Styx
Autore: Peter Podbrežnik
Artista: Styx
Etichetta: Wooden Nickel Records
Uscita: 1972
Durata: 33:46
Voto: 3.5/5
Oggi i campioni americani dell’arena rock Styx vengono ricordati, un po’ superficialmente, soprattutto come una di quelle band leggendarie su cui gli americani, ai bei tempi, si fiondavano come mosche sul miele, mentre in Europa non hanno mai raccolto un successo commerciale granché ampio, e la notorietà che ne consegue. Il leggendario quintetto, che ha messo in fila quattro album in studio multi-platino e a cavallo tra i Settanta e gli Ottanta dominava le vette delle classifiche, ancora oggi può comunque fregiarsi del titolo di una delle band rock americane più talentuose e innovative di sempre. La loro fusione di progressive e hard rock, per l’epoca particolarmente avanzata, condita con arrangiamenti sinfonici pomposi, frasi di chitarra croccanti e epiche armonie vocali, sarebbe poi stata decisiva per la nascita dell’arena rock.
Questa band di Chicago, che ha preso il nome dal più grande fiume dell’oltretomba della mitologia greca antica, ha infatti iniziato la sua lunga carriera, segnata da molti alti e anche da qualche caduta, come uno dei primi gruppi progressive rock americani nel vero senso del termine. Oltre ai Kansas, sono stati anche gli unici progster americani capaci di tirarsi fuori dal mare della mediocrità e di toccare le stelle del successo commerciale, ma questo è successo quando ormai si erano trasformati in arena rocker.
Quando uscì l’omonimo esordio, la band era formata dai fratelli gemelli Chuck e John Panozzo, rispettivamente al basso e alla batteria, dal tastierista/cantante Dennis DeYoung e dai chitarristi/cantanti James Young e John Curulewski. Sul disco si sente chiaramente che gli Styx avevano già imparato molto dai modelli del progressive e dell’hard rock europeo, con in testa Emerson, Lake & Palmer, Deep Purple e Uriah Heep. Tutti e tre i cantanti adoravano le armonie vocali a più voci, mentre un posto importante nel loro sound lo occupavano anche i riff di chitarra decisi e le magie di DeYoung all’organo. L’intesa tra i due fratelli garantiva una sezione ritmica potente e solida. Ed erano le differenti tonalità vocali dei singoli cantanti a dare agli Styx quel marchio di dinamicità fuori dal comune. I testi semplici, invece, sono sempre stati più o meno il loro punto debole, visto che preferivano raccontare storie d’amore e impressioni dalle feste del sabato sera (che americanata). I concept fantasy sarebbero arrivati solo un po’ più tardi.
»Styx« è impostato in modo molto ambizioso, anche se la band era ancora in cerca di un suono riconoscibile, come dimostra già l’apertura prog rock da oltre 13 minuti, »Movement for the Common Man«, divisa in ben quattro sezioni diverse. Nella terza parte, »Fanfare for the Common Man«, c’è un arrangiamento sinfonico scritto in origine dal compositore di musica classica Aaron Copland. Va detto che gli Styx si sono presi questa libertà cinque anni prima degli ELP e della loro versione del celebre classico. Questa imponente impresa art rock è segnata dall’intrecciarsi di motivi temporali diversissimi e dalla fusione di sinfonico e hard rock, con armonie vocali in primo piano nel ritornello principale. Già qui si sente chiaramente il loro spiccato senso per le melodie epiche, per il pomp d’atmosfera e per il teatro, che in futuro sarebbe solo cresciuto.
La sonnacchiosa »Right Away«, in cui l’iniziativa al microfono passa a James Young, è un misto di blues e funk dalla melodia semplice, con armonie vocali corali nel ritornello. Molto più interessante risulta l’epica »What Has Come Between Us«, che si apre come un hard rock dinamico con un motivetto di piano paranoico, per poi trasformarsi in rock sinfonico con un arrangiamento melodrammatico, sacrale, e imponenti armonie a più voci. Qui si potrebbe già parlare del prototipo del tipico, riconoscibile linguaggio sonoro degli Styx. Il loro primo singolo, »Best Thing«, è riuscito ad arrivare solo in coda alle classifiche americane di allora, il che è lontanissimo dai successi commerciali successivi. In un certo senso è un peccato che non abbia avuto più visibilità, perché è un pezzo molto buono, segnato da una linea d’organo dinamica, da armonie vocali iridescenti, da frasi di chitarra pesantemente rock e da passaggi ritmici costruiti con arguzia. Per tutto l’album, del resto, non mancano succulenti assoli di chitarra di entrambi i chitarristi e le magie soliste di DeYoung all’organo e al sintetizzatore.
L’energica »Quick As the Beat of My Heart« è segnata da una generosa fusione di funk e hard rock, sopra cui veglia l’ottima prova vocale di Young. Le frasi di chitarra potenti scorrono dinamiche attraverso ramificati passaggi d’organo. L’ibrido finale tra art e hard rock »After You Leave Me«, anch’esso lubrificato da melodiche armonie a più voci, strizza un po’ l’occhio alle creazioni dei Deep Purple dell’era Coverdale/Hughes, il che vuol dire un altro pezzo sorprendentemente innovativo.
»Styx«, nonostante si avvertisse parecchia irruenza da esordienti, è stato un primo album solido per questa leggendaria band di Chicago, che nel prosieguo della carriera avrebbe affinato sempre di più il suo talento per gli inni epici e le power ballad. Nel 1972 gli Styx erano i favoriti indiscussi della scena prog rock americana, per il resto piuttosto oscura, e, insieme a Blue Öyster Cult e Kansas, gli altri novellini innovativi della scena, una delle poche band dal suono ‘europeo’, anche se la parte del leone nei loro testi era tipicamente americana.
Formazione
John Curulewski – chitarra, voce ed elettronica
Dennis DeYoung – organo, piano, sintetizzatore e voce
Chuck Panozzo – bassoJohn Panozzo – batteria e percussioni
James Young – chitarra, chitarra acustica e voce
Produzione
John Ryan e Bill Traut
Tracklist
- Movement for the Common Man
- Right Away
- What Has Come Between Us
- Best Thing
- Quick Is the Beat of My Heart
- After You Leave Me