Stole My Bike
Artista: Dandelion Children
Etichetta: Autoproduzione
Uscita: 2009
Durata: http://www.dandelion-children.com/
Voto: 4/5
Dandelion Children, lucine di tarassaco, un trio! Un trio garage. Butti dentro un po’ di blues, un po’ di punk, la scuola classica del vecchio rock, perfino un pizzico di melodica post brit pop (ciao Kaiser Chiefs?), insomma, che altro si può dire? Un miscuglio interessante che sa di indie, di diretto, genuinissimo nell’energia e, cosa fondamentale, colpisce nel segno più che può. Non serve mica Einstein. L’opener Alliance Pleasure vi svelerà subito tutto.
L’album suona come se avessero registrato una delle prove della band. Il suono grezzo e quella sensazione di live che attraversa tutto il disco sono di sicuro un fattore importantissimo, che aiuta a portare il senso del sermone della band, cioè dei pezzi, alla funzionalità richiesta e desiderata. La voce di Jure è senza dubbio il primo elemento che dirotta l’attenzione dell’ascoltatore. Una voce nitrita, rauca e incrinata, con un accento di psichedelia sballata; manca giusto l’accento cockney per fare il colmo. Ma per fortuna non c’è, e la corsa attraverso l’inglese per uno sloveno è più che riuscita. Inglese americano. Jure si cambia d’abito con destrezza da un pezzo all’altro e, con il suo stordimento punk, rianima con successo gli stati emotivi tipici dello sviluppo dei singoli brani, soprattutto delle strofe.
La band suona così spontanea e genuina che quasi esagera. Nella voglia di sembrare il più naturale e sincera possibile, infatti, alcuni pezzi lasciano la sensazione di essere fatti “a metà”. Per semplificare: parecchie canzoni hanno una struttura interessantissima, eppure la formazione le chiude già a metà del secondo minuto, o al massimo del terzo. Per esempio 3x Dead Funky Man è un pezzo concepito alla grande – ha tutto (ottimi richiami tra i motivi, contrasti che si completano), ma la band lo chiude dopo appena due minuti buoni di gioco, e questo è un peccato incredibile.
Visto che i pezzi sono ben 14 e nella vibrazione energetica non si discostano granché l’uno dall’altro, peccato che la band non ne abbia levigati alcuni in modo un filo più compiuto e rotondo, allungandoli di un minuto o un minuto e mezzo e ottenendo così 10-12 brani “vestiti a puntino”, ancora più sicuri uno accanto all’altro nella loro compattezza essenziale! Certo, questo è solo segno di ingenuità giovanile, di una smania indomita di dimostrare, e del fatto che i Dandelion Children sono una band giovane, che si tempra e matura accumulando esperienza e crescita personale. E va bene così, perché succede per vie naturali, e sarà interessante osservare in futuro questo progresso artistico del gruppo. Da album ad album.
“Stole My Bike” è, come esordio, uno sfogo riuscito per la band. Il trio di musicisti dimostra di intendersi bene e che i legami energetici tra loro funzionano in direzioni di completamento reciproco. Nel caso dei Dandelion Children è importantissimo, perché dalla vibrazione di ruvidezza garage e di immediatezza rock dell’esordio si deduce che questa è una band che mostra il suo vero valore solo sul palco. Insomma, il trio e l’album “Stole My Bike” non sopportano alcun trucco cosmetico in studio. Un altro punto a favore che si avverte è che la band ha evidentemente registrato tutto in presa diretta, al primo “take”. Di sovraincisioni non ce ne sono, o ce ne sono pochissime, praticamente impercettibili. Spesso si è conservato lo scricchiolio di qualche grattata “distratta” sulle corde (tra un riff e l’altro), tradotto dai pickup, oppure ogni tanto si riesce a cogliere perfino il ronzio degli amplificatori sullo sfondo (No Land).
Alcune idee sono capitalizzate alla grande nell’album. Lo sviluppo vagamente psichedelico di Dare Station, che in apertura allenta la natura furiosa del brano precedente In The Go, prima di riversarsi in una galoppata di rombo rock, mostra tutto il talento compositivo di questo trio giovane e promettente. Poi un pezzo come Middle Finger fa capire che la band riesce persino a far confluire certi impulsi del mestiere rock old school del power blues, impacchettato in versione garage – in questo senso forse è servita al gruppo l’esperienza di aver diviso il palco con i Radio Moscow due anni fa a Lubiana, che gli ha aperto un nuovo panorama sul regno del rock. E c’è ancora un pezzo come Baby Blues, dove la band unisce con sorprendente riuscita il concetto di punk scatenato nella parte iniziale con una psichedelia acustica nel seguito, e per giunta sgancia pure un assolo di chitarra (breve, ma quel tocco bluesy lascia intendere che la band conosce bene il concetto di melodia). Il gruppo dosa il tutto nell’album con una nota esuberante di satira autoparodica, coronata dalla presa in giro finale So We’ll Sing, con un accompagnamento nascosto di armonica.
Quello che entusiasma di più in questo album è proprio ciò che respinge in massa palati fini e spaccacapelli in quattro del suono. È un disco dove è permesso tutto ciò che può servire a mettere in primo piano l’arroganza rock ribelle e sfrenata, quella che conosce l’energia dell’album “Stole My Bike”. Quindi per tutti voi “pantofolai” che marcite davanti alla TV a farvi le seghe sull’ultima puntata de “La Fattoria” ecco il messaggio: “Stole My Bike” può stapparvi senza problemi i condotti uditivi maltrattati e ripulire importanti centri cerebrali, rimettendovi sulla retta via dell’autoguarigione! Se poi non è possibile, non c’è aiuto per voi, il che alla resa dei conti non comporta nessun danno per voi.
I Dandelion Children sono dei tipi strani e interessanti sulla scena rock slovena. Fondono con successo elementi di frastuono punk con un contenuto di connotazione power blues degli impulsi rock old school, capace di sorprendere anche una cerchia più ampia di amanti dell’energia rock sfrenata. Da chi conosce l’esordio dei multi million seller Jet, degli indipendenti The International Noise Conspiracy, dei bluesers garage Radio Moscow, fino a chi è cresciuto con i primitivi picchiatori rock tipo Grand Funk Railroad. Date un ascolto a “Stole My Bike”. L’ingenuità è bella, perché è genuina. La band impara, cresce, e succede per vie naturali. Per etichette indipendenti come Moonlee Records o FV Music, i Dandelion Children potrebbero essere molto interessanti. E Katja, per essere una ragazza, è una batterista di grande talento!
Formazione
Jure – voce, basso
Anže – chitarra
Katja – batteria
Produzione
Dandelion Children
Tracklist
1. Alliance Please
2. Sell the Can
3. 3h After… or Not
4. Prom
5. British Knightts
5. Garden Throne
6. 3x Dead Funky Man
7. In the Go
8. Dare Station
9. Middle Finger
10. No Land
11. Reform (SSD)
12. Baby Blues
13. Distorted
14. So We’ll Sing