Smet : Dolga pota
Etichetta: Zavod Orbita
Data di uscita: 05.10.2018
Produzione: Smet
Durata dell’album: 46.15
Genere: Country / Blues
Smet è un ibrido musicale interessante! Particolare e unico nel suo genere. Indipendente e spontaneo, nato dal basso. Nella sua essenza e nel suo carisma espressivo. Non sorprende, visto che dietro ci sono l’eccellente chitarrista dalle mille sfaccettature Tilen Stepišnik e il non meno straordinario armonicista Miha Erič. Tilen compare in un sacco di album di tanti artisti sloveni, Miha Erič è ovviamente uno di quei quattro «cavalli imbizzarriti» che formano il corpo musicale dei Prismojeni profesorji bluesa. Tilen e Miha sono buoni compagni, amici, soci. Si incontrano spesso alle jam, e il loro domicilio l’hanno trovato proprio a Lubiana, al Prulček. È solo uno dei tanti posti simili e comodissimi, soprattutto le «piccole caffetterie», dove l’«acustico dal vivo» con la giusta dose di musicalità e acrobazie improvvisate fa un gran bene come sottofondo atmosferico mentre ti scoli il tuo (n-esimo) boccale di birra.
Visto l’ardore indomito di Miha Erič, come siamo abituati a riceverlo nelle sue infinite sfuriate impro-soliste dentro la fortezza dei Prismojeni profesorji bluesa, «Dolga pota» è un album che, al contrario, mette al primo posto il senso musicale del musicista, il mantenimento dell’integrità compositiva in tutti i punti del disco. Già l’opener Time To Leave sorprende in questo senso, perché potrebbe essere usata tranquillamente come colonna sonora di un film. Sul piano espressivo i due musicisti oscillano lungo l’album dal country al blues, e il disco non nasconde certo una melodia da «southern rock». Persino Ry Cooder drizzerebbe le orecchie, se cercasse un’ispirazione del genere (la conclusiva Zahod, sostenuta dal banjo).
In Red Hot Cowboy Stepišnik finalmente tira su il riverbero, e la sua acustica (fino a quel momento quasi «timida») diventa più incisiva; anche Erič finalmente «si scatena», come siamo abituati a vederlo nella sua storia con i Prismojeni profesorji bluesa. Il pezzo però mantiene testa e coda. Anche qui il duo non cade nella dolcezza dell’abbandono da jam. Frammentazione quindi zero. In questo brano si insinua anche più fascino blues, che cresce in modo più marcato nella successiva Blues In May. Questa all’inizio ha un’aria mistica, dolcemente suadente e struggente. Poi, quando il pezzo si sviluppa, l’armonica ci porta dentro più blues.
È interessante anche che le armoniche di Erič portino il «peso» principale di tutte le melodie dell’album. Colorano l’accompagnamento d’accordi di Stepišnik, allo stesso tempo sostituiscono quello che nei brani porterebbe la voce, e naturalmente aggiungono in modo sottile anche acrobazie soliste che, come detto, non portano via il fulcro dalle composizioni. Nella giocosa Ognjišče i due musicisti creano un intreccio a due particolarmente intenso fra i due strumenti.
Il lato scherzoso dell’album cresce quando una marea di decibel gracchianti « si schianta» contro Veselo sedlo. Qui finalmente Stepišnik ha «trovato» la fonte di elettricità. Attraverso questa nuova festosità country folk, i due strumenti in duetto si completano, si legano e si «potenziano» a vicenda in modo enormemente conciliante. Sangria è quel «beveraggio infido», dolce come un succo, e quando poi l’effetto dei derivati dell’alcol ti «prende» finalmente, di solito è già troppo tardi. Tale è anche l’omonimo brano traballante, dove Miha alla lap steel, nel plasmare le melodie, tira fuori perfino un pizzico di surf, e il pezzo suona di nuovo sudista, tanto che potrebbe chiamarsi anche Tequilla. Padec sarebbe perfetta come base per un film, di quelli che potrebbe creare anche E. Morricone per uno dei suoi spaghetti western.
Un documento pieno di serenità genuinamente espressiva, di grandi piaceri da studio e di divertimento esuberante. Un’ottima valvola di sfogo per Miha Erič, che rivela anche l’altro lato di questo musicista, ritraendolo in una luce espressiva del tutto diversa. Stepišnik, in questo senso, lo conosciamo già meglio. Però Tilen è estremamente «adattabile» quando c’è da liberare spazio, che stavolta, come detto, nella conduzione della melodia occupa per lo più Miha con le armoniche. Sappiamo che Stepišnik sa essere eccome a suo agio con la chitarra acustica folk (il duo Aritmija), ma stavolta crea il materiale dell’accompagnamento con una calma incredibile e con una raffinatezza speciale, e con ornamenti aggiuntivi, del tutto senza pretese (a orecchio non subito evidenti, assolutamente discreti), colora le composizioni, le smuove e le rinforza artisticamente. Il disco ha sì una natura teatrale e una certa goliardia, ma allo stesso tempo una struttura estremamente concisa, in cui non mancano momenti di malinconia e struggimento. Offre un ascolto eccezionalmente scorrevole e accessibile. Con questo, il disco parla con facilità a chiunque di noi. Per questo è un documento «popolare» (folk), cosa che sicuramente era anche uno degli obiettivi dei due musicisti. Speriamo che questo momento creativo e l’eccezionale chimica reciproca restino e che li portino anche nel prossimo.
autore: Aleš Podbrežnik
voto: 9.0 / 10
Tracklist:
1. Time To Leave
2. Dolga pota
3. Red Hot Cowboy
4. Blues In May
5. Ognjišče
6. Večni trenutek
7. Iz celice
8. Veselo sedlo
9. Sangria
10. Padec
11. Zahod
Formazione;
Miha Erič – armonica, lap steel
Tilen Stepišnik – chitarra, banjo