Scott Carstairs, chitarrista dei Fallujah
Autore: Primož Novak
Luogo: Gala Hala / Lubiana / Slovenia
Data dell’intervista: 12.12.2015
La band americana di death metal progressivo Fallujah è un gruppo relativamente giovane. Ma nel corso della sua esistenza ha convinto con un salto di qualità evidente a ogni uscita, attirando parecchia attenzione tra chi giura sul metal più estremo.
All’inizio, con l’EP Leper Colony, sembrava che i Fallujah sarebbero stati solo l’ennesima band deathcore generica, senza il minimo potenziale, ma con il debutto The Harvest Wombs è saltato fuori che il gruppo ha un sacco di fantasia, e così si è spostato verso acque più estreme. Del deathcore, insomma, non è rimasto niente: i Fallujah hanno semplicemente accelerato, hanno preso a modello death e black metal e hanno impacchettato e complicato il tutto, tanto che oggi possiamo metterli tra i principali rappresentanti della scena estrema, tecnicamente ferratissima e con uno sguardo progressive.
I Fallujah hanno dimostrato ancora di più la loro inventiva con l’album The Flesh Prevails (recensione QUI), che ha raccolto un sacco di critiche positive e ha attirato anche l’attenzione delle etichette più grosse. L’anno scorso la band ha infatti firmato con la più grande etichetta metal, la Nuclear Blast, con cui quest’anno pubblicherà anche il nuovo, terzo album in studio.
Nella loro breve carriera i Fallujah sono già stati in Slovenia tre volte. L’ultima tappa da noi è stata il 12 dicembre 2015, insieme a Carnifex, Within the Ruins e Boris the Blade (report QUI). Il chitarrista Scott Carstairs si è ritagliato qualche minuto prima del concerto per un’intervista e ha parlato del nuovo album, delle influenze e di tanto altro.