Studio Tan
Autore: Peter Podbrežnik
Artista: Zappa, Frank
Etichetta: Rykodisc Records
Uscita: year
Durata: 39:18
Voto: 5/5
Alla fine degli anni ’70 Frank stava combattendo una battaglia furibonda con la Warner Bros, che cercava in ogni modo di fregarlo sulla libertà artistica. Per quel compositore geniale e indomabile, che ogni volta che poteva prendeva in giro la burocrazia e tutte le assurdità della società, la libertà artistica stava da sempre in cima alla scala dei valori. Per questo non voleva assolutamente cedere alle loro richieste.
Anche se aveva rotto il contratto con la Warner Bros piuttosto in fretta, già dopo l’uscita dell’ottimo “Zoot Allures”” (1976), era comunque obbligato a consegnare loro altri quattro dischi. Alla fine Frank era intenzionato a dar loro anche più di quanto si aspettassero. Oltre al doppio live “Zappa In New York” (1977), propose e fece ascoltare le registrazioni che sarebbero poi uscite sui dischi “Studio Tan”, “Sleep Dirt” (1979) e “Orchestral Favourites” (1979).
Dopo aver ascoltato i nastri, i calcolatori al vertice dell’etichetta storsero il naso, sostenendo che quello che aveva registrato non rispondeva ai loro desideri. Perciò si rifiutarono di rimborsargli le spese di produzione. Frank reagì decidendo di pubblicare il materiale, nato originariamente per tre dischi distinti, come un quadruplo (all’inizio addirittura quintuplo) album intitolato “Läther”, e per di più con la sua etichetta indipendente. La Warner Bros reagì con furia e gli impedì di far uscire “Läther”, dopo che lui l’aveva già trasmesso (per intero!) in una stazione radio. Alla fine i responsabili della Warner Bors dovettero rassegnarsi alle idee originarie di Frank e pubblicare le registrazioni come tre dischi separati. Però si vendicarono facendoli uscire tutti e tre in stile “hojladri”; senza i crediti dei singoli musicisti e con le copertine di Gary Panter, che Frank non aveva approvato (anche se, nonostante tutto, gli piacevano). “Läther” è uscito nella sua forma originale, su tre CD e con le registrazioni originali, solo nel 1996 (postumo).
“Studio Tan” è il primo dei sottoprodotti di “Läther” e, come si è visto, anche il migliore. Non solo perché quasi tutti i brani vengono dalle registrazioni originali di “Läther”, ma anche per la qualità del materiale scelto. Offre un ricco collage di stili diversi, con l’accento sul jazz rock fusion nello spirito di album leggendari come “Hot Rats” (1969), “Waka/Jawaka” (1972) e “The Grand Wazoo”” (1973), ma c’è tanto spazio anche per rock sperimentale d’avanguardia, rock progressivo e hard rock. Ognuno dei quattro pezzi del disco mostra uno dei tanti, imprevedibili volti musicali dell’artista.
La squadra di musicisti coinvolti in questo disco è enorme persino per gli standard di Frank e raggiunge le dimensioni di una vera orchestra. Cito solo i nomi più prestigiosi: la leggenda britannica multistrumentista Eddie Jobson (ex-Curved Air, Roxy Music, UK, Jethro Tull) alle tastiere, per cui fu la prima e ultima collaborazione in studio con Frank, Bruce Fowler al trombone, Chester Thompson (ex-Weather Report, versione live dei Genesis) alla batteria, Don Brewer (Grand Funk Railroad) alle percussioni, Malcolm McNab alla tromba e il collaboratore di lungo corso George Duke alle tastiere.
Il pezzo centrale del disco è l’apertura, un’epica burlesque di satira sociale lunga più di 22 minuti: “The Adventures Of Greggery Peccary”. In sostanza è una parodia delle rock opera e un formato esteso di storia recitata, nello stesso stile che Frank aveva presentato per la prima volta in “Billy The Mountain” (“Just Another Band From L.A.”, 1972). Per questo poema burlesco Frank ha messo in campo un numero enorme di musicisti, che seguendo le sue indicazioni hanno fornito perlopiù arrangiamenti d’avanguardia di impronta classicheggiante.
Questi formano i singoli motivi che ricorrono lungo la storia raccontata. Quest’ultima si potrebbe definire una specie di radiodramma, ma potrebbe anche essere la base per un cartone animato satirico con un maiale come protagonista. La storia la porta avanti Frank nel ruolo di narratore e protagonista principale (con un effetto speciale che deforma la sua voce fino a renderla irriconoscibile e la trasforma in uno squittio). In primo piano ci sono sempre l’umorismo assurdo e la satira politica che solo Zappa sa fare. Il riassunto della storia suona più o meno così:
Greggery Peccary è un piccolo pecari (il suo nome è una parodia più che evidente dell’attore Gregory Peck, ma anche di papa Gregorio XIII, da cui prende il nome il calendario gregoriano). Greggery è uno della grande popolazione di pecari che vive nella zona tra il Texas e il Paraguay. I pecari si riconoscono dal fatto che hanno una macchia bianca sul pelo, attorno al collo. Greggery, però, viene da una specie del tutto nuova, allevata artificialmente. Per questo porta una cravatta attorno al collo e sotto il mantello, cosa che tra i suoi coetanei lo rende ancora più importante. Greggery è l’orgoglioso proprietario di un Volkswagen rosso. Lavora in una zona della città sotto il controllo di una potente corporation chiamata Big Swifty and Associtates, Trend Mongers (“Big Swifty” era uno dei brani dell’album “Waka/Jawaka”). Come suggerisce già il nome, l’azienda si impegna a imporre in tutto il mondo le ultime tendenze, rappresentate dai suoi prodotti.
Greggery gode di grande stima tra i colleghi. Diventa ancora più popolare in azienda quando inventa un nuovo calendario. Dovrebbe diventare la nuova tendenza obbligatoria per tutti gli abitanti. Una volta introdotto, il calendario scatena un caos incredibile, perché permette alla gente (cioè ai pecari) di contare il tempo, scoprire quanti anni ha e fare progetti per il futuro. La loro vita diventa molto più meccanica.
Una banda di giovani vandali (nelle visioni artistiche grottesche di Gary Panter raffigurati come una specie di topi cattivi) si vendica di Greggery attaccandolo mentre lascia l’ufficio per tornare a casa. I vandali ce l’hanno con lui perché ora si rendono conto di invecchiare. Greggery, dopo un inseguimento, scappa per un soffio con la sua auto e si nasconde in una grotta che si trova sotto la montagna lì vicino. Col tempo i vandali si stancano di dargli la caccia e preferiscono dedicarsi a orge e abbuffate collettive.
La grotta in cui Greggery si è rifugiato, però, non è una semplice grotta sotto una montagna, ma la bocca di Billy The Mountain (vecchia conoscenza dell’album live “Just Another Band From L.A.”). Billy con la sua risata fa rotolare i massi e solleva una polvere che produce nuvole marroni. Queste nuvole marroni stuzzicano la curiosità di Greggery. Così chiama al telefono cellulare un amico filosofo perché gli spieghi il fenomeno delle nuvole marroni. Non avendo una vera spiegazione, va da una persona di nome Quentin Robert DeNameland. È il più grande filosofo vivente dell’epoca di Greggery. Ma anche le spiegazioni di DeNameland sono troppo astratte perché il piccolo Greggery possa capirle. Così la storia si chiude con lui che, insoddisfatto, continua a stupirsi del fenomeno delle nuvole marroni.
Nonostante l’assurdità, “Greggery Peccary” è una delle satire sociali più riuscite e più simpatiche di Frank, che prende di mira l’immobilismo della società e il turbo-capitalismo aziendale. Il protagonista, la cui voce ricorda parecchio Porky Pig, non è difficile da immaginare, così come tutte le situazioni comiche che si susseguono nella storia. Frank avrebbe potuto usare il pezzo senza problemi in uno dei suoi cartoni animati d’avanguardia, e non dubito che sarebbe stato un grande successo dell’underground audiovisivo. Anche gli arrangiamenti classicheggianti e d’avanguardia dell'”orchestra” di Frank sono eccellenti e arrivano al posto giusto nel momento giusto.
Anche se non hanno la benedizione di Frank, pure le illustrazioni di Panter, che raffigurano il topo cattivo e la quotidianità di Greggery (sul retro e all’interno del disco), si inseriscono alla perfezione nella storia. Già solo questa epica burlona di satira sociale vale un dieci pieno, ma il disco resta ottimo anche dopo.
Il grande salto di stile arriva già con lo strumentale fenomenale “Revised Music For Guitar And Low-Budget Orchestra”. Dopo le note introduttive leggere, che per stile sono ciò che più si avvicina a una specie di smooth jazz, arriva un salto improvviso in una sezione jazz rock fusion infuocata e sperimentale, dove regna sovrano il fenomenale assolo di chitarra di Frank . I passaggi improvvisi tra i vari arrangiamenti sinfonici conditi d’avanguardia e le combinazioni nella sezione ritmica (Chester Thompson alla batteria di nuovo nei panni del mago) sono da leccarsi i baffi. L’accompagnamento di ottoni e archi si sposa alla perfezione con i passaggi da favola della chitarra di Frank. I singoli motivi sono scritti in modo molto divertente e umoristico e starebbero benissimo in un cartone psichedelico.
“Let Me Take You To The Beach” è puro surf rock che incontra funk e jazz rock fusion in una presa in giro, ma una presa in giro eccellente, che parodizza la cultura adolescenziale californiana. Questa burlesque ritmicamente iper-groovosa piacerà a tutti quelli che non condividono le fantasie sulla superiorità della “cultura” americana. Nelle armonie vocali volutamente stonate, dove si sente anche lo yodel di Jobson, si nasconde la punta acuminata della satira. E c’è anche l’accompagnamento, per Frank piuttosto frequente, se non quasi un marchio di fabbrica, di percussioni varie a base di vibrafono (ottima la prova di Don Brewer ai bonghi).
La favola strumentale jazz rock fusion che chiude il disco, “RDNZL”, che ancora una volta contiene una vera e propria orchestra in miniatura, è sia sul piano tecnico sia su quello compositivo di sicuro il pezzo migliore dell’album. Qui Frank si conferma un chitarrista da mozzare il fiato: il suo stile del tutto unico e all’apparenza nonchalant, fatto di variazioni di ogni tipo e di assoli spiritosissimi, porta in modo straordinario l’intera composizione attraverso un mare di motivi e stili musicali diversi. Qui elementi di rock progressivo, jazz rock fusion e hard rock vanno a braccetto. Senza la stupefacente vivacità ritmica che regna lungo tutta la composizione non ci sarebbe stato un altro classico di Zappa. Intanto, la bravura di Duke al pianoforte e la virtuosità della storica collaboratrice Ruth Underwood su un primo tipo di sintetizzatore bisogna sentirle per credere a cosa fossero capaci (e lo sono ancora) questi due maestri della musica. Frank ha sempre ingaggiato solo il meglio del meglio.
“Studio Tan” è uno di quei capolavori di Frank, un po’ trascurati all’epoca dell’uscita, che ancora oggi non smettono di entusiasmare per originalità, virtuosismo, acrobazie da brivido, cuore e un umorismo che nel mondo della musica non ha pari (e non lo avrà mai). A dirla tutta sulla qualità di questo disco basta dire che è una vera prelibatezza per chiunque ami “Hot Rats” e gli altri capolavori di matrice jazz rock fusion. Con creazioni quasi rivoluzionarie come “The Adventures Of Greggery Peccery” Frank ha confermato di essere stato da sempre un maestro ineguagliabile della satira socio-politica e dell’assurdo, che con il suo intelletto penetrante colpiva esattamente dove stavano le macchie scure del carattere umano. Di sicuro la parte migliore di quello che avrebbe dovuto uscire (e che poi è uscito, con versioni perlopiù diverse dei brani) come l’ambizioso progetto “Läther”.
Formazione
Frank Zappa – voce, chitarra, percussioni
George Duke – tastiere
John Berkman – pianoforte
Michael Zearott – direttore d’orchestra
Pamela Goldsmith – viola
Murray Adler – violino
Sheldon Sanov – violino
Jerry Kessler – violoncello
Edward Meares – basso
Bruce Fowler – trombone
Don Waldrop – trombone
Jock Ellis – trombone
Dana Hughes – trombone basso
Earle Dumler – oboe
JoAnn Caldwell – McNab fagotto
Mike Altschul – flauto
Graham Young – tromba
Jay Daversa – tromba
Malcolm McNab – tromba
Ray Reed – flauto
Victor Morosco – sassofono
John Rotella – fiati
Alan Estes – percussioni
Emil Richards – percussioni
Tom Fowler – basso
Chester Thompson – batteria
Davey Moire – voce
Eddie Jobson – tastiere, yodel
Max Bennett – basso
Paul Humphrey – batteria
Don Brewer – bonghi
James “Bird Legs” Youmans – basso
Ruth Underwood – percussioni, sintetizzatore
Produzione
Frank Zappa
Tracklist
1.) The Adventures of Greggery Peccary
2.) Revised Music for Guitar and Low-Budget Orchestra
3.) Lemme Take You to the Beach
4.) RDNZL