Rheingold

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Autore: Aleš Podbrežnik

Artista: Grave Digger
Etichetta: Nuclear Blast
Uscita: year
Voto: 3/5

La storia dell’Anello del Nibelungo va più o meno così. Tre ninfe acquatiche custodiscono un tesoro d’oro sul fondo del Reno (L’oro del Reno). Solo con quest’oro si può forgiare l’anello magico attorno a cui gira tutta la vicenda. Un gnomo furbo, cattivo e, peggio ancora, pure brutto come la fame, raggira le ninfe, piene di ingenuità da ragazzine, a cui Wotan aveva affidato la custodia del segreto del Reno, e se la fila con l’anello chissà dove (Rheingold). Il signore del tuono Wotan, furioso, se ne sta sulla cima di Asgard a battere i piedi per la rabbia, perché il potere dell’anello è l’unica strada verso l’immortalità che vorrebbe conquistarsi per costruire la Valhalla. Il re degli dèi sa bene che potere si è procurato quel brutto gnomo, e così glielo frega solo con l’inganno e affida l’anello a due giganti (fratelli) perché ci facciano la guardia (Giants). Ma l’anello porta con sé la maledizione dello gnomo, che acceca entrambi i giganti. Scorre sangue fraterno, visto che non riescono ad accordarsi su come spartirsi il tesoro. L’assassino si trasforma in drago (l’autore della copertina, M. Mayer, ha pensato anche a questo dettaglio e ha dipinto sul muso del drago un’espressione umana). Ora entra in scena l’impavido eroe Siegfried (Sword), che accontenta i desideri degli dèi e finalmente rimette le cose a posto. Il drago viene così abbattuto da un fendente senza paura della spada di Siegfried (Dragon). Siegfried prende l’anello allo sciagurato e, già che c’è, in legittima difesa liquida pure lo gnomo, che aveva cercato solo di sfruttarlo per arrivare all’anello (ah, a quanto pare stavolta con gli gnomi sono solo croci e guai). Segue l’agonia dell’eroe (Liar e il brano Murderer), che, assassinato a tradimento, maledice la Valhalla e gli dèi, e le sue parole trasformano tutto in un rogo scoppiettante (Twilight Of The Gods) da cui nasce una nuova Valhalla (le tribù germaniche erano tra le poche a credere nella mortalità dei propri dèi). Insieme alla Valhalla nascono nuovi dèi, che creeranno così un mondo nuovo.

Se “The Grave Digger” era una manifestazione incandescente e brutale del metal germanico più purosangue, con “Rheingold” i becchini rimettono nel loro linguaggio più epicità e sinfonismo. Il nuovo disco rappresenta quindi, in un certo senso, un ritorno a “Excalibur” del 1999.

Scrivendo arrangiamenti orchestrali ambiziosi, i Grave Digger hanno tirato fuori il loro lavoro più sinfonico finora, che però non toglie nulla alla tipica aggressività diretta e alla botta della band. Quello che personalmente apprezzo di più nei Grave Digger è lo straordinario talento nello scegliere sceneggiature e regie eccellenti per mettere in musica i concept scelti. Anche stavolta con “Rheingold” hanno fatto un lavoro più che magistrale. Pochissime band sanno dare vita a una storia in modo così convincente. La voce rabbiosa e fuori di testa nelle strofe è circondata da ottime armonie vocali di back vocal a più strati nei ritornelli. I Grave Digger hanno dedicato un’attenzione speciale alle parti centrali, che ribaltano vertiginosamente l’atmosfera. Qui gli arrangiamenti orchestrali passano al centro della scena, e in essi risalta di più anche la voce “pulita” di Chris (quando si decide a usarla), mentre Manni ci infila dentro con la massima cura assoli perfettamente intonati. Se su “The Grave Digger” e ai tempi in cui era ancora nei Rage correva per lo più inarrestabile su e giù per il manico della chitarra, stavolta ha costruito con raffinatezza assoli dalla forma epica. L’epico e appassionato Manni ha dato così un contributo importante all’altissima atmosfera dei pezzi! Uno degli esempi più belli è Maidens Of War, dove Manni chiude il suo assolo con un passaggio adattato al brano, preso dall’opera romantica di Wagner, ovvero dalla tetralogia L’anello del Nibelungo, e precisamente dalla sua terza parte, La Valchiria (Valchiria: accompagnatrice degli dèi, in battaglia o dopo la morte alla Valhalla).Insomma, una marea di climax diversi ti farà venire i brividi lungo la spina dorsale per tutto il tempo, mentre il voltaggio della classica scelta di riff pescati dalla bibbia dei Grave Digger pettinerà anche la zucca metallara più dura. I pezzi si susseguono uno dopo l’altro a raffica. Niente ballad! I brani vanno dai demolitori instancabili a tutta velocità (Rheingold, Giants, Liar) a quelli a medio ritmo (Sword, Murderer, Twilight Of Gods, Maidens Of War), che sono i picchi atmosferici. Dove il dramma si ingarbuglia e bisogna suonare cattivi o tristi, i Grave Digger suonano davvero così.

È nato un nuovo classico dei Grave Digger! Fan dei Grave Digger, procurati assolutamente l’edizione limitata, perché le bonus track Hero e Goodbye sono in pratica storie perdute e si ricollegano direttamente alla vicenda dell’Anello del Nibelungo. Hero in particolare è un pezzo fantastico a tempo medio, ben condito con passaggi acustici e orchestrazioni fenomenali.

Formazione

Chris Boltendahl – voce
Manni Schmidt – chitarra
Jens Becker – basso
H.P. Katzenburg – tastiere
Stefan Arnold – batteria

Tracklist

1.The Ring
2.Rheingold
3.Valhalla
4.Giants
5.Maidens Of War
6.Sword
7.Dragon
8.Liar
9.Murderer
10.Twilight Of The Gods

BONUS TRACK DELL’EDIZIONE SPECIALE:
11.Hero
12.Goodbye

Durata dell’album:55:11

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