Steve Hackett: At the Edge of Light
Data di uscita: 25.01.2019
Etichetta: InsideOut Music/Wolfwork
Produzione: Steve Hackett, Roger King e Benedict Fenner
Durata: 54:27
Genere: progressive rock
Voto: 9.5/10
A differenza dei suoi ex compagni nei Genesis, che ormai ci sorprendono solo di tanto in tanto con qualche nuova mossa (lodevole) in studio o dal vivo, la leggenda dell’arte chitarristica Steve Hackett è ancora attivissimo e di successo sia sul palco che in studio. «At the Edge of Light» è già il suo venticinquesimo lavoro in studio e il successore di «The Night Siren» (2017), accolto in gran parte con entusiasmo dai fan. Anche ascoltando «At the Edge of Light» avranno più che motivi per essere soddisfatti, perché mister Hackett continua con la sua riuscitissima ricetta eclettica: ancora una volta un mix variegatissimo di prog rock che mescola elementi di prog rock sinfonico, world music, musica ambient e, stavolta, perfino gospel. Prima dell’uscita dell’album Steve ha spiegato che il titolo si riferisce ai tempi di crisi in cui viviamo, quando camminiamo sul «bordo della luce» e rischiamo di continuo di fare il passo sbagliato e precipitare nel «baratro».
Per l’occasione ha richiamato la sua collaudata banda di ottimi musicisti (il tastierista Roger King, il fiatista Rob Townsend e il batterista Gary O’Toole), che lo accompagna fedelmente da anni anche sui palchi. Tra i collaboratori di lunga data tornano anche il fratello di Steve, John, al flauto, la cui carriera solista diventa di anno in anno più interessante, e la chitarrista, stavolta «solo» cantante, Amanda Lehmann, sorella della moglie e manager di Steve, Jo. Agli amanti del prog rock, che costituiscono il grosso dei fan di Steve, farà piacere trovare nell’album nomi come la leggenda della batteria inglese Simon Phillips (ex-Toto), il batterista/cantante americano Nick D’Virgilio (Spock’s Beard, Big Big Train), il bassista svedese Jonas Reningold (The Flower Kings, Kaipa, Karmakanic) e la cantante americana Durga McBroom, che in passato ha collaborato a lungo con i Pink Floyd e David Gilmour.
«At the Edge of Light» si apre con «Fallen Walls and Pedestals», che nonostante la breve durata, con il suo incrocio di world music e simfoprog e un’atmosfera eccezionale, incanta in un attimo tutti i fan di lunga data delle opere di Hackett. Il piuttosto cupo «Beasts In Our Time», in cui Steve fa capire che dopo decenni di fatica è diventato un cantante davvero bravo, è intriso di ambient etereo e di imponenti elementi orchestrali: insomma, un altro classico della sua carriera, in cui non manca nemmeno un assolo di chitarra malinconico e di gran gusto.
La delizia simfoprogrock «Under the Eye of the Sun» suona come se fosse nata agli inizi della carriera solista di Steve: ci sono armonie vocali melodiche, passaggi chitarristici inconfondibili, ricchi arrangiamenti sinfonici e quegli elementi ritmici tipici che caratterizzavano alcuni dei suoi primi lavori. Dopo questo pezzo piuttosto «tradizionale» arriva l’esperimento più strano dell’album, «Underground Railroad», che nella prima parte contiene elementi di blues e gospel grazie ai cori «da chiesa» dei vari collaboratori vocali. Per un attimo sembra quasi di non ascoltare più lo stesso artista, tanto suona tutto «americano», finché non arriva un imprevisto passaggio verso acque più riconoscibili, sia per stile che per atmosfera, dove entrano la voce di Steve, il suo gioco di chitarra a dita veloci e le robuste linee di basso di Reingold.
L’epico capolavoro prog rock «Those Golden Wings», con le sue sezioni eclettiche e un’atmosfera eccezionale, è il vertice di «At the Edge of Light» e il motivo principale per cui questo disco è un altro grande risultato per il maestro della chitarra e uno dei pochi custodi dell’autentica tradizione simfoprogrock, di cui è stato anche uno dei creatori. «Shadow and Flame», pieno di motivi «orientaleggianti», piacerà soprattutto agli amanti della world music, mentre «Hungry Years», di impronta acustica, con le sue allegre armonie vocali e i suoi arrangiamenti «cordiali», risulta inaspettatamente festaiolo rispetto alla maggior parte dei brani del disco. Si potrebbe dire che gli ultimi tre pezzi dell’album sono legati tra loro almeno a livello ambient, se non concettuale. «Descent», che a parte il fenomenale assolo di Hackett ricorda fortemente «Mars-Bringer of War» di Holst, e precisamente la versione che una volta suonavano i King Crimson, con un’abbondanza di mellotron, a livello ambient suona come una discesa nelle profondità dell’inferno dantesco. Dopo il non meno cupo e bellicoso «Conflict» arriva l’epico finale con la ballata eterea «Peace», che contiene armonie vocali sacrali e maestose, mentre Steve dimostra ancora una volta quanto sia migliorato come cantante negli ultimi anni.
Con «At the Edge of Light» Steve Hackett dimostra ancora una volta perché, tra gli ex membri degli indimenticabili Genesis, sia quello che gode di maggior rispetto tra gli appassionati di prog rock, soprattutto quando si parla di lavori in studio, ancora a un livello qualitativo altissimo, con una sfacciata e seducente magia ambient e un sacco di avventure musicali eclettiche e interessanti, condite da qualche sorpresa nuova. È un altro album del ricco forziere creativo di Hackett che è un piacere ascoltare dall’inizio alla fine, e senza alcun dubbio si può già incoronarlo come uno dei vertici prog rock in studio del 2019.
Autore della recensione: Peter Podbrežnik
Tracklist:
1. Fallen Walls And Pedestals (2:17)
2. Beasts In Our Time (6:20)
3. Under The Eye Of The Sun (7:07)
4. Underground Railroad (6:22)
5. Those Golden Wings (11:19)
6. Shadow And Flame (4:24)
7. Hungry Years (4:34)
8. Descent (4:20)
9. Conflict (2:36)
10. Peace (5:03)
Musicisti:
Steve Hackett – chitarra, armonica a bocca, voce principale
Durga McBroom – voce
Lorelei McBroom – voce
Amanda Lehmann – voce
Simon Phillips – batteria
Nick D’Virgilio – batteria
Jonas Reingold – basso
John Hackett – flauto
Gulli Briem – batteria, percussioni
Roger King – tastiere
Gary O’Toole – batteria
Rob Townsend – sassofono, clarinetto basso, duduk
Ben Fenner – tastiere
Dick Driver – contrabbasso
Sheema Mukherjee – sitar
Malik Mansurov – tar
Paul Stillwell – didgeridoo
Christine Townsend – violino, viola