The Crimson Idol
Artista: W.A.S.P.
Etichetta: Capitol Records
Uscita: 1992
Nella mia vita ci sono qualche decina di dischi rock e metal che mi hanno segnato ognuno a modo suo, e tra quelli heavy metal ne spiccano davvero tre: “Streets” dei Savatage, “Operation:Mindcrime” dei Queensryche e il disco che mi ha risucchiato per sempre al primo ascolto, da qualche parte alle superiori, e da allora non mi ha più mollato – “The Crimson Idol”, dei WASP, o meglio ancora di Blackie Lawless in persona.
Sì, questo disco esce dalle dita dello stesso “testa dura” che a inizio anni Ottanta si infilò dei leggings tigrati, si agganciò una sega circolare all’inguine e ruggiva di scopare come una bestia. E ce l’ha fatta, su tutta la linea. Pezzi come I wanna be somebody, WildChild e Animal (I fuck like a beast) sono ancora oggi imprescindibili in ogni vero party heavy metal, e i suoi deliri spaventarono a tal punto i puritani americani che la loro musica finì “sotto processo” addirittura nel sacro Congresso, dove l’heavy metal fu difeso, in uno spettacolo da dei, da “the sickest motherfucker of all motherfuckers”, Dee Snider. Così abbiamo avuto gli adesivi sulle copertine che oggi conoscono tutti… Ma sono andato fuori tema. I WASP ce l’avevano fatta e sguazzavano nella decadenza degli anni Ottanta, ma già quando il decennio volgeva al termine e la fine della festa era ormai “in sight” uscì nel 1989 The Headless children, con cui fecero capire di essere più di una semplice party band senza cervello. Sì, i WASP sono MOLTO più di questo…
Prima di registrare il disco in questione Blackie licenziò Johnny Rod e Chris Holmes e all’inizio voleva pubblicare tutto come uscita solista, ma l’etichetta lo convinse a farlo uscire a nome WASP per avere più risonanza. Così già a settembre 1989 cominciò a scrivere il concept dell’album che sarebbe diventato “The Crimson Idol”. La storia, a grandi linee, parla di un ragazzino, Johnatan – “the invisible boy” – che scappa dalla sua soffocante famiglia di “redneck” fanatici religiosi verso la grande città – “Arena of Pleasure”. Lì si compra una BC Rich rossa e, come ogni bravo ragazzo di campagna ben educato, comincia a menare l’heavy metal, finché non lo nota il capo di una grande etichetta, “Chainsaw Charlie”. Promette a Johnatan di farne il più grande asso della scena e Johnatan “vende l’anima”. Alla vigilia dell’uscita del disco il ragazzo incontra una zingara (The Gypsy Meets The Boy), che gli predice il futuro con i tarocchi e lo avverte di stare attento ai suoi desideri, perché potrebbero avverarsi. Come promesso, da un giorno all’altro il ragazzo si trasforma in una star, trascinata da folle urlanti in giro per il mondo, droghe e donne facili (Doctor Rocter, I Am One). Ma ogni edonismo prima o poi finisce e in un momento di lucidità dopo una dose di coca (resa alla grande nel disco) chiama la madre da cui si era allontanato da tempo, che però nega la sua esistenza e riattacca. Al grande figo crolla il mondo (the Idol, hold on to my heart), ma si rialza per il gran finale (The Great Misconceptions Of Me), dove però resta sconfitto. Segue poi lo scioglimento di tutta la storia nella narrazione di Blackie, accompagnata dalla chitarra acustica.
Questa è una breve spiegazione della storia del disco, ma se mi fermo qui in realtà gli faccio un torto. Blackie ha rifinito la cosa fino all’ultimo dettaglio, ha costruito in chiave drammaturgica i singoli dialoghi, degni di un teatro, dentro i brani, riuscendo comunque a mantenere la forma dei classici pezzi heavy metal. Un fottuto dieci pieno. Il modo migliore per ascoltare il disco è da dietro in avanti, cioè prima la storia, in cui Blackie in 15 minuti di narrazione traccia il quadro della vicenda, giocando intanto con la chitarra acustica con figure e riff che più avanti sentiremo in versione elettrificata nella parte regolare del disco. Sulla musica non serve sprecare parole, è la perfezione dell’heavy metal a livello degli Iron Maiden (uuu, blasphemy ). Gli inserti pazzeschi alla batteria del maestro ex-Quiet Riot Frankie Banali, le follie chitarristiche di Bob Kulick (fratello dell’ex chitarrista dei Kiss) si fondono con riff di chitarra folli e le escapade vocali di master Blackie. Quello che questo tipo ha fatto con la voce su questo disco non è normale. Con la voce prima ti strappa gli arti nel manicomio di Chainsaw Charlie (con l’intro più leggendario di sempre: cosa c’è di più heavy metal del “girare la manovella di una motosega arrugginita”?), e subito dopo ti può pure spezzare il cuore con la voce straziata nella, per me, migliore ballad heavy metal di tutti i tempi, Hold On To My Heart.
Forse sono un po’ troppo euforico mentre scrivo questa recensione (l’album mi gira di continuo sul portatile, mentre scrivo, e nonostante lo senta per la milionesima volta mi spacca ancora in due), ma tra poco questa roba verrà suonata dal vivo, davanti ai miei occhi e alle mie orecchie – hell yeah (leggi: concerto dei W.A.S.P., New Age, Roncade (Treviso), Italia 12.12.2007)! Questo disco (e il tour che arriva in Europa a dicembre 2007) è “a must hear, must see” per tutti gli heavy metaller . Manicomio dall’inizio alla fine ! Long Live Blackie Lawless!
Formazione
Blackie Lawless – voce, chitarra, basso, tastiere
Bob Kulick – chitarra
Frankie Banali – batteria
Stet Howland – batteria
Produzione
Blackie Lawless
Tracklist
1. Titanic Overture
2. Invisible Boy
3. Arena Of Pleasure
4. Chainsaw Charlie (Murders In The New Morgue)
5. Gypsy Meets The Boy
6. Doctor Rockter
7. I Am One
8. Idol
9. Hold On To My Heart
10. Great Misconceptions Of Me
Durata dell’album: 58.05