Serata di solisti al Gromka (2010)
Luogo: Klub Gromka, Lubiana
Data del concerto: 17.01.2010
Numero di spettatori: 0
Al Gromka ci siamo sorbiti un’altra serata di musica d’avanguardia. Stavolta la regia doveva essere del duo americano Good for Cows, ma il destino ci ha messo lo zampino. Il bassista Devin Hoff, per aver maltrattato un po’ troppo il suo basso e essersi di conseguenza rotto un braccio, non ha potuto salire sul palco. Così non ci è rimasto che abbandonarci ai suoni dei Kraški solisti e del batterista virtuoso Ches Smith, che rispetto al suo compare dei Good for Cows sta decisamente più attento a cosa fa con la mano che gli porta il pane a casa.
Sul palco sono saliti per primi i Kraški solisti, carsici fino al midollo: come le doline, gli inghiottitoi e tutti gli altri fenomeni del Carso, anche loro sono un fenomeno a parte. Sembra che i ragazzi non si facciano il minimo problema di eventuali predecessori musicali e vadano dritti per la loro strada. Tutto bello e giusto, ma se oltre alla ricerca della sequenza di note più strana possibile ci fosse stato anche qualcosa in più, sarebbe stato ancora meglio. I solisti invece saltano da uno strumento all’altro, al decimo, e ci dicono: “Guardate quanta roba sappiamo fare”. Ognuno dei tre suona davvero una collezione impressionante di strumenti (fiati, percussioni, strumenti a corda e chi più ne ha più ne metta), alcuni pure fatti in casa, ma da quegli strumenti di solito esce poco più che rumore. A che serve un’infinità di trucchi (suonare due fiati contemporaneamente, cambiare stile a velocità supersonica,…) se la formazione, con rare eccezioni (qualche momento più hard rock con la chitarra), non tira fuori altro che pallidi tentativi di improvvisazione, tali da far rivoltare Miles Davis nella tomba. Mi rendo conto che lo scopo dei Kraški solisti è proprio quello di rendere la musica il più libera e non allenata possibile, ma una cacofonia di suoni casuali va giù solo a pochissimi buongustai musicali, anche ben allenati. Pure il mio gusto è piuttosto ampio, ma cerco sempre una base concreta, che con i solisti non si trova da nessuna parte. È tutto sospeso nell’aria, senza uno straccio di retroterra solido. Questo tipo di musicare di solito piace più ai musicisti e molto meno al pubblico.
L’esibizione di Ches Smith (Good for Cows) ha offerto solo un filo di concretezza in più rispetto ai Kraški solisti. Forse a plasmare un set del genere ha contribuito anche l’infortunio dell’altra metà del duo Good for Cows, Devin Hoff. Ches Smith ci ha comunque servito uno spettacolo batteristico virtuoso, che ha cercato di potenziare con una selezione di “loop” creati sulle sue mini tastiere. Come batterista il tizio è eccezionale, un vero maestro del mestiere, ma chi mai vuole ascoltare un assolo di batteria di un’ora, dove l’unico diversivo è una serie di suoni buffi usciti da tastierine per bambini? Eppure il signor Smith ha messo in piedi comunque più di tutti e tre i Kraški solisti messi insieme, perché almeno si sforzava di creare qualche schema ritmico interessante. Ci ha mostrato tutta la gamma delle sue capacità di batterista, percussionista e improvvisatore, ma alla fine mi sono sentito comunque fregato. Come se fossi andato a farmi un massaggio aspettandomi un piacere sensuale, e il massaggiatore mi avesse mollato un cazzotto su un rene.
Non dubito affatto delle buone intenzioni di entrambi gli artisti, ma alla fin fine nessuno ha tirato fuori un picco compositivo degno di nota. Si è trattato della filosofia dell’avanguardia improvvisativa totale, che ha reso felici solo i veri fan dell’accozzaglia musicale senza capo né coda. Forse mi sbaglio, e entrambi avevano composizioni curatissime, solo troppo complicate per la mia testolina, e dovrò aspettare ancora qualche reincarnazione per l’illuminazione musicale. Se è così, chiedo scusa alle due formazioni per il verdetto di colpevolezza e mi autolincio sul posto a suon di Veseli Štajerke. Per chiudere cito il titolo di una commedia di William Shakespeare, che descrive alla perfezione questa esperienza live: molto rumore per nulla.
Foto: Rok Podgrajšek
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