Šinobusi per sempre (2019)

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Luogo: Lubiana / SOHO klub / Slovenia
Data: giovedì, 25.04.2019


Gli Šinobusi sono una rock band di Novi Sad che bazzica i club sloveni ogni anno. Nati nel 2001, in meno di due decenni di attività hanno sfornato cinque album, l’ultimo e tuttora attuale è “Ljubav i dalje diše” (la traduzione suonerebbe più o meno così: L’amore continua a respirare), uscito nel marzo 2017. Poco tempo fa il nostro Seba è andato al concerto dei loro connazionali della Voivodina Pero Defformero al Trainstation Squat di Kranj, dove nella recensione del live non ha risparmiato i superlativi. Perché? Perché Novi Sad è una vera incubatrice di musicisti eccezionali. Quando arrivi lì, ti fermi in qualche locale notturno e conosci un mucchio di facce nuove con residenza in questa città serba, ti diventa subito chiaro che praticamente ognuno di loro suona uno strumento. Quasi tutti sono musicisti. E che musicisti. Soprattutto nel 2014 e nel 2015 l’ha assaggiato anche RockLine, quando ha seguito una serie di concerti degli Šinobusi. Uno di questi addirittura a Bački Petrovac, in Voivodina, vicino a Novi Sad. Ogni aprile la band si regala un breve tour sloveno e quattro anni sono volati via in un lampo, così anche noi di RockLine abbiamo ritrovato la data giusta per andare a vedere uno dei loro concerti.

Gli Šinobusi sono in azione dal 2012 con una formazione rimasta invariata: Milan Korać (voce, chitarra), Nenad Patković (chitarra, voce, cori), Stefan Stefanović »Gile« (armonica, tamburello), Predrag Dmitrović (basso) e Đorđe Bubnjević (batteria).

Il Soho klub, cioè l’ex Guliver, dove gli Šinobusi avevano già suonato lo scorso aprile, ha avuto una bella affluenza, anche se avrebbe potuto essere decisamente più alta. Vedere un concerto degli Šinobusi avrebbe fatto bene soprattutto a qualche membro di altre band slovene che si muovono nella fusione dei generi del vecchio rock anni Settanta, sorretto da una solida spina dorsale blues, e perfino nel progressive rock e nel jazz. Se non altro per il “networking” e lo scambio di esperienze, se non per il fatto che con la loro presenza a eventi del genere darebbero un bel buon esempio al pubblico musicale sloveno, da sempre cocciutamente chiuso verso le novità e l’“esotico”, su come si sostiene la scena dei club di casa nostra.

La band ha di nuovo “spaccato”. In un concerto di più di due ore gli Šinobusi hanno suonato quasi 30 pezzi, per lo più brani originali pescati da tutti e cinque gli album, più cover e momenti con cui hanno infiammato il pubblico, tra cui Taxman (The Beatles), dove la voce è passata a Nenad, che in chiusura ha aggiunto una copia azzeccatissima dell’assolo di chitarra (psichedelico) dell’originale, e poi Brown Sugar (The Rolling Stones), If I Had Possesion Over Judgement Day di Robert Johnson, Diggin’ A Hole (Big Sugar), Whipping Post (The Allman Brothers Band). Nel finale sul palco è tornato a unirsi alla band il suo fedele amico Slaven Kalebič (Mojo Hand), che con succosi interventi di chitarra nei duelli con Nenad, in pieno blues ortodosso, ha dimostrato ancora una volta di essere mancato un sacco ai palchi in questi ultimi anni.

Un’identità musicale unica e riconoscibile al volo, da dossier d’arte scolpito nella roccia, un conglomerato irripetibile fermentato sulle influenze del messaggio sonoro retrò delle band rock e blues pioniere di fine anni Sessanta e inizio Settanta, tiene gli Šinobusi nella lega di uno dei gruppi più notevoli e di spicco nel cosiddetto “bacino” geografico tra le Alpi e il Mar Nero, che ha portato la propria opera musicale alla perfezione di esecuzione sonora e stilistica, ma anche di composizione.

La band resta brillante, semplicemente eccellente in tutto quello che affronta sul palco. Non ci si poteva aspettare altro. Chimica straordinaria, esecuzione impeccabile, intesa reciproca, un carico di ironia e di simpatiche leve con cui hanno tenuto il pubblico incollato a sé. Il contagioso Milan Korač con voce e chitarra, il sopraffino Nenad alla chitarra, che curiosamente in questo tour non usa le tastiere, anche se sugli album le suona. A far salire adrenalina e scatenatezza ci ha pensato per tutto il tempo Gile, con le sue infuocate scorribande all’armonica: dovrebbe conoscerlo il nostro Miha Erič (Prismojeni profesorji bluesa), sempre che i due non si conoscano già. E come sempre. Una sezione ritmica organizzatissima, vigile e sempre sul pezzo, che regala al paesaggio musicale calore e un’infiammabile ampiezza di contrasti.

La band ama aprire i concerti con il brano Moje ruke sad su ptice, in cui fin dall’inizio fa notare anche lo straordinario talento poetico di Milan Korać, e a questo si sono poi aggiunti Mirna Bačka, Potera, Bio sam tu, Kada svrake bulje u mene, Raskršče, Skačem visoko, Naš dan, Ja moram da te vidim što pre, Iz drugog ugla, Čamac na Tisi, Ravnodušna pesma, la strumentale Prašina,… Dal nuovo album “Ljubav i dalje diše” abbiamo sentito Preko polja, pa u brda, che gli Šinobusi eseguivano già nei concerti del 2015, e poi U nevreme, Ćudno voće, la strumentale HOP, Ljubav i dalje diše e Boka.

Gli Šinobusi restano un gruppo che lascia a bocca aperta per perfezione e magia. La loro musica resta una sorta di simbiosi tra musicalità contagiosa e jam frizzanti. Sono maghi straordinari che all’improvviso ti travolgono con un fraseggio roccioso e penetrante, oppure si trasformano in creatori di sfumature sonore sottilissime e sensuali. A spingere il tutto c’è una squadra incredibilmente flessibile, spiritosa e brillantemente affiatata, dove emozioni e passioni fanno il lavoro di base, incantano chi ascolta e lo portano in un’avventura che riporta in vita in modo incredibilmente riuscito la vecchia, cara era dei pionieri del rock e del blues. Una band di cui non ti stanchi mai di guardare e ascoltare, figuriamoci di annoiarti. Stare insieme al Soho klub, con l’ennesimo show eccezionale degli Šinobusi, è stato troppo, ma troppo breve.

autore: Aleš Podbrežnik
foto: Aleš Podbrežnik


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