “Light As Feather (1972)”, poi, anche sotto l’influsso di alcune creazioni progressive rock, arriverà il momento della svolta fondamentale nel sound: l’ingresso della chitarra elettrica e, con essa, la nascita di alcuni dei vertici in studio dell’età dell’oro del jazz rock fusion.

Formazione

Chick Corea – piano elettrico
Stanley Clarke – basso elettrico, contrabbasso
Flora Purim – voce, percussioni
Joe Farrell – flauto, sassofono
Airto Moreira – batteria

Produzione

Manfred Eicher

Tracklist

1. Return to Forever (12:06)
2. Crystal Silence (6:59)
3. What Games Shall We Play Today? (4:30)
4. Sometime Ago/La Fiesta (23:13)

Durata dell’album: 45:58

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