Strength In Numbers
Autore: Aleš Podbrežnik
Artista: Calla
Etichetta: Beggars Banquet Group
Uscita: 2007
Voto: 2.5/5
Calla è il nome latino di un genere di piante da fiore che in sloveno si chiamano kačunka. Se eviti le paludi, il loro habitat naturale, le varietà ornamentali di queste piante le trovi dal fioraio. Beh, Calla è anche il nome di una band indie rock di New York, e questo resta un fatto incontestabile pure con il loro nuovo album “Strength In Numbers”. I Calla si riconoscono per quell’atmosfera marcatamente morbosa e malinconica, che poi è il loro vero marchio di fabbrica, con cui vendono la loro merce con successo.
La copia del nuovo album dei Calla che mi è finita tra le mani poco tempo fa (dietro c’è una storia curiosa sul suo viaggio nel tempo e nello spazio), generosamente imbrattata dai resti di cibo di origine ignota di una scatolina che, pur con disgusto, sono riuscito a ripulire felicemente (solo) con l’acqua, si becca finalmente il voto che si merita sulle pagine di RockLine.
Il nuovo “Strength In Numbers” segna un passo verso collage dal colore più naturale, che costruiscono insieme l’immagine sonora della band. I Calla restano comunque seducenti costruttori ipnotici di un’atmosfera psichedelica rallentata, appesa a un ricco sipario sonoro di fondo, creato unendo campionamenti elettronici e chitarra alla ricerca di suoni elementari, puliti, a metà tra l’acustico e il resto. Rispetto a “Collision” (2005) ne esce un album nel complesso un filo più morbido, ma in certi punti anche un pizzico più sottile ed emotivamente più maturo. A tratti quest’ipnosi ripetitiva dell’atmosfera, che la band mostra molto bene in brani come Stand Paralyzed o nella conclusiva Dancers In The Dust, è paragonabile perfino a certi pigroni psico indie come The Dandy Warhols. I Calla restano maestri nel creare un ambiente straordinario che, soprattutto se ascolti con l’attrezzatura giusta (le cuffie), costruisce una realtà parallela apparente di grande efficacia, capace di risucchiarti in un attimo e con cui puoi salpare verso le dimensioni irrazionali di una fantasia rigogliosa. L’iniziale Sanctify ha un’impostazione più pesante, con un tocco marcato di intensità rock, come si addice all’apertura di un disco. Stavolta, su questo album, momenti così sono una specie rara e in via di estinzione.
Non serve un dottorato per decifrare le creazioni dell’album. Tutto suona terribilmente naturale, semplice e facilissimo da conquistare. La chitarra ama usare motivi a una corda solo, quasi buffi per quanto sono semplici, che possono ricordare i loro concittadini newyorkesi Interpol, anche se nella maggior parte dei casi resta tutto ben nascosto, perché i Calla costruiscono di continuo un ricco sipario atmosferico di fondo basato sul campionamento, e accanto a questo il “tamburellare” della chitarra in momenti simili risulta inferiore. La voce al primo ascolto suona come un lamento confessionale e pieno di autocommiserazione, con un approccio volutamente rilassato e da mattina dopo il fumo, un canto sottile per cui si consuma appena un briciolo di energia in più di quella che servono ai polmoni per un singolo ciclo inspira-espira. I Calla riescono a trovarsi una nicchia tutta loro, molto particolare e magnetica, e proprio questo approccio vocale è uno degli attributi principali con cui la band la esplora. In Sleep In Splendour, ballata sognante, questa ricerca del suono elementare della band brilla in modo particolare, e poi trova ulteriore conferma nelle ninne nanne efficaci come Rise e, nella seconda parte del disco, nella sequenza di Malo, Malicious Manner o A Shure Shot. Solo Le Gusta el Fuego, su “Strength In Numbers”, un album che nel complesso prima o poi disarma l’ascoltatore con l’effetto di un calmante, porta nella seconda metà una vera rivelazione rock, che al posto di Sanctify avrebbe potuto aprire il disco.
L’unico vero neo è la durata eccessiva dell’album e il troppo numero di brani. L’ambiente dei Calla è tracciato con chiarezza, ma resta sempre lo stesso. Anche la struttura dei pezzi segue diligente lo schema Calla ormai fissato. Il tutto fa sì che ci si stufi molto in fretta, a meno che tu non sia un maniaco ossessionato dal sorseggiare questo clima cupo e funereo creato dalla band, con cui sembra così convincentemente rassegnata al destino e avvolta nei veli funebri di un lutto eterno. “Strength In Numbers” è un album nuovo, fresco, diverso e più maturo di “Collision”. Ma non ascoltarlo quando il cielo è nuvoloso, se no ti viene voglia di farla finita.
Formazione
Aurelio Valle – voce, chitarra, tastiere, campionamenti
Peter Gannon – basso, chitarra, tastiere, campionamenti
Wayne B. MaGruder – batteria, campionamenti, programmazione
Produzione
Calla
Tracklist
1. Sanctify
2. Defences Down
3. Sylvia’s Song
4. Sleep In Splendour
5. Rise
6. Stand Paralyzed
7. Bronson
8. Malo
9. Malicious Manner
10. A Sure Shot
11. La Gusta El Fuego
12. Simone
13. Dancers In The Dust
Durata dell’album: 53.13