Steve Rothery in ottima compagnia al castello di San Gusto a Trieste (2019)

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Luogo: Trieste / Castello di San Gusto / Italia
Data: domenica, 04.08.2019

Steve Rothery, virtuoso inglese della chitarra, finito ‘sotto i riflettori’ a metà anni Ottanta come membro fondatore dei Marillion, band cult del rock progressivo, è salito sul palco nella splendida atmosfera del castello di San Gusto a Trieste insieme alla figlia Jennifer, diventata negli ultimi anni una cantante di talento, e a una band italiana di supporto guidata dal tastierista/cantante Riccardo Romano (RanestRane, Steve Rothery Band, Riccardo Romano Land). L’esibizione di Rothery con i suoi compagni italiani era gratuita, così gli appassionati di rock progressivo, di casa e non, soprattutto quelli dell’eredità Marillion di Steve, hanno riempito quasi tutte le sedie sotto il palco. Dopo una lunga siccità di prog a Trieste, finalmente è arrivato un evento live davvero invitante, che ha subito risvegliato il nostro interesse: le chitarre di Rothery le avevamo viste più volte con i Marillion, ma mai nei panni del solista o del collaboratore di altri musicisti, per lo più italiani.

Questa serata speciale è stata divisa in tre parti. Per ‘scaldare’ il pubblico, Steve, con l’aiuto di Riccardo Romano alle tastiere e della sua band, ha eseguito il brano strumentale »Morpheus« dal suo esordio solista »The Ghosts of Pripyat« (2015), dedicato alla città ucraina di Pripyat, duramente colpita più di trent’anni fa dal disastro nucleare di Chernobyl. Anche se gli anni hanno ‘provato’ parecchio Rothery e dal 1995 in poi ‘cresce’ ormai solo in larghezza, il virtuoso della chitarra è ancora in forma smagliante, e l’ha dimostrato a ogni esecuzione, tranne quando ogni tanto spariva dal palco. I suoi assoli inconfondibili, dal marchio spiccatamente malinconico, sono sempre un vero piacere per le orecchie, anche quando non suona classici dei Marillion.

La sua raffinatezza e delicatezza alla chitarra hanno dato il meglio anche quando sul palco è salita la figlia Jennifer, che ha cantato tre brani dal suo EP d’esordio »Opia« (2019) e una cover. L’EP è uscito con il progetto Sylf. Tra le esecuzioni c’era anche »Fade Into You«, cover degli alternativi americani Mazzy Star, che ha preso il posto di »Night After Night« dell’EP. Jennifer, almeno per ora, evidentemente non vuole pubblicare musica con nome e cognome. Probabilmente non vuole che qualcuno le rinfacci di sfruttare la fama e il cognome del padre, come spesso succede in questi casi, anche se già adesso è un’ottima cantante. Quello che abbiamo sentito ci è piaciuto parecchio, soprattutto »Opia« e »Northern Star«, e ogni tanto ci ha ricordato il vecchio progetto di Rothery, The Wishing Tree, che aveva anch’esso una voce femminile.

Poi Romano, ‘traslocato’ dalle tastiere al microfono, ha annunciato l’esecuzione del suo ambizioso progetto concettuale, l’opera rock intitolata »B612«, ispirata al classico della letteratura ‘Il Piccolo Principe’ del pilota e scrittore francese Antoine De Saint-Exupery. Nell’album suonano sia Rothery sia sua figlia, oltre all’attuale cantante dei Marillion Steve Hogarth. B612 è il nome del piccolo asteroide dove viveva il Piccolo Principe. Per l’occasione Romano, con l’aiuto di una sciarpa, si è travestito più volte da Piccolo Principe e una volta dal già citato scrittore/pilota, ma in quest’ultima ‘trasformazione’ ci ricordava più che altro Grunf di Alan Ford, così in mezzo all’atmosfera perlopiù seria e malinconica ci sono stati anche un paio di momenti per ridere.

Di questa parte del concerto ci sono rimasti impressi soprattutto »Invisible to the Eyes«, duetto vocale di Romano con Jennifer, in cui ‘interpretavano’ il Piccolo Principe e la sua Rosa, e »The King«, in cui per la prima volta nella serata il pubblico ha visto in veste di cantante principale lo straordinario Martin Jakubski, travestito per l’occasione da re rigido e solitario del già citato classico della letteratura. A dare ulteriore atmosfera sullo sfondo del palco hanno pensato delle belle proiezioni animate che illustravano alcuni momenti chiave de ‘Il Piccolo Principe’. Rothery, come previsto, ha suonato la chitarra solo nei brani di »B612« a cui aveva collaborato in studio.

Dopo la riuscita presentazione del progetto concettuale art rock di Romano, musicalmente piuttosto interessante e con qualche parallelo con il capolavoro dei Marillion »Brave« (1994) e con il progetto »OVO« (2000) di Peter Gabriel, è arrivato il momento tanto atteso della ‘rimpatriata’ con l’eredità Marillion. Va detto che la maggior parte dei presenti era venuta al concerto soprattutto per sentire Rothery eseguire alcuni standard dei Marillion che la band cult suona molto raramente, in particolare quelli dell’epoca in cui il cantante era Derek Dick, meglio noto come Fish. Jakubski è un cantante fenomenale, con un timbro simile a quello di Fish e un’estensione vocale molto ampia, quindi fin dalla prima esecuzione ci ha convinti di essere la scelta perfetta per un’impresa del genere.

Prima ancora, Romano si era messo per un attimo nei ‘panni’ vocali di Steve Hogarth e, grazie a una certa somiglianza di voce, ha cantato in modo abbastanza convincente »King« da »Afraid of Sunlight« (1995), suonata in modo impeccabile dal punto di vista strumentale. Poi sono arrivati uno dopo l’altro i classici dell’era Fish. Prima gli hit attesi »Kayleigh« e »Lavender« dal capolavoro concettuale »Misplaced Childhood« (1985) e poi le sorprese come la socialmente critica »Cinderella Search«, la vendicativo-erotica »Incubus« e la risvegliante »Slainte Mhath«, che Jakubski ha cantato con una tale sicurezza da guadagnarsi l’applauso più lungo e più forte tra tutti i musicisti della serata. È stato inoltre bello sentire e vedere Rothery suonare due classici dell’album »Fugazi« (1984), spesso trascurato. Dopo tutti questi decenni, probabilmente aveva cominciato a sentirne un po’ la mancanza anche lui nel repertorio live.

Nel primo bis Steve e i suoi compagni italiani, con l’ottimo supporto vocale di Jakubski, hanno suonato altri due evergreen di »Clutching at Straws« (1987), »Sugar Mice« e »The Last Straw«. Nel secondo bis si è unita a loro sul palco anche Jennifer, così c’era l’intero ‘equipaggio’ e di nuovo si è sviluppato uno ‘scambio’ vocale interessantissimo e ben riuscito. Per salutare, Steve e compagnia hanno eseguito »Afraid of Sunlight« dall’omonimo album e, tra un fragoroso applauso, hanno lasciato il palco.

Il set di Rothery con la ‘banda italiana’, diviso in quattro parti, ha reso felici i fan dei Marillion soprattutto nel finale, come c’era da aspettarsi, ma anche le prime tre parti, con lo strumentale solista iniziale, l’esecuzione dell’EP di Sylf e la rievocazione musicale de ‘Il Piccolo Principe’, sono riuscite benissimo. Nonostante le aspettative relativamente modeste, è stato un concerto sotto ogni aspetto da non perdere. L’audio era molto solido, mentre un problema tecnico più evidente c’è stato solo una volta. La musica della band di Riccardo è una forma di art rock piuttosto interessante, con una chiara influenza dei Marillion moderni, quindi a lui e alla sua squadra auguriamo ancora tanto successo. Anche per Jennifer, ovvero Sylf, il futuro è luminoso, se resterà fedele alla sua visione musicale di finora e continuerà a ‘dare ascolto’ al padre, per quanto tenerissimo di cuore. Quest’ultimo a Trieste si è goduto visibilmente ogni singola corda che toccava, e forse questo lo spingerà a più imprese soliste ‘dal vivo’ e in studio, che restano comunque sempre subordinate ai futuri progetti di Steve con i Marillion.

Autore: Peter Podbrežnik

Scaletta:

Steve Rothery Band:
1. Morpheus
Sylf:
2. Fade Into You (cover dei Mazzy Star)
3. Opia
4. Northern Star
5. In the Dark
Riccardo Romano Land:
6. Invisible to the Eyes
7. Compass Rose
8. Letter
9. The King
10. Echo of Solitude
11. Dragonfly
12. Laughing Star: Part Two
13. Sandcastles
Marillion:
14. King
15. Kayleigh
16. Lavender
17. Cinderella Search
18. Incubus
19. Slainte Mhath
—1° bis—
20. Sugar Mice
21. The Last Straw
—2° bis—
22. Afraid of Sunlight

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