The Hemulic Voluntary Band

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Autore: Peter Podbrežnik

Artista: Ritual
Etichetta: Inside Out Records
Uscita: 2007

Gli svedesi Ritual hanno cominciato il loro percorso musicale come band progressive folk rock. In questo periodo hanno pubblicato tre album solidi, che però alla maggior parte degli ortodossi del rock progressivo sarebbero probabilmente sembrati un filo troppo folk, o pop. Uno dei pregi non trascurabili di questo gruppo è senz’altro che la formazione è rimasta sempre la stessa nel corso degli anni, con in testa il cantante/chitarrista Patrik Lundström (che è anche membro dei Kaipa, veterani della scena prog rock svedese), e anche in questo album è così. Hanno mantenuto anche lo stesso set di strumenti acustici tradizionali (chitarra acustica, mandolino, bouzouki, flauto, armonica e così via), con cui portano avanti la loro tradizione folk rock d’altri tempi.

“The Hemulic Voluntary Band” porta un cambio di stile gradito nel loro sound. Il gruppo continua a tessere strutture melodiche e complesse, più accessibili che mai “al primo ascolto”. Il loro suono è diventato in generale ancora più orecchiabile, senza sacrificare per questo la natura complessa della maggior parte degli arrangiamenti. Stavolta hanno fatto un passo in più nell’unire la sottigliezza melodica degli arrangiamenti sinfonici e la natura complessa delle singole sezioni ritmiche. Le influenze di band leggendarie come Jethro Tull, Gentle Giant e Yes sono sempre presenti nel loro suono e le coglierà in fretta più di un orecchio già ben allenato al prog rock. Però i Ritual non escono mai dal loro quadro personale e riconoscibile e non si mettono a copiare motivi già sentiti, rischiando di essere bollati in un attimo come cloni. Per quanto riguarda le melodie amichevoli e l’atmosfera rilassata e positiva, viene in mente l’ultimo album dei Kaipa “Angling Feelings“, a cui ha partecipato anche Lundström, lodato dalla maggior parte degli amanti del prog moderno come uno dei migliori cantanti dell’attuale scena prog scandinava. A me personalmente il timbro della sua voce è sempre risultato un po’ fastidioso, anche se dal punto di vista tecnico è senza dubbio un ottimo cantante, con un’estensione relativamente ampia, che si troverebbe bene anche in altri generi, come il metal progressivo o l’hard rock. In generale, comunque, i membri della band sono strumentisti eccellenti, che poi è da sempre uno dei marchi di fabbrica della stragrande maggioranza delle band prog rock scandinave moderne, con in testa The Flower Kings.

Con “The Hemulic Voluntery Band” i Ritual si sono buttati su uno dei tipici elementi del prog rock e hanno concepito questo lavoro come un concept album ispirato al racconto fantasy “Dangerous Journey”, scritto dalla novellista finlandese Toye Jansson. I dettagli della storia non li conosco, ma pare che ricordi quella di Alice nel Paese delle Meraviglie, perché racconta di una bambina il cui gatto scappa in un mondo surreale e fantastico. Quando parte per cercarlo, nel suo viaggio incontra varie creature stravaganti, tra cui gli Hemulen che danno il nome a questo album (nonostante le mie ricerche ostinate in rete ancora non so cosa voglia dire questa parola, probabilmente un’altra parola inventata): creature che, a giudicare dalla copertina dell’album, ricordano degli incroci tra talpe e balene e a prima vista sembrano piuttosto comiche. Dei pezzi dell’album, comunque, solo il primo e l’ultimo hanno testi che si riferiscono direttamente a questo concept.

La title track “The Hemulic Voluntary Band” presenta i membri della band nei panni dei già citati Hemulen, creature non troppo intelligenti che hanno fondato un proprio gruppo nello stile di Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band. Un’apertura piuttosto energica, con tante sfumature di gusto al clavinet e melodie vocali drammatiche, a tratti un filo fastidiose, nel ritornello. Nonostante i ritmi complessi, dove emergono soprattutto le influenze dei Gentle Giant, dentro la composizione resta sempre viva la componente melodica. Solido, ma niente di speciale. “In The Wild” è un pezzo decisamente più diretto, senza grosse avventure ritmiche. Linee di chitarra drammatiche e piuttosto taglienti e bellissime melodie di pianoforte si fondono alla perfezione, mentre una voce energica racconta il concept centrale. Le soluzioni da prog metal alla chitarra si sposano bene con gli arrangiamenti sinfonici di gusto. “Late In November” è una bella ballata acustica con ottimi arrangiamenti barocchi per flauto e clavinet. L’interpretazione vocale espressiva di Lundström merita un plauso, e sono buone anche le armonie vocali aggiunte, che unite alle melodie acustiche creano un’atmosfera mistica. “The Groke” ha un’atmosfera un po’ più cupa, che richiama una specie di depressione invernale. Gli arrangiamenti d’archi sono inseriti molto bene tra le sottili melodie sinfoniche, dove la parte del leone la fa il pianoforte. “Waiting By The Bridge” è una cosa più leggera, quasi pop, con parecchi elementi funk. A parte un’ottima sezione strumentale di basso e pianoforte nella seconda parte, per me è di gran lunga il pezzo meno interessante dell’album, impostato in chiave comica ma, quanto a fare dello spirito, i Ritual falliscono su tutta la linea (come la maggior parte delle band scandinave).

Che i Ritual, nonostante la giocosità e l’ingenuità quasi infantili che pervadono gran parte della loro musica, siano dei ragazzi ambiziosi lo dimostra “A Dangerous Journey”, il primo ep lungo della loro carriera, che sorprendentemente riesce a mantenere un filo ininterrotto, tanto che la composizione per tutti i suoi 26 minuti non suona monotona nemmeno per un attimo ed è un piacere ascoltarla dall’inizio alla fine. Delicate melodie folk malinconiche uniscono con successo mistero e drammaticità. La prima sezione contiene una dolce melodia acustica con un pizzico di ballata. Il clavinet è inserito molto bene dentro le melodie principali della chitarra acustica, mentre l’armonica le dà buona parte di quel tocco mistico-rurale tipico di un buon folk rock. C’è da ammirare come riescano a unire con sensibilità strani poliritmi alla Gentle Giant con melodie orecchiabili, quasi pop. Verso la fine del pezzo servono anche una sezione prog metal sorprendentemente brutale, in cui la mia teoria che la voce di Patrik starebbe bene anche nel prog metal trova piena conferma. Per non rinnegare la loro tradizione positiva ci pensa la sezione finale, mistica, con begli arrangiamenti sinfonico-folk rock. Questa composizione, che si riferisce direttamente al titolo del già citato racconto fantasy, alza la qualità dell’album di almeno un gradino e convince anche i più scettici del grande potenziale creativo di questa band relativamente oscura.

“The Hemulic Voluntary Band” contiene begli arrangiamenti sinfonici, variazioni complesse, un uso insolito degli strumenti, ritmi variegati e un tocco ingenuo, quasi infantile, che può ricreare senza problemi, per le orecchie di chi ascolta, l’atmosfera del racconto fantasy di Jansson. Chi preferisce lo stile sinfonico più cupo e oscuro del prog scandinavo, tipo Anglagard o Anekdoten, probabilmente storcerà il naso davanti ai Ritual e a questo album, mentre gli amanti degli eterni ottimisti e creatori di belle melodie come i Kaipa e gli attuali campioni del prog sinfonico svedese, The Flower Kings, ne saranno quasi sicuramente entusiasti. A chi teme che la produzione abbia quel suono tipico, “stirato”, quasi sterile delle band (prog) rock scandinave, posso dire di stare tranquillo: i Ritual si sono impegnati perché l’album prendesse il fascino dei mitici anni ’70. Anche se non lo metterei tra i migliori album prog dell’anno e non è affatto privo di difetti, “The Hemulic Voluntary Band” è senza dubbio una piacevole sorpresa in tempi di scarsità di prodotti prog dignitosi che abbiano anche una componente folk rock. I Ritual invitano quindi tutti gli amanti delle fiabe scandinave, che non si vergognano del bambino nascosto dentro di loro, a un viaggio meraviglioso in compagnia di creature che, nonostante l’aspetto strano, suonano musica che arriva piuttosto in fretta all’orecchio dell’ascoltatore medio.

Formazione

Patrik Lundström – voce, chitarra acustica ed elettrica
Fredrik Lindqvist – basso, bouzouki, mandolino, flauto, voce di accompagnamento
Jon Gamble – tastiere, harmonium, armonica, voce di accompagnamento
Johan Nordgren – batteria, percussioni, nyckelharpa, voce di accompagnamento

Produzione

Ritual, Hans Fredriksson

Tracklist

1. The Hemulic Voluntary Band (4:53)
2. In The Wild (5:53)
3. Late In November (4:56)
4. The Groke (6:05)
5. Waiting By The Bridge (4:36)
6. A Dangerous Journey (26:33)

Durata dell’album: 52:56

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