The Best of Smuggled / Najboukše prešvercano
Autore: Aleš Podbrežnik
Artista: Kontrabant
Etichetta: Autoproduzione
Uscita: 2016
Durata: 63:08
Voto: 4/5
Che in Prekmurje siano tutti nati per fare i musicisti, e pure bravi (!!!), non è più una novità. I Kontrabant sono una formazione longeva di quelle parti, che in tutti questi anni è passata per diverse incarnazioni, alti e bassi, ma si è sempre rialzata uscendo da ogni prova ancora più forte, più a fuoco e più devota alla propria fede.
Il nuovo documento che ci offrono i Kontrabant è in realtà una specie di compilation. Dentro ci sono diciassette brani della band, riarrangiati e risuonati da capo, usciti sui suoi album tra il 1996 e il 2013. Il gruppo esiste ufficialmente dal 1994, e il motore principale, visionario e creativo resta Bela Szomi Kralj. Il primo concerto i Kontrabant lo hanno suonato il 03.09.1994 al locale Pod Skalo a Caporetto, paese che l’autore di questa recensione attraversa regolarmente nei weekend diretti all’estremo ovest sloveno.
Okay. La cosa si chiama »il meglio del contrabbando« o, più precisamente, »The Best of Smuggled / Najboukše prešvercano«. La band ha dunque scelto il meglio del meglio, è entrata in studio e, in stile live, ha re-inciso proprio lì una selezione di pezzi pescati dal cosiddetto repertorio classico della sua carriera. Nella nuova incarnazione della formazione. Una buona ora di musica appena registrata che restituisce l’energia attuale, lo spirito e la vibrazione espressiva della line-up che oggi rappresenta i Kontrabant. Una mossa sempre graditissima, anche se resta da chiedersi quante band slovene possano permettersela, visto che le spalle finanziarie di molte sono decisamente troppo esili. I Kontrabant hanno avuto la fortuna di poterci arrivare. Perché un’uscita così è una buona idea? Ogni volta che la formazione di un gruppo si rimescola e si rinfresca lungo la strada, le nuove energie in line-up hanno bisogno di una taratura temporale. Questo documento fotografa in modo autentico e genuino lo stato attuale delle spinte creative ed espressive nel gruppo e, allo stesso tempo, serve alla band come una sorta di indicatore di dove si trova adesso. Se le spinte sono quelle giuste, un’uscita così può essere un ottimo trampolino creativo per buttarsi, con la stessa formazione, nella scrittura e nella registrazione di nuovo materiale originale. Per un nuovo album in studio, ovviamente.
E con questo documento i Kontrabant confermano di essere ancora sul cavallo (giusto) e di cavalcare senza esitazioni e a briglia sciolta, senza dentiera sgangherata né giunture arrugginite. Così possiamo goderci un’esecuzione energicissima, piena di impegno e a tratti incredibilmente arrabbiata dei classici, tra cui spiccano, nel cuore della band, soprattutto i pezzi dell’album »Z nogami u zrak« (2001). Sono ben sei, infatti, i brani di questo disco finiti nella compilation. Anche l’apertura (Fse sam punčoke ponűco) e la chiusura (la ormai »popolarissima« Prekmurje moje Prekmurje) appartengono al disco in questione, senza dimenticare la cover tirata e ingegnosamente sfottente di Johnny B. Goode di Berry, intitolata Džouži žeden gut.
I membri dell’attuale incarnazione dei Kontrabant sono tutti strumentisti »multi-task«. Possono suonare più strumenti contemporaneamente. Matijas, per dire, che nei Kontrabant fa il bassista di base, picchia anche sulla batteria nei leggendari boogie metaller Lene kosti, ecc… Insomma. I membri dei Kontrabant possono scambiarsi di strumento in qualsiasi momento.
Dal vivo e a ritmo di salti. Monello, burlone, sfacciato, pieno di umorismo e di testi spassosi infarciti anche di tragicommedia sulle relazioni uomo-donna. Un attimo dopo l’energia espressiva si trasforma in malinconia, che si nutre delle nebbie sottili delle mistiche pianure del Prekmurje, con le calzature etniche del melos rom. Compattezza, affiatamento, concentrazione sullo stesso obiettivo. La nuova squadra guidata da Bela Szomi Kralj funziona dunque a pieno regime, e in lei scintilla con orgoglio lo spirito dei tempi passati del gruppo e delle imprese dei suoi ex membri. Bela Szomi Kralj, che insieme a Dušan Železnik soffia nei brani un »trucco« vocale marcato, con un approccio unico e inconfondibile, intriso di prekmurščina doc che in certi punti lascia il posto al romanì (per esempio la traduzione in versione rom di Utrinki di Lainšček, Akaun, brano che viene dal primo album in studio del gruppo), regala ai pezzi il formato dell’esemplare unico e il carisma subito riconoscibile della band. Il tipico melos popolare tradizionale, ormai proverbiale, a volte incrociato con audacia alla vibrazione rock, pulsa nel lusso di un’identità tutta sua, senza che sia stato tolto un briciolo della brillantezza dei gloriosi giorni andati. Il tipico intreccio di violino, chitarra, fisarmonica e, naturalmente, il d’obbligo scatenarsi del mandolino mantengono i Kontrabant nella posizione di autodidatti assoluti e di eccentrici della musica in Slovenia.
Confermato, dunque. Questa compilation è una piattaforma eccellente per entrare nel ciclo di registrazione del nuovo album.
Kontrabant – Akaun (live, Gmünd, Austria, 07.08.2016):
Formazione
Gašpe Povše – mandolino, violino, cori
Pal Szomi – batteria, percussioni, chitarra acustica, cori
Matijas Severhen – cello bass, percussioni, cori
Bela Szomi Kralj – voce, chitarra acustica & classica, fisarmonica, bouzouki, cori
Dušan Železnikar – voce, chitarra acustica, bouzouki, flauto dolce, cori
MUSICISTI OSPITI:
Tomaž Juvančič – mandolino, chitarra acustica, cori
Kika Szomi Kralj – voce
Produzione
Matijas Severhen & Bela Szomi Kralj
Tracklist
1. Fse sam punčoke ponuco
2. Poznam te
3. Dal ti bom pesem
4. Pesem žanjcev
5. Antonio Varga’s
6. Barva v očeh
7. Zims
8. Fani
9. Akaun
10. Regrat u salat
11. Sin Panonske sem ravnine
12. Džouži žeden gut
13. Kale Roma kale
14. Po starih cajtih zadiši
15. To pesem pokaži svoji mami
16. Šepetanje neba
17. Prekmurje moje Prekmurje