Tesla : Mechanical Resonance Live

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Etichetta: Frontiers Music Srl.
Data di uscita: 26.08.2016
Produzione: Tesla
Durata dell’album: 59.24 min
Genere: Hard Rock


Sono passati trentacinque begli anni dagli inizi della band hard rock con il nome più strano di tutti i tempi (contando anche gli anni dei City Kid). Parliamo dei Tesla, i celebri hard rocker di Sacramento, che in questo momento sono impegnati in un nuovo, lungo tour, dove se non (di nuovo) negli USA, in compagnia degli amici Def Leppard (e dei REO Speedwagon). Per i Tesla il 2016 è speciale anche per un altro motivo: sono infatti trent’anni dall’uscita del loro debutto in studio, intitolato a uno dei celebri esperimenti dell’inventore della corrente elettrica alternata, Nikola Tesla. Stiamo parlando di «Mechanical Resonance», considerato oggi uno dei migliori esordi dell’intera era del rock’n’roll.

La band, che fino ad oggi ha venduto oltre 25 milioni di copie dei suoi album, per celebrare il trentesimo compleanno di «Mechanical Resonance» ha deciso di suonare l’intero disco dal vivo, dalla testa ai piedi. Dall’inizio alla fine. Ma non nell’ordine in cui lo conosciamo su disco: per questa esibizione i Tesla hanno rimescolato i pezzi, per sfruttare meglio l’album e ottenere più effetto con l’atmosfera del concerto. Così ad aprire lo show non c’è Ez Come Ez Go, ma la scatenata Rock Me To the Top, che si rivela un ottimo catalizzatore d’apertura. Subito porta l’atmosfera del concerto al punto di ebollizione. E i Tesla tengono il pubblico a questo livello di tensione e intensità fino all’ultima nota e all’ultimo colpo di batteria, quando a chiudere il documento live sono i due grandi hit di «Mechanical Resonance», cioè Lil’ Suzie e, naturalmente, Modern Day Cowboy. Non ci si poteva aspettare un approccio diverso.

I Tesla sono musicisti scafati, con un chilometraggio live fuori dal comune. Anche sull’esecuzione del materiale in questo documento non c’è proprio nulla da ridire. Dal punto di vista dell’esecuzione l’album suona incredibilmente coeso e, per il voltaggio energetico che i Tesla sviluppano oggi, ancora estremamente compatto. L’intesa tra i costruttori del suono, con la voce inconfondibile e dal marchio inimitabile dell’unico frontman Jeff Keith al centro dell’attenzione, sembra intessuta di granito a prova di proiettile. Prima di Ez Come Ez Go Jeff saluta il pubblico, e da quel saluto non è difficile capire che siamo nel bel mezzo di un concerto a Salt Lake City (stato americano dello Utah). La sezione ritmica scava con una dedizione estrema, costruendo il telaio dell’intero suono live, mentre le chitarre di Hannon e Rude convivono in un’intesa sensuale e continua, creando un muro sonoro massiccio grazie a un incastro incredibile. Le due chitarre sviluppano un suono rock spiccatamente grasso.

Anche se magari i più pignoli avrebbero voluto l’intero show di due ore dei Tesla su questo nuovo documento live, vale la pena sottolineare che una scaletta più bella di questa difficilmente si potrebbe desiderare, a meno che i Tesla (utopia!) non suonassero, dopo questo album, per intero anche il suo successore «The Great Radio Controversy». Per la band la scelta di riproporre i brani del disco d’esordio, che da anni non trovavano posto nei repertori live regolari dei Tesla, è stata una sorta di sfida speciale. Rivivere di nuovo gli anni dell’innocenza e delle grandi speranze, e allo stesso tempo mettere alla prova come funzionano quegli stessi pezzi anche dopo trent’anni sui palchi. La ruggine non riesce proprio ad attaccarsi a un album composto in modo così impeccabile, ed è superfluo stare a discutere sul fatto che «Mechanical Resonance» oggi sia uno di quei classici hard rock senza tempo, sempreverdi, che devono stare nella collezione di ogni casa che scommette su un po’ di buon rock’n’roll.

Nel mix del suono dà un po’ fastidio l’aggiustamento volontario del volume delle voci di Keith, che di conseguenza ogni tanto saltano troppo in primo piano. Il primo caso lo incontriamo in Gettin’ Better, e poi più avanti in Before My Eyes.

Ah, e perché questo documento fosse ancora più appetibile (in vista dell’acquisto), i Tesla ci hanno infilato un pezzo completamente nuovo, intitolato Save That Goodness, scritto per intero per i Tesla dal chitarrista dei Def Leppard Phil Collen, l’uomo che oltre a scriverlo si è occupato anche della produzione del brano. Parliamo di un pezzo solido, ma niente di speciale, perché i Tesla sanno fare molto meglio! La mossa porta un sacco di divertimento a tutti i coinvolti, soprattutto a Collen, che compare anche nel video musicale del brano. Si incastrerebbe al meglio nell’ultimo album dei Tesla, «Simplicity», anche se in realtà meglio su nessuno. Ha un tocco di southern rock e country, che si sposa bene con la posa artistica della band.

Insomma. «Mechanical Resonance Live» è un documento live davvero bello, con cui i Tesla dimostrano di mantenere una forma live straordinaria e una grande concentrazione esecutiva anche nella maturità della loro carriera. Anche la voce un po’ logora di Keith, che gli si è attaccata addosso negli anni, stavolta non salta affatto all’occhio: l’uomo supera con grande eleganza tutti gli ostacoli esecutivi del debutto in studio. In più è bellissimo scoprire quanto funzionino alla grande i singoli brani di questo album. Penso soprattutto alla drammatica Before My Eyes o a We’re No Good Together. Nessuna delle due è infatti un tipico schiacciasassi hard rock. Forse proprio per questo, visto che sono i gioielli trascurati di «Mechanical Resonance».  

Dalla risonanza meccanica alla rinascita meccanica!

autore: Aleš Podbrežnik
voto: 8.5 / 10


Tesla – Save That Goodness (video ufficiale)

Tracklist:
01. Rock Me to the Top
02. Ez Come Ez Go
03. Gettin’ Better
04. Comin’ Atcha Live
05. Changes
06. Before My Eyes
07. 2 Late 4 Love
08. We’re No Good Together
09. Love Me
10. Cover Queen
11. Lil’ Suzie
12. Modern Day Cowboy
13. Save That Goodness (bonus track)

Formazione:
Jeff Keith – voce
Frank Hannon – chitarra, voce di accompagnamento, pianoforte, basso
Dave Rude – chitarra, voce di accompagnamento, basso
Brian Wheat – basso, voce di accompagnamento, pianoforte
Troy Luccketta – batteria, percussioni

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