Sleep Dirt

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Autore: Peter Podbrežnik

Artista: Zappa, Frank
Etichetta: Rykodisc Records
Uscita: 1979
Durata: 38:39
Voto: 4.5/5

“Sleep Dirt” è uno di quei tre album di Frank che, nei piani originali, sarebbero dovuti uscire come parte integrante dell’ambiziosissimo progetto in quattro dischi “Läther”. Quest’ultimo ha avuto la sua uscita ufficiale in tre CD solo tre anni dopo la morte del leggendario compositore, visionario e artista a tutto tondo, offrendo finalmente la sua visione musicale originaria. Come gli altri suoi “fratelli” in studio, cioè “Studio Tan” (1978) e “Orchestral Favourites” (1979), anche “Sleep Dirt” si distingue per uno stile compositivo del tutto personale e altamente sperimentale, dove abitano le geniali e spesso vertiginose finezze strumentali di Zappa. Questo lavoro attinge soprattutto a elementi di jazz fusion, avanguardia, rock progressivo e, qua e là, anche di chanson, e per questo è il più vicino a tutti quelli che tra i migliori risultati di Frank mettono “Hot Rats” (1969) e i capolavori jazz rock fusion affini. All’album non è mancato molto per entrare nella cerchia dei suoi lavori migliori, ma alcune mosse logistiche su cui Frank non aveva alcun controllo gliel’hanno impedito, tanto che oggi gode al massimo di uno status di culto.

A “Sleep Dirt”, per colpa della Warner Bros — con cui Frank, dopo una breve collaborazione, ha litigato rompendo il contratto per il mancato rispetto degli accordi — sono state apportate parecchie modifiche rispetto alle idee originali. La prima è che le composizioni dell’album erano state registrate in origine come strumentali, e in quelle versioni, un po’ diverse da quelle presenti su “Sleep Dirt”, oggi si possono ascoltare su “Läther”. La Warner Bros, appositamente per l’edizione in CD, su tre brani, cioè “Flambay”, “Spider Of Destiny” e “Time Is Money”, ha fatto aggiungere voci femminili interpretate da Thana Harris e ci ha sovrapposto la batteria di Chad Wackerman. Quest’ultimo è entrato nella storia dei collaboratori di Frank solo come batterista dal vivo e non compare in nessun’altra uscita in studio. Frank, per la verità, aveva già pensato di registrare le voci per tutti questi brani e di usarle nel suo musical Hunchentoot (che poi non è andato da nessuna parte), ma non ha avuto voce in capitolo sulla scelta della cantante e del batterista aggiuntivo, che la Warner Bros ha ingaggiato e sovraincISO in un secondo momento per l’edizione in CD. L’altra mossa sgradita della Warner Bros è che il titolo originale dell’album avrebbe dovuto essere “Hot Rats III”, il che la dice lunga sulla sua natura ambiziosa, ma l’etichetta ha di nuovo calpestato l’accordo.

Dubito che Frank, per questo, si stia rivoltando nella tomba, ma di sicuro all’album è stato fatto un bel danno e inferto un bel colpo al rispetto dei diritti d’autore e dei desideri dell’artista. Sarebbe ingiusto dare la colpa solo alla presenza della voce di Thana, perché è una cantante bravissima. La sua voce potente e ricchissima di espressività si adatta alla perfezione a tutti e tre i brani in cui compare, ma probabilmente non c’è fan di Zappa che non sarebbe d’accordo nel dire che l’album, in versione completamente strumentale, sarebbe stato un altro capolavoro, del tutto degno del nome “Hot Rats III”. Così invece si tratta “soltanto” di un ottimo lavoro, che piacerà soprattutto agli amanti delle sue opere jazz fusion. Una terza cosa che non ha mai ricevuto l’approvazione ufficiale di Frank, anche se di certo gli è entrata nel cuore, è l’esilarante copertina di Gary Panter. Il mostriciattolo in copertina è Hedorah, uno dei grotteschi mostri dei film giapponesi su Godzilla, che si nutriva e cresceva tanto più quanto più alta era la concentrazione di inquinamento intorno a lui.

La maggior parte del materiale è stata registrata tra il 1974 e il 1976. Tra i storici collaboratori di Frank hanno messo del loro il maestro delle tastiere George Duke, i pesi massimi della batteria Terry Bozzio e Chester Thompson, il fiatista Bruce Fowler e la percussionista Ruth Underwood. Di questi nomi, all’uscita dell’album Frank collaborava ancora solo con Bozzio. Oltre alla presenza della voce femminile su tre brani, una delle particolarità principali di “Sleep Dirt” è che vi domina la quasi totale assenza dei soliti elementi comici di grottesco sociale e di assurdo tipici di Frank. Fatta eccezione per l’evidentissimo sarcasmo del testo di “Time Is Money”, né nei testi né nelle strutture dei singoli brani si trova qualcosa di davvero scherzoso. Da questo punto di vista l’album è quasi un caso a sé, perché è uno dei suoi lavori più “seri” e piacerà soprattutto a chi lo apprezzava come compositore, chitarrista e musicista, ma non ha mai capito il suo umorismo tutto particolare.

 Già in “Filthy Habbits”, ottimo strumentale d’apertura jazz rock fusion, dove a farla da padrone sono le fantasmagoriche cavalcate di chitarra di Frank in coppia con la combinatoria ritmica di Bozzio, non c’è traccia della solita buffoneria zappiana. L’atmosfera del pezzo è misteriosa, in certi punti quasi cupa e inquietante. Per questo a volte sembra quasi che ci abbiano suonato Robert Fripp e i suoi King Crimson. Davanti agli occhi si disegna dal vivo un’immagine notturna di un vecchio motel in rovina, dove dietro le pareti succedono cose fuori dall’ordinario. Succede già dalle prime battute, sull’onda delle tastiere, a cui presto si uniscono complesse frasi di chitarra e articolati passaggi di batteria, che costruiscono piano piano uno strumentale straordinariamente movimentato, mentre sullo sfondo si aggirano le linee di basso affilate di Dave Parlato. La magia chitarristica di Frank, dalle scorribande veloci sulle scale ai soli spiritosi, è come sempre suonata in un modo del tutto unico, che nessuno dei suoi imitatori sarà mai all’altezza di eguagliare, a partire dal “piccolo virtuoso italiano”.

In “Flambay”, dove si mescolano elementi di jazz sperimentale e chanson, Thana Harris si presenta per la prima volta col suo canto. La sua voce ha una grande estensione e la giusta tinta espressiva, in cui si mescolano di continuo ironia e satira. Probabilmente però sconfinerei oltre il buon gusto se la definissi una Janis Joplin per intellettuali. Anche se continuerò sempre a sostenere che senza voci questo album sarebbe stata un’altra vittoria perfetta di Frank, penso che Thana fosse comunque la scelta migliore possibile e che alla fine se la sia cavata benissimo in un compito difficilissimo. Il suo canto è sostenuto da succose improvvisazioni di chitarra e percussioni, da una linea di basso bella grossa e da un leggero accompagnamento di pianoforte.

Senza pause segue il breve ma altamente drammatico “Spider Of Destiny”, dove la voce di Thana assume posizioni insolitamente ruvide, per non dire mascoline. Sotto si stendono spiritosi passaggi di chitarra e riff dentati, mentre un pizzico di ironia ce lo mette l’uso di percussioni di ogni tipo. Il fenomenale strumentale jazz rock fusion “Regyptian Strut” è forse addirittura la creazione più comica dell’album. A differenza di alcune opere jazz fusion passate di Frank, in cui di solito suonava una big band, qui sono aggiunti soltanto i fiati di Bruce Fowler. Questi, insieme alle percussioni di Frank, portano in modo splendido una bella dose di arguzia, mentre si susseguono i massicci passaggi di batteria di Chester.

Anche il volutamente un po’ paranoico “Time Is Money”, in cui torna a cantare Thana Harris, è uno di quei rari momenti un po’ più comici dell’album. Thana trasmette il testo sarcastico in modo eccellente e molto partecipe, mentre sullo sfondo si inseguono improvvisazioni jazz spiritose e slegate. La title track, cioè “Sleep Dirt”, è un breve duetto di chitarre tra Frank e James “Bird Legs” Youman. James è soprattutto un bassista, ma col suo accompagnamento ritmico ha completato bene i soli di Frank e le sue spiritose passeggiate sulle scale. Anche se sullo sfondo si limita a suonare accordi vari, alla fine, quando Frank gli chiede se è un po’ stanco, risponde di no, ma si lamenta che nel frattempo le dita gli si sono ingarbugliate.

In chiusura arriva il pezzo chiave del disco, lo strumentale di oltre 13 minuti “The Ocean Is The Ultimate Solution”, un incrocio tra jazz rock fusion e prog rock. Nella prima parte della composizione sono in primo piano soprattutto l’assolo di chitarra fantascientifico di Frank, il suo riffing spiritoso, una linea di basso straordinariamente succosa e i cataclismatici passaggi di batteria di Terry, mentre sullo sfondo si sentono anche sognanti passaggi di sintetizzatore. Si susseguono numerose entusiasmanti improvvisazioni di sapore jazz. In mezzo spunta anche un assolo di basso gastronomico di O’Hearn, che però subito dopo viene completamente eclissato dal leggendario assolo di chitarra di Frank. Una vera nirvana cosmica della chitarra, davanti alla quale ancora oggi sbavano tutti i virtuosi della sei corde, a partire da Steve Vai, ex incipriato apprendista di Frank in scarpette da ballo e pelle di leopardo, nonché il suo imitatore più famoso (di lui si parlerà molto di più nelle prossime recensioni di Zappa). Dopo questo finale fenomenale, di solito resta un leggero senso di amarezza per il fatto che, all’improvviso, è già finita.

“Sleep Dirt”, il mancato “Hot Rats III”, nonostante tutti gli inutili e maldestri pasticci dei fratelli Warner, è una vera prelibatezza per tutti gli amanti del rock sperimentale e del jazz rock fusion, con il consueto, invidiabile livello strumentale e compositivo. I brani con la voce di Thana sanno conquistare anche qualche amante della chanson. La quasi totale assenza di elementi musicali scherzosi, di satira poetica e di assurdo, e la presenza un po’ superflua, ma assolutamente non dannosa, della voce femminile ne fanno un album davvero speciale e unico nella sua discografia. Chi segue fedelmente l’eredità dell’artista sa che proprio la particolarità, la variazione e una rivoluzione stilistica musicale praticamente continua sono le qualità essenziali del suo percorso musicale. Per “merito” della Warner Bros, “Sleep Dirt” non ha realizzato tutto il suo potenziale (chi vuole un’approssimazione della perfezione originaria, ascolti le versioni dei brani che si trovano su “Läther”), ma resta comunque un risultato singolare, che entusiasma soprattutto per la sua natura ambivalente.

Formazione

Frank Zappa – chitarra, percussioni, tastiere, sintetizzatore
Terry Bozzio – batteria
George Duke – tastiere, cori
Bruce Fowler – fiati
Patrick O’Hearn – basso
Dave Parlato – basso
Chester Thompson – batteria
Ruth Underwood – percussioni, tastiere
James “Bird Legs” Youman – basso, chitarra
Thana Harris – voce (CD remix)
Chad Wackerman – batteria sovraincisa (CD remix)

Produzione

Frank Zappa

Tracklist

1. Filthy Habits
2. Flambay
3. Spider of Destiny
4. Regyptian Strut
5. Time Is Money
6. Sleep Dirt
7. The Ocean Is the Ultimate Solution

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