Simple Minds – Quando poche note semplici e leggere risvegliano un’atmosfera grandiosa (2006)
Luogo: Lubiana / Hala Tivoli / Slovenia
Data: sabato, 08.04.2006
Dopo una faticosa traversata tra le file nemiche dei “birrofili” (parlo dell’ingresso nella sala piccola della Hala Tivoli passando per il bar), che premevano senza pietà sul bancone, poco prima delle nove sono finalmente sbucato in sala, bello provato dalle battaglie. A scaldare il pubblico, e anche me mentre mi facevo strada, c’era la band di supporto austriaca Tyler. Purtroppo me li sono persi. Le luci si sono spente di colpo, è partito un “sample” elettronico e la sala, per un attimo, è ammutolita come per miracolo. Di solito in sala parte subito il caos, ma stavolta la gente evidentemente non credeva ancora che fosse cominciato davvero.
“It’s so nice to be with you Slovenia!” ci ha salutati poco dopo la voce storica dei Simple Minds, Jim Kerr, svegliando di colpo la sala. La gente era accalcata in un numero davvero azzeccato, che permetteva di muoversi tranquilli durante il concerto e teneva i parametri fisico-chimici della sala sempre a un livello ottimale: nessun rischio di restare senza ossigeno, di diventare una povera “sardina” in mezzo alla folla o di disidratarsi per colpa di insopportabili temperature “texane”. L’ambiente, con circa 2.500 presenti, era l’ideale. Le tribune erano aperte solo a metà, il palco spinto verso il centro, il parterre ben riempito.
I Simple Minds sono partiti subito con i pezzi dell’ultimo album in studio, “Black & White 050505”, uscito l’anno scorso. Stay Visible è un’apertura eccellente: con la sua intro esoterica e l’improvviso passaggio a un ritmo pulsante, condito da ottimi “sample” e dal suono del pianoforte, crea subito la tipica atmosfera da concerto dei “Simple Minds”, per cui gli esperti scozzesi dalle “menti semplici” sono famosi. Non hanno esitato e, dopo l’apertura “ipnoticamente” sognante, hanno continuato a presentare l’album nuovo. “Let’s go home!”, dice Kerr al pubblico e la band attacca subito Home, un pezzo pensato con una marcia in più, che ha spinto i presenti ad aggrapparsi ancora di più a un dondolio cinetico di livello superiore. Sinceramente non mi sarebbe dispiaciuto per niente se la band mi avesse suonato l’intero album “White And Black 050505”, pieno di pezzi tutti rifiniti al massimo, con tutte le caratteristiche tipiche del nome Simple Minds, che unisce la fama degli anni Ottanta alla maturità di oggi. Benvenuti alla festa “eighties revival”! Poco dopo la band ha portato i presenti dritti nel 1981 con Love Song, che ha confermato che tra i Simple Minds del 2006 e quei ragazzi indomabili, affamati di rivalsa, di 25 anni fa non c’è poi molta differenza. La loro magia dal vivo è rimasta intatta, in modo magistrale, anche in Book Of Brillliant Things (“Sparkle In The Rain”, 1984). Il pubblico ha presto adottato i Simple Minds del tutto, tanto che con la quinta canzone, See The Lights, praticamente tutta la sala, tribuna compresa, cantava insieme alla band. I Simple Minds hanno fatto salire l’atmosfera con classe e, tra All The Things She Said, Waterfront, Hypnotised (in cui Kerr si è steso sul palco), She’s a River, Underneath the Ice (con un assolo di chitarra particolarmente atmosferico nel finale), Someone Somewhere In Summertime e Speed Your Love To Me, hanno tenuto le orecchie del pubblico impegnate in modo magistrale. Kerr ha brillato con la sua interpretazione sul palco, dove ha sudato per bene sia sé stesso che la giacca di “jeans”. Col suo famoso “kick dance”, in cui ha mostrato anche una convincente imitazione della rondine, uno dei suoi marchi di fabbrica, sembrava semplicemente un attore nato. Il concerto ha naturalmente toccato il culmine con l'”evergreen” Don’t You (forget about me), dove Kerr ha lasciato gran parte del ritornello al canto del pubblico in estasi, che ovviamente non se l’è fatto ripetere e ha restituito alla band, senza riserve, tutta quell’energia positiva in un’ondata di festa ed entusiasmo. La band ha poi suonato un finale sorprendente, senza un briciolo del bombastico che ci si aspetterebbe dalla fama del pezzo. Il loro più grande successo l’hanno “ammorbidito” con finezza giro dopo giro, tanto che alla fine si sentiva solo il tenue “ronzio” di suoni alieni campionati, accompagnato dal basso. Alla fine del pezzo Kerr si è inchinato profondamente al pubblico. È seguita Belfast Child, che di recente ha preso nella scaletta il posto di Dolphins. Con il noto tocco “highlander”, i Simple Minds sono riusciti a evocare un’atmosfera superba e indimenticabile, che ha davvero riportato in vita la terra di William Wallace “Braveheart”, Robert “The Bruce” e compagnia… soprattutto quando, a metà del pezzo, si sono “inaspettatamente” inseriti dei ritmi di battaglia, come se li suonassero i clan scozzesi in persona.
La band è tornata sul palco due volte e ha chiuso lo show con Alive And Kicking, durante la quale è salita sul palco anche una ballerina. Una chiusura azzeccata, che ha lasciato il pubblico con la voglia di “ancora, ancora”!
Kerr si mantiene alla grande! Come cantante è in splendida forma e per tutto il concerto ha suonato e cantato con facilità tutte le sue figure a un livello altissimo. Lo stesso vale per gli altri. Un ritmo compatto, di straordinaria profondità e potenza di batteria, unito a un basso teso e ruvido, permetteva alla chitarra di Burchill di navigare tra suoni spaziali, a tratti futuristici, riempiti da una morbida cortina di tastiere sullo sfondo. Burchill è fenomenale. Con appena qualche nota del tutto innocente riesce a costruire un’atmosfera grandiosa che ti afferra in un attimo e ti porta in un altro mondo. La band ha un “timing” perfetto. Sono affiatati come un orologio svizzero della migliore specie.
Ok, sbrighiamo anche le formalità sull’audio. Non me l’aspettavo così, perché i Simple Minds hanno confermato in pieno il loro perfezionismo. Durante il concerto mi sono spostato dalla console del mixer fino al centro della tribuna di destra e il suono non perdeva qualità da nessuna parte. L’equilibrio degli strumenti era ottimo, nessuna distorsione percepibile. È stato anche uno dei fattori importanti che hanno contribuito all’impressione complessiva lasciata dai Simple Minds, e non era difficile concludere che si fosse trattato di un’esibizione impeccabile.
Davvero! Scaletta, audio e un’esibizione sentita di perfezionismo assoluto dovevano accontentare proprio tutti in sala. I Simple Minds restano quello che sono: una band di idee e tocchi brevi e semplici che funzionano in modo impeccabile quando li metti nella loro sequenza tipica. Insomma, posso dire un’esibizione impeccabile, piena di energia positiva sia da parte della band che della folla, che con la sua partecipazione totale ha confermato quanto si stesse godendo il concerto. Non era difficile concludere che stavolta in sala c’erano persone che apprezzano davvero i Simple Minds o che ne sono veri fan. Era da un sacco che non vedevo gli sloveni partecipare con un’intesa così affiatata e una dose così giusta di coinvolgimento a un evento “rock”, fatto solo di energia positiva che passa dal palco al pubblico e ritorna indietro. Se sommi tutto, non puoi dire altro che è stato un evento musicale molto, molto bello e di altissimo livello, di quelli che in Slovenia ci mancano di sicuro e che avrei augurato a tutti quelli che quella sera hanno passato le loro ore libere del sabato nelle sale del cinema Kolosej di Lubiana o, ossessionati dall’imitare mode imposte, hanno fatto i “pavoni” al Global. I Simple Minds ci hanno dato una lezione di rock impeccabile e ci hanno ripulito per bene testa e spirito.
autore: Aleš Podbrežnik
foto: Bojan Horvat
Scaletta:
1. Intro
2. Stay Visible
3. Home
4. Love Song
5. Book Of Brilliant Things
6. See The Lights
7. Big Sleep
8. All The Things She Said
9. Waterfront
10. Hypnotised
11. She’s a River
12. Underneath the Ice
13. Someone Somewhere In Summertime
14. Speed Your Love To Me
15. Don’t You (Forget About Me)
16. Belfast Child
—bis I.—
17. Different World (Taormina.ME)
18. New Gold Dream
—bis II.—
19. Stranger
20. Alive And Kicking












