Testament: Dark Roots of Earth

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Etichetta: Nuclear Blast Records
Data di uscita: 27/7/2012
Produttore: Andy Sneap
Durata dell’album: 50.48 min
Genere: Thrash Metal
Voto: 9,0/10


Se c’è mai stata una grande ingiustizia nella musica, è che i Testament siano sempre rimasti all’ombra dei Big Four del thrash. E questo nonostante abbiano pubblicato i primi pezzi (ancora come Legacy, d’accordo) già nel 1985, cavalcando così l’onda alta della prima ondata thrash metal. Che con album come The Legacy, The New Order e Practice What You Preach abbiano creato dei classici assoluti del genere lo capiscono pure i sordi, ma il fatto ancora più grosso a favore dei Testament come veri re del thrash è che non hanno mai smesso di suonare, nemmeno negli turbolenti anni Novanta (si sono fermati per un po’ solo quando Chuck Billy si è ammalato di cancro). Anzi: mentre i Big Four perdevano mordente, i Testament hanno accelerato ancora il loro sound, l’hanno reso più brutale e ci hanno infilato perfino elementi di death metal, sfornando un’altra tripletta di album devastanti – Low, Demonic e The Gathering – che nel generale letargo del thrash metal sono rimasti ingiustamente sotto il radar.

Era il 2006/2007, il thrash viveva la sua rinascita, erano tornate praticamente tutte le band che si erano sciolte a fine anni Ottanta/inizio Novanta (Forbidden, Laaz Rockit, Sacred Reich e un sacco di altre, e sul carro del thrash era saltata ovviamente anche la Metallica), e i Testament hanno annunciato il loro maestoso ritorno in studio con l’ottimo The Formation of Damnation, per il quale c’erano voluti ben nove anni di attesa. Il suo successore, per fortuna, è arrivato dopo soli quattro anni, e ora abbiamo davanti il disco thrash dell’anno: Dark Roots of Earth!

Qui i Testament mettono insieme solo il meglio: due mondi si scontrano e ne creano uno nuovo, ancora migliore. Mai prima d’ora i Testament avevano fuso in modo così perfetto il thrash vecchia scuola con il sound aggressivo, quasi death metal, dei dischi degli anni Novanta. La prova è già l’opener bomba Rise Up, in cui, sulle ali del feeling classico di The New Order, ci trascina la macchina da riff Eric Peterson, che dopo quasi trent’anni non mostra il minimo segno di cedimento: le sue linee di chitarra suonano ancora fresche, incisive e varie. Gran parte del merito va anche alla produzione di Andy Sneap, che calcia con tutti e quattro gli arti, mentre l’energia sfrenata di un toro impazzito schizza fuori dal disco a ogni passo. Sneap ha fatto di nuovo un lavoro fantastico sul suono: cristallino, chitarre chiare, nitide e taglienti, batteria dinamica e devastante il giusto, e la voce di Billy davanti a tutto, come si addice al capo tribù. Purtroppo anche stavolta Andy si è tenuto la sua unica pecca: le linee di basso di Greg Christian sono sepolte sotto il muro di chitarre, il che è un vero peccato, visto che il suono del suo basso è sempre stato (insieme ai riff di Peterson e agli assoli di Skolnick, ovviamente) un marchio di fabbrica dei Testament. Stavolta a galla riemergono solo il rimbombo in Rise Up, un breve assolo in A Day in the Death e un basso un po’ più marcato in Last Stand For Independence. Ed è anche l’unico difetto di Dark Roots of the Earth, perché per tutto il resto si può parlare solo di superlativi. Gli assoli di Alex Skolnick sono di nuovo fluidi, tecnicamente superiori, epicamente lunghi e condotti da maestro, per non parlare di melodie e armonie da pelle d’oca. Skolnick dimostra di non essere un chitarrista qualunque: al solo sentire il suo nome, anche chitarristi del calibro di Wayne si mettono in ginocchio. Uno degli esempi più belli è proprio il singolo del disco, il grido ribelle di Billy Native Blood (ennesima dedica alle sue radici indiane), un inno epico e aggressivo alla rivolta, che viene completamente rubato dalla fenomenale prova vocale di Chuck (be’, oltre che dai blast beat di Hoglan durante il ritornello, che al primo ascolto magari suonano un po’ goffi, ma a ogni riascolto si fondono alla perfezione con il pezzo). Gente, Chuck Billy ha battuto il cancro meno di dieci anni fa e suona come una macchina ruggente, senza dare l’impressione di avere alle spalle quasi trent’anni di urla thrash! Stavolta la voce è davvero varia e dinamica, e Billy sfodera tutte le sue abilità sbalorditive: dal vocal thrash alla The Legacy e Practice What You Preach, al growl brutale (che fa il culo a tre quarti dei cantanti cookie monster) a cui ci aveva abituati con Demonic, fino all’interpretazione cristallina e delicata, da brividi, della ballad Cold Embrace. Sì, i Testament tornano a cimentarsi in una ballad dopo il 1994 (Trail of Tears da Low), una storia d’amore vampiresca che Chuck Billy ha descritto come qualcosa che starebbe bene nella trilogia di Twilight. Be’, Chuck ha sbagliato completamente bersaglio: davanti a una ballad tragicamente inquietante, con un’atmosfera crescente e un’immagine geniale e cupa, i vampirelli di quella stupida trilogia per teenager non brillerebbero al sole, ma ci brucerebbero in un grande rogo. Questa semi-ballad di quasi otto minuti è uno dei pezzi migliori del disco, e si distingue per il fantastico intreccio delle linee di chitarra di Skolnick e Peterson: quest’ultimo imbraccia la chitarra acustica, mentre Skolnick con le sue armonie da brividi descrive fedelmente l’inesauribile desiderio di sole della giovane vampira. Un desiderio che ovviamente cade nel vuoto, cosa che non si può dire della voce esplosiva di Billy, che raggiunge il culmine in un ritornello eccezionale. Ma i Testament non finiscono qui con le sorprese, perché due dei pezzi migliori dell’album li lasciano proprio alla fine: Throne of Thorns, un’epopea di sette minuti, il vertice compositivo del disco, pieno di riff mozzafiato che Alex ed Eric si palleggiano, pesanti e imponenti come i cingoli di un bulldozer. Un’ora atomica: Gene Hoglan, con una prova di batteria brillante, dimostra ancora una volta di essere semplicemente uno dei più grandi, si è fuso con i Testament ancora meglio che su Demonic e, anche se ha suonato la maggior parte del materiale seguendo le indicazioni di Eric (da cui i blast beat in Native Blood e True American Hate, un’influenza che Peterson ha senza dubbio portato dal suo progetto black metal Dragonlord), il lavoro di Hoglan merita solo i massimi elogi.

Sul disco extra incluso nell’edizione deluxe i Testament buttano nel loro frullatore tre cover, dando loro un forte spirito Testament e un marchio tutto loro. Funzionano alla grande soprattutto la thrashizzata Dragon Attack (Queen) e il classico degli Iron Maiden Powerslave, a cui Skolnick aggiunge con rispetto qualche suo tocco. Un po’ più goffa risulta la hit degli Scorpions Animal Magnetism, ma i ragazzi poi ci fanno accomodare di nuovo sul trono di spine e scatenano dalle gabbie cani rabbiosi che ci sbranano, come ci sbranano i riff della versione estesa di Throne of Thorns.

Con Dark Roots of Earth i Testament hanno fatto un’impresa incredibile: hanno superato il predecessore The Formation of Damnation. I leggendari americani sul nuovo disco offrono solo il meglio, le follie chitarristiche di uno dei migliori duo di chitarre in circolazione, Skolnick/Peterson, non sembrano avere fine, Chuck Billy suona meglio che mai, e a chiudere il tutto in modo fenomenale ci pensa la bombastica coppia Hoglan-Christian. Dark Roots of Earth è ciò che è fallito praticamente a tutte le band thrash: mantenere lo spirito della vecchia scuola, restare fedeli alle proprie (oscure) radici e allo stesso tempo suonare freschi, convincenti e possenti. Dark Roots of the Earth è senza dubbio uno dei candidati più forti a disco dell’anno, e senza dubbio quest’anno dal thrash non ci si può aspettare nulla che superi questa bestia. Altro che Big Four (con Dave Mustaine a piangere tra le braccia di Lars Ulrich): i veri re del thrash metal sono e restano i Testament!

Autore: Rok Klemše

Tracklist:
1. Rise Up
2. Native Blood
3. Dark Roots of Earth
4. True American Hate
5. A Day in the Death
6. Cold Embrace
7. Man Kills Mankind
8. Throne of Thorns
9. Last Stand For Independence
10. Dragon Attack (Queen) *
11. Animal Magnetism (Scorpions) *
12. Powerslave (Iron Maiden) *
13. Throne of Thorns (versione estesa) *

 * solo nell’edizione deluxe CD/DVD

Formazione:
Chuck Billy – voce
Alex Skolnick – chitarra
Eric Peterson – chitarra
Greg Christian – basso
Gene Hoglan – batteria

OSPITI:
Chris Adler – batteria


Testament – Native Blood (video ufficiale)
Testament – True American Hate (lyric video ufficiale)
Testament – Dark Roots of Earth (copertina)
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