The Last Supper
Autore: Aleš Podbrežnik
Artista: Grave Digger
Etichetta: Nuclear Blast
Uscita: 2005
Durata: 59:17
Voto: 3/5
Brutale! Con “The Last Supper” i Grave Digger tornano al 2001, allo spirito del loro album “The Grave Digger”. “Rheingold” (2003) era stato, per i rozzi taglialegna teutonici Grave Digger, il disco con più pomposità epica nella storia della band. Stavolta “Uncle Reaper” è sempre al centro della produzione e il suo ringhio furioso è di nuovo una vittoria piena. Su “Rheingold” proprio la produzione “fin troppo bella” (leggi: troppo melodica) e a volume esagerato delle armonie vocali a più voci nei ritornelli finiva per sacrificare lo stile del canto di Bolthendal, uno dei marchi di fabbrica dei “becchini” di Bochum.
Il titolo dell’album dice tutto, quindi stavolta non ci lanceremo in un’avventura esagerata tra insegnamenti e storie bibliche. Il concept ci porta attraverso l’ultima cena di Cristo con i suoi fedeli seguaci, attraverso la visione della propria tragedia, cioè tradimento, crocifissione e, guarda un po’! Alla fine il tipo si immagina addirittura un volo, quando il padre celeste lo prende con sé in paradiso (l’ascensione). Nelle mani dei Grave Digger questo concept è realizzato, ancora una volta, senza sbavature. Ora provo a ribaltare la cosa. Ve lo immaginate Cristo che parla con la voce di Chris Bolthendal? Pensandoci, il concept viene fuori addirittura grottesco. Eppure in qualche modo trasmette proprio quello che nelle prediche dei sedicenti intermediari di Dio rimane taciuto. Su “The Last Supper” Gesù Cristo è furioso e amareggiato, pieno di traumi e problemi brucianti, mentre vive gli ultimi momenti del paradiso terrestre, sciaguratamente scaraventato senza pietà nell’abisso del proprio destino. Ma niente paura! Anche stavolta trova la redenzione, quando una luce splende su di lui.
La produzione è velenosamente viva, con poca o quasi nessuna lucidatura. Il suono è voluminoso. Beat teutonico, doppia cassa tirata al massimo (soprattutto suonata senza alcun compromesso nel pezzo Black Widows), colpi a decibel estremi, sempre sostenuti da una linea di basso bella spessa. A tutto questo si aggiunge un riffing di chitarra selvaggiamente vivo. I riff sono semplici ma carichi di adrenalina e curati in modo fantastico. Si fondono con gusto l’uno nell’altro attraverso i cambi tra le varie parti. Nel disco non mancano abbellimenti e fronzoli di chitarra con armonie a terzine, né assoli sentiti e parecchio spiritosi, così la dinamica del disco resta sempre a livelli eccezionali. L’album ha la giusta dose di varietà che l’approccio classico all’heavy metal può offrire. Quindi demolitori infernali, pezzi a tempo medio, la semi-ballad Crucified, la ballad Always And Eternally. I Grave Digger scelgono sempre concept dal finale tragico, perché è lì che sono più forti. Il “feel” gelido che il grugnito di Bolthendal porta nell’espressione della band è perfetto per intrecciare la drammaticità dell’atmosfera. Crucified ha un ritornello fenomenale, su una linea semplice e di impostazione classica, ma con la voce di Chris diventa davvero una cosa tutta sua. E dopo Crucified tirano di nuovo le redini con Divided Cross e infuriano in un nuovo clima. Un album dall’ambiente e dall’atmosfera estremamente inquieti, che solo i Grave Digger sanno evocare! Anche gli arrangiamenti di pianoforte sono vestiti del nero severo del lutto e non portano con sé nessuna solennità, come invece era tipico degli arrangiamenti di “Rheingold”.
“The Last Supper” è un classico disco dei Grave Digger e allo stesso tempo una storia nuova, perché i Grave Digger sono maestri nel dare vita a ogni concept che scelgono. L’album è cucito addosso ai fan della band e comunque a tutti gli amanti dei pezzi metal di impostazione classica. I nuovi Grave Digger sono di nuovo più Grave Digger rispetto a “Rheingold”, che con la maggiore quantità di parti orchestrali aveva trascurato un po’ la caratteristica rabbia “diggeriana”. Così i Grave Digger restano ancora la band più incazzata del metal tedesco “old school eighties”.
Formazione
Chris Bolthendal – voce
Manni Schmidt – chitarra
Jens Becker – basso
Stefan Arnold – batteria
H.P. Katzenburg – tastiere
Tracklist
1. Passion
2. Last Supper
3. Desert Rose
4. Grave In The No Man’s Land
5. Hell To Pay
6. Soul Savior
7. Crucified
8. Divided Cross
9. Night Before
10. Black Widows
11. Hundred Days
12. Always And Eternally
BRANI EXTRA NELL’EDIZIONE SPECIALE:
13. Sleepless
14. Jeepers Creepers