The Chicago Transit Authority

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Autore: Peter Podbrežnik

Artista: Chicago
Etichetta: Columbia Records
Uscita: year
Durata: 76:36
Voto: 5/5

“The Chicago Transit Authority” è l’esordio della leggendaria istituzione jazz rock americana Chicago. All’epoca la band si faceva chiamare ancora con il nome più lungo, The Chicago Transit Authority, cosa che cambiò poco dopo l’uscita di questo album e del tour, perché con l’esplosione della popolarità arrivò una battaglia legale da parte dell’azienda dei trasporti di Chicago. “The Chicago Tranist Authority” è entrato negli annali della storia della musica soprattutto come uno di quegli album spartiacque che hanno cancellato i confini tra musica popolare e sperimentale, superando un sacco di barriere di genere. Tra gli amanti del rock progressivo, del fusion e anche del rock classico è giustamente considerato uno dei migliori esordi di tutti i tempi, e uno dei vertici assoluti dell’intera carriera della band.

La ricetta vincente con cui i Chicago si sono sparati in un attimo tra i principali innovatori musicali della loro epoca stava nella fusione appassionata di jazz da big band e rock condito di soul, mentre nel loro vocabolario sonoro si potevano scovare anche elementi di parecchi altri generi. Oltre a capacità tecniche pazzesche, i singoli membri coltivavano anche un fiuto sopraffino per le melodie contagiose, che con gli anni è solo cresciuto, anche se poi hanno iniziato a trascurare sempre più il lato sperimentale, che non è mai stato così marcato come proprio in questo disco.

Sotto ogni punto di vista l’album è l’incarnazione autentica di un intreccio energico e tecnicamente impeccabile di jazz fusion, rock progressivo e hard rock. Alla produzione, brillante, ha pensato James William Guercio, che aveva già fatto esperienza collaborando con i Blood, Sweat & Tears, band affine per genere. Le lunghe sessioni di registrazione hanno finito per partorire un doppio album (ovviamente parlo del supporto originale in LP), una mossa coraggiosissima per un esordio. Nella formazione originale le parti vocali se le dividevano il bassista Peter Cetera, il tastierista Robert Lamm e il chitarrista Terry Kath, mentre ai fiati c’erano Lee Loguhane, James Pankow e Walter Parazaider. Danny Seraphine ha suonato la batteria. Lamm, Kath e Pankow firmano la maggior parte dei brani, e in particolare è stato Lamm a regalare tutte e tre le canzoni più amate del disco. Va detto che erano tutti dei maestri della tecnica, ma il chitarrista Kath era un capitolo a parte. Le sue incredibili acrobazie con la chitarra avrebbero fatto impazzire perfino Jimi Hendrix, che a quanto pare è finito di colpo tra i suoi fan. Oltre a una tecnica chitarristica affine, i due chitarristi condividono anche un triste destino: sono morti entrambi ancora relativamente giovani. Kath, infatti, nel 1978, a 32 anni, si è sparato per errore con una pistola.

L’album è stipato di una marea di composizioni eclettiche all’inverosimile, che ancora oggi saziano senza fatica l’appetito dei palati musicali più esigenti. Già con l’opener jazz rock “Introduction” la banda scatenata scalda a dovere l’atmosfera e fa capire che non si scherza: unendo arrangiamenti di fiati scoppiettanti, ritmi a più sezioni e una voce soul appassionata, sviluppa una melodia stuzzicante che risucchia l’ascoltatore nel disco in un attimo. Con una maestria e una leggerezza incredibili si fanno strada tra i vari motivi, legati da arrangiamenti di fiati e tastiere e da una linea di basso ramificata. Nonostante tutte le pretese tecnicistiche, mantengono sempre una melodia piacevolissima.

Segue un classico, una delle loro canzoni più famose: “Does Anybody Really Know What Time It Is?”, dove tra l’abbondanza di arrangiamenti di fiati stuzzicanti e l’ottimo cantato di Lamm ancora oggi tutti i buongustai della musica si ritrovano con le orecchie ben drizzate. All’assolo di piano iniziale di Lamm segue uno straordinario passaggio in una sezione di fiati maestosa, con tanti succosi ricami di tromba e vocalizzi eccellenti (già allora erano maestri delle armonie vocali atmosferiche). Oggi forse a parecchi farà strano scoprire che il testo di un brano dal mood così allegro parla dello stress della guerra del Vietnam, che all’epoca era ancora in corso, e dei traumi quotidiani dei giovani americani, che aspettavano con paura il giorno in cui sarebbero stati spediti al fronte, a unirsi ai loro compagni (caduti). Il messaggio di fondo di questo classico contro la guerra è che la gente non dovrebbe star dietro a cose secondarie come l’ora che è, ma dovrebbe piuttosto fermare al più presto una guerra insensata. Ai buongustai consiglio di ascoltare anche l’ottima cover di questo classico degli oscuri britannici The Goverment, con David Coverdale (poi Deep Purple e Whitesnake) alla voce.

Il romantico “Beginnings” è un altro classico firmato Lamm, entrato a lettere d’oro tra gli evergreen dei Chicago. Arrangiamenti di fiati possenti e vocalizzi eterei poggiano su una piacevole melodia di chitarra acustica, mentre la voce di Lamm è carica di una forza espressiva fuori dal comune, che in un attimo tocca il cuore degli ascoltatori più sensibili. Intanto linee di basso rimbombanti e stacchi di batteria marcati, per non parlare delle percussioni “caraibiche”, tengono su intervalli ritmici da restare a bocca aperta. “Questions 67 and 68” è il terzo classico amatissimo. Qui brilla in particolare il chitarrista Kath, con passaggi wah-wah da leccarsi i baffi, mentre il cantato fenomenale di Lamm e Cetera è di nuovo un capitolo a parte. Tra una melodia vocale e l’altra scivolano con eleganza in una lunga sezione strumentale, dove abbiamo a che fare con una vera cannonata  di arrangiamenti di fiati scatenati e ricami di chitarra furbissimi. “Listen” contiene un riff di chitarra interessante, impostato in chiave blues, l’uso del wah-wah e un accompagnamento di campanacci, stesi sopra fiati sgangherati, mentre la voce è piena di passioni indomabili, il che ne fa un ibrido più che interessante tra hard rock, rock progressivo e jazz fusion.

“Poem 58”, molto complesso ma, nonostante le tante avventure tecniche, non per questo meno melodico, è senza dubbio uno dei vertici dell’album. Gli assoli di chitarra di Lamm, del tutto spontanei ma mai tirati per le lunghe, tolgono il fiato ogni volta, mentre la sezione ritmica spacca con una varietà di ricami jazzistici. A un certo punto il signor Lamm tira fuori un interessante riff blues, a cui si uniscono poi possenti vocalizzi di matrice soul, che costruiscono piano piano una melodia scatenata. “Free Form Guitar”, come dice già il titolo, è una stupefacente improvvisazione di chitarra di Lamm, che a quanto pare ha affascinato lo stesso Hendrix. Kath l’ha suonata senza usare nessun pedale, cosa che ancora oggi sorprende parecchio più di un chitarrista.

L’eccellente “South California Purples”, dove regna una voce soul da spezzare il cuore, è intriso di riff hard rock e di spezie d’organo di prima scelta sull’Hammond. Per renderlo ancora più succoso ci infilano dentro un pizzico di psichedelia. “I’m a Man” è un’ottima cover dell’originale della leggendaria formazione inglese Spencer Davis Group (l’autore originale del pezzo non era altri che il celebre tastierista/cantante Steve Winwood). Gli amanti dei ritmi avventurosi possono ancora oggi restare a bocca aperta davanti alle linee di basso groovose di Cetera, che insieme alle percussioni etniche e ai passaggi di chitarra blues formano un vero banchetto per le orecchie, in fatto di armonie a più voci. I vocalizzi drammatici, con tanto di scambi tra tutti e tre i cantanti, sono la ciliegina sulla torta di questa composizione dal gusto incredibile.

In “Prologue (August 29, 1968)”/”Someday (August 29, 1968)” dimostrano di nuovo il loro incredibile senso per la costruzione di melodie contagiose dentro armonie dinamiche a base di fiati e tastiere. Il pathos cresce ancora grazie a una voce sentitissima e a un intreccio di armonie vocali romantiche. La data nel titolo dei due brani indica il giorno della convention nazionale dei democratici americani, passata alla storia per le grandi manifestazioni contro il governo, seguite da numerosi disordini. Con il capolavoro conclusivo, il jam di quasi 15 minuti “Liberation”, per il gran finale confermano ancora una volta che ai loro tempi potevano benissimo giocarsela alla pari con i migliori gruppi jazz fusion dell’epoca. Nonostante le tante improvvisazioni e i bruschi cambi di tempo, qui dentro non c’è un solo momento noioso, e il tutto è suonato con una tale carica che parecchi sperimentatori prog rock e fusion di oggi hanno ancora molto da imparare a bocca aperta. Alle sezioni di fiati iniziali e ai passaggi bluesy di chitarra seguono improvvisazioni chitarristiche orgasmiche, davanti alle quali Hendrix poteva a ragione entusiasmarsi, perché a volte sembra quasi che la sua anima le abbia sfiorate. A un certo punto il maestro della chitarra si lancia in un uso giocoso del wah-wah, mentre gli Hammond sullo sfondo si occupano di un accompagnamento beffardo. Alla breve sezione cacofonica finale segue un arrangiamento di chitarra splendido, un vero e proprio cataclisma di fiati e un’improvvisazione vocale appassionata. Vittoria totale.

“The Chicago Transit Authority” è uno di quegli album “eterni” che chiunque dovrebbe ascoltare almeno una volta nella vita, prima di potersi stendere per il riposo eterno. Questo capolavoro senza tempo ricorda l’importanza spesso trascurata che ha avuto un gruppo leggendario, famoso in tutto il mondo soprattutto per il soft rock, nello sviluppo del fusion e del prog. L’album è diventato un grande successo già all’uscita, il che, nonostante sia il loro lavoro più sperimentale in assoluto, non sorprende nemmeno, visto che i tempi erano più che favorevoli a ogni tipo di musica avventurosa. Con questo disco i Chicago hanno annunciato una carriera grandiosa e di enorme successo, con tanti album multiplatino, in cui, nonostante i molti cambiamenti e gli alti e bassi, ha prevalso in generale una costanza qualitativa con cui sono riusciti a sopravvivere fino a oggi.

Formazione

Peter Cetera – basso, voce
Terry Kath – chitarra, voce
Robert Lamm – tastiere, voce
Lee Loughnane – tromba
James Pankow – trombone
Walter Parazaider – sax, fiati
Danny Seraphine – batteria

Produzione

James William Guercio

Tracklist

1. Introduction
2. Does Anybody Really Know What Time It Is?
3. Beginnings
4. Question 67 And 68
5. Listen 3:24
6. Poem 58
7. Free Form Guitar
8. Southern California Purples
9. I’m A Man
10. Prologue, August 29, 1968
11. Someday (August 29, 1968)
12. Liberation

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